venerdì, Aprile 23

Etiopia: TPLF, guerra ad oltranza fino alla vittoria Il TPLF è ben lontano dall’essere sconfitto. Al contrario sembra di disporre dei uomini, armi e mezzi finanziari, a differenza del governo federale, per continuare la guerra per molto tempo

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‘Tigrayonline’, sabato 30 gennaio ha trasmesso una registrazione audio dell’ex Presidente del governo regionale del Tigray e leader del TPLF, Debretsion Gebremichael, che invita i tigrini alla lotta armata e alla resistenza prolungata. Nel messaggio il leader del TPLF accusa le forze governative  etiopi ei loro ‘alleati eritrei’ di inaudite violenze sui civili, compresi stupri e saccheggi. Accuse ora confermate anche dalla Nazioni Unite.

Un messaggio radiofonico che smentisce l’ennesima fake news del Primo Ministro Abiy Ahmed Ali che dava Gebremichael come morto. Questa è la prima dichiarazione pubblica del TPLF in due mesi.

«Il governo federale ha un temporaneo dominio militare. Le città e le aeree rurali del Tigray sono bombardate giorno e notte mentre le violazione di diritti umani e i crimini di guerra sono diventati moneta corrente in Tigray. La nostra regione è stata attaccata dal governo federale etiope per risolvere con la forza una disputa politica con l’ausilio dell’esercito eritreo, mercenari somali e milizie Amhara. Chiedo alla popolazione del Tigray di continuare a combattere e alla comunità internazionale di prendere misure adeguate per fermare le atrocità e gli atti di genocidio in corso. Chiedo inoltre l’avvio di indagini indipendenti per processare i colpevoli di questi crimini, primi tra tutti Abiy Ahmed e il presidente eritreo Issayas Afeworiki». Il leader tigrino ha concluso il suo messaggio invitando i trigrini della diaspora a donare tempo e denaro per sostenere i combattimenti in patria. Nessuna reazione da parte del governo federale è stata registrata in merito.

Il messaggio di Debretsion Gebremichael distrugge la rosea propaganda offerta dal Governo Federale di Addis Ababa. Le operazioni di ‘polizia’ in Tigray per estirpare la ‘feccia’ del TPLF dovevano durare qualche settimana secondo quanto dichiarato in novembre dal Primo Ministro. Siamo al 92simo giorno di guerra. Nonostante l’intervento dell’esercito eritreo alleato di Abiy e della dirigenza Amhara, il TPLF è ben lontano dall’essere sconfitto. Al contrario sembra di disporre dei uomini, armi e mezzi finanziari per continuare la guerra per molto tempo.

Mark Lowcock, direttore delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite, ha riferito al Consiglio di Sicurezza che il TPLF controlla ancora il 40% dei territori del Tigray e forse oltre. Ha inoltre riferito che il governo di Addis Ababa non è più in grado di controllare il suo alleato eritreo che sembra ora agire in Tigray con una agenda autonoma e oscura.  Secondo fonti diplomatiche dell’Unione Africana il conflitto del Tigray costerebbe al governo etiope 1,2 milioni di dollari al giorno. Un costo ormai insostenibile che aggrava la situazione economica già compromessa dalla pandemia.

Il TPLF è prima di tutto una formazione guerrigliera che si è tramutata in partito politico. La guerriglia è insita nel suo DNA. Fu creato da guerriglieri che parteciparono alla lotta contro l’ultimo brutale e sanguinario imperatore Amhara: il Negus e fu il principale artefice della lotta contro la giunta miliare stalinista del DERG. Come nel passato, anche contro Abiy il TPLF usa una tattica micidiale che ha dato sempre i risultati sperati. Costringere l’avversario ad una lunga guerra per dissanguarlo economicamente. Sia il Negus che il DERG sono stati sconfitti in quanto le risorse dirottate per sconfiggere la guerriglia avevano distrutto l’economia nazionale.

Per evitare di fare la stessa fine, il Primo Ministro Abiy il primo febbraio ’21 si è rivolto ai G20 chiedendo una sostanziale riduzione del debito per diminuire l’impatto economico dettato dalla pandemia e poter avviare la campagna di vaccinazione nazionale Covid-19. L’Etiopia ha un debito estero di 27,8 miliardi di dollari di cui 8,5 miliardi con istituzioni internazionali e Stati e 6,8 miliardi con investitori e banche private.

I G20 nutrono forti dubbi che la riduzione del debito permetterebbe di liberare le risorse necessarie per continuare a combattere nella regione ribelle e ad organizzare la seconda offensiva in stretta collaborazione con il sanguinario dittatore eritreo nella speranza di sconfiggere definitivamente il TPLF. È questo rischio che sta frenando i G20 nell’accogliere la richiesta etiope. Le richieste rimaste inascoltate del nuovo Presidente americano di un ritiro immediato delle truppe eritree dal Tigray, le prove di crimini contro l’umanità commessi contro la popolazione civile, il divieto alle agenzie ONU e ONG di prestare soccorso umanitario alla popolazione tigrina ormai ridotta alla fame, l’ostinazione di Abiy a continuare la guerra e rifiutare un dialogo politico, sono tutti fattori che giovano contro la richiesta di Addis Abeba di una considerevole riduzione del debito estero contratto.

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