venerdì, Dicembre 3

Etiopia – Tigray: ecco come e perchè la possibile marcia su Addis Abeba Difficile prevedere se e quando le forze tigrine marceranno su Addis Abeba, ma la possibilità appare concreta, anche perchè le forze federali potrebbero essere sul punto di abbandonare Abiy Ahmed

0

A un anno dall’inizio della guerra civile -il conflitto è iniziato la notte del 3 novembre 2020, quando le forze fedeli al Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF) hanno sequestrato basi militari nel Tigray, e, in risposta, il Primo Ministro del governo federale, Abiy Ahmed, ha inviato truppe nel Tigray-, arriva, pare, la resa dei conti.
Il
TPLF ha affermato di aver catturato diverse città negli ultimi giorni e che sta considerando di marciare su Addis Abeba. Lunedì, le forze del Tigray hanno dichiarato di essersi collegate con i combattenti di una forza Oromo, l’Esercito di Liberazione di Oromo, con il quale è stata stretta un’alleanza all’inizio di quest’anno, che combatte anche contro il governo centrale. Gli Oromo sono il gruppo etnico più numeroso dell’Etiopia. Molti dei loro leader politici sono attualmente in prigione. I combattimenti, così, presto potrebbero raggiungere la regione dell’Oromo che confina con Addis Abeba, il che spianerebbe poi la strada per la marcia sulla capitale.
Una svolta che arriva improvvisa, ma della quale non si stupiscono gli osservatori più attenti, i quali fin dall’inizio del conflitto avevano messo in guardia circa le capacità militari e la forza motivazionale dei tigrini.
Da giugno le forze della regione del Tigray hanno ribaltato la situazione sull’Esercito federale e sui suoi alleati.

TPLF ha rivendicato la cattura delle città strategiche di Dessie, Kombolcha e Burka, tutte città nella regione di Amhara. Il controllo di Dessie e Kombolcha -Kombolcha è il punto più vicino alla capitale che il TPLF abbia mai raggiunto- permette alle forze TPLF, ora a circa 380 chilometri a sud dalla capitale, di potersi spostare agevolmente lungo una grande autostrada verso la capitale. La cattura di Kombolcha è strategica anche perchè l’Esercito etiope e i loro alleati che stanno cercando di far fuggire i tigrini dalla regione di Amhara.

Le Nazioni Unite hanno reso noto oggi i risultati di una indagine compiuta sul conflitto, l’unica compiuta sui diritti umani ad essere stata autorizzata nella regione del Tigray. Secondo l’indagine, tutte le parti in conflitto hanno«commesso violazioni dei diritti umani internazionali, del diritto umanitario e dei rifugiati, alcune delle quali possono costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità» in varia misura.
Il rapporto copre il periodo tra l’inizio di novembre 2020, quando è iniziato il conflitto armato, e il mese di giugno 2021, quando il governo etiope ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, che non ha resistito.

Poche ore prima, dagli Stati Uniti era arrivata la notizia della sospensione dell’Etiopia dall’African Growth and Opportunity Act (AGOA) da parte degli USA. Una decisione che esprime bene il deterioramento delle relazioni tra i due Paesi. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti avevano duramente criticato la condotta dell’Etiopia nel Tigray.
Joe Biden ha accusato il Governo etiope di«gravi violazioni dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale» e Jeffrey Feltman, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti per adottare ulteriori misure contro il governo di Abiy entro giorni anziché settimane se non pone fine al conflitto. Gli Stati Uniti hanno anche messo in guardia le forze del Tigray, che a lungo hanno dominato il governo nazionale prima che Abiy entrasse in carica, contro ogni tentativo diassediarela capitale, Addis Abeba. La capitale della seconda nazione più popolosa dell’Africa è un centro diplomatico regionale, che ospita la sede dell’Unione africana e della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite. Addis Abeba è anche un hub aereo utilizzato da Ethiopian Airlines per far volare i viaggiatori verso destinazioni in Africa e in Nord America, Asia e Medio Oriente.

Ieri si arriva così alla dichiarazione del procuratore generale dell’Etiopia, Gedion Timothewos, dello stato di emergenza, mentre il primo ministro, Abiy Ahmed, secondo alcune fonti che attendono di essere confermate, starebbe addirittura considerando di lasciare il Paese. Lo stato di emergenza entra in vigore immediatamente e durerà sei mesi. Il Governo può imporre il coprifuoco, ordinare ai cittadini l’addestramento militare, interrompere i servizi di trasporto e di viaggio, sospendere le licenze dei media e detenere a tempo indeterminato chiunque sia sospettato di avere legami con un gruppo terroristico. Le amministrazioni locali in alcune aree potrebbero essere sciolte e potrebbe essere installata una leadership militare. Sono vietati gli assembramenti pubblici non autorizzati e ogni manifestazione di opposizione allo stato di emergenza.
Abiy, due giorni fa, dopo aver dichiarato «dovremmo seguire da vicino coloro che lavorano per il nemico e vivono in mezzo a noi», aveva chiesto ai cittadini a imbracciare le armi per difendersi dal TPLF, e martedì le autorità di Addis Abeba hanno detto ai residenti di registrare le loro armi e prepararsi a difendere i loro quartieri. I governi di quattro delle dieci regioni del Paese hanno anche invitato gli etiopi a mobilitarsi, e una nota dell’Amministrazione di Addis Abeba recita che «I residenti possono radunarsi nella loro località e salvaguardare l’ambiente circostante. Coloro che hanno armi ma non possono prendere parte alla salvaguardia dell’ambiente circostante sono invitati a consegnare l’arma al governo o ai loro parenti stretti o amici».

La dichiarazione dello stato di emergenza del Consiglio dei ministri etiope è il segnale dell’allarme del governo di Abiy. La preoccupazione è diventata evidente, forse per la prima volta Abiy si rende conto che le forze del Tigray hanno la forza militare per destituirlo.

Dalla metà del 2021, afferma Crisis Group, «le forze del Tigray, sopraffatte in un primo momento quando il conflitto è scoppiato il novembre scorso, si sono riprese, ottenendo importanti vittorie sui loro avversari sul campo di battaglia e catturando migliaia di truppe federali. La resistenza in Tigray è stata in grado di reclutare in massa e ottenere sostegno tra i tigrini in gran parte a causa della diffusa repulsione per le atrocità segnalate dalle forze intervenute contro i civili. Nell’intensificare la sua campagna militare, principalmente trasferendosi nella regione di Amhara, la leadership del Tigray ha cercato di raggiungere una serie di obiettivi».
Tra gli obiettivi militari: recuperare tutto il territorio perso nella prima fase della guerra, comprese, le terre contese del Tigray occidentale, una fertile area di coltivazione del sesamo che confina con il Sudan ed è ora sotto il controllo di Amhara. «A giugno, le forze del Tigray hanno espulso soldati etiopi ed eritrei dalle parti centrali del Tigray, riprendendosi gran parte della regione dopo il ritiro dell’amministrazione installata da Addis Abeba nel dicembre precedente. Hanno poi riaffermato la loro autorità su una sezione meridionale del Tigray, conosciuta come Raya, che le forze di Amhara avevano anche conquistato nelle prime settimane di guerra. Tuttavia, hanno smesso di avanzare nel Tigray occidentale, dove un numero significativo di truppe federali e eritree pesantemente armate sostiene i paramilitari e le milizie di Amhara.

Le forze del Tigray invece si spinsero a sud nelle vicine regioni di Amhara e Afar mentre perseguivano una guerra di logoramento contro Addis Abeba e i suoi alleati. A metà luglio, avanzarono attraverso il Tekezze vicino a Mai Tsebri e nella zona di Gondar settentrionale della regione di Amhara. Si sono anche trasferiti, per breve tempo, a Chifra, una città al confine tra Afar-Amhara circa 50 km a sud-est della città di Weldiya, affermando di poter tagliare la rotta commerciale Addis Abeba-Gibuti a Mille nelle vicinanze. All’inizio di agosto, le forze del Tigray hanno sequestrato Lalibela, un sito del patrimonio mondiale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura noto per le sue chiese monolitiche, conquistando così i titoli internazionali. Poi, il 12 agosto, hanno occupato Weldiya, un importante snodo commerciale e di trasporto di Amhara sulla strada principale per Addis Abeba. Controllano ancora la città. A settembre l’avanzata del Tigray aveva rallentato e, in alcuni casi, si era invertita. Le autorità federali e regionali hanno attinto all’ostilità nei confronti del TPLF, il partito al governo della regione del Tigray al bando ed ex membro di spicco di una coalizione che ha governato l’Etiopia dal 1991 al 2019 con frequenti repressioni, spronando i locali a organizzarsi in milizie per respingere le forze del Tigray. Un ex diplomatico etiope ha affermato che le forze del Tigray «stanno affrontando una dura resistenza, una massiccia mobilitazione. Non affronteranno i militari, dovranno affrontare la gente». In agosto e settembre, le forze del Tigray hanno incontrato resistenza a sud di Weldiya vicino alla città di Hayk, a nord di Gondar intorno alle città di Debark e Debat e ad ovest di Weldiya lungo la strada che porta alla città di Debre Tabor. Inoltre, si sono ritirati da quasi tutta la regione dell’Afar a settembre dopo essersi imbattuti in truppe federali e combattenti Afar intorno a Chifra e nelle zone basse dell’Afar settentrionale. I leader del Tigray affermarono di essersi semplicemente fermati per riorganizzarsi e assorbire nuove reclute dopo aver catturato materiale e territorio». Oggi, un anno dopo che tutto è iniziato, si dicono pronte a marciare su Addis Abeba.

Il protagonista della battaglia tigrina è il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF) fuso nelle Tigray Defense Forces (TDF), inizialmente formato da partigiani in difesa dei tigrini -studenti delle scuole superiori, studenti universitari, professori, imprenditori, eccc….- , un’organizzazione che sa come combattere una guerriglia. Il TPLF ha combattuto una guerra di 15 anni contro il regime etiope del Derg, che è stato rovesciato nel 1991. A causa in gran parte delle sue capacità di combattimento bellico, il TPLF è stato in prima linea nella sconfitta del Derg.

Inoltre, il TPLF, o ora TDF, possiede le due componenti più critiche per condurre una guerriglia: profonda conoscenza del terreno geografico e socio-politico e una popolazione che sta dalla sua parte. Il TPLF/TDF ha anche depositi di armi e un’abbondanza di combattenti, nonché ufficiali e sottufficiali formati professionalmente. Molti di questi ufficiali e sottufficiali hanno disertato dalle forze federali prima e subito dopo la guerra in corso. I comandanti della TDF includono il tenente generale Tadesse Werede e il generale Tsadkan Gebretensai, che è l’ex capo di stato maggiore dell’ENDF.
Il TPLF ha affermato di aver rilevato i beni del Comando settentrionale. Il Tigray aveva diversi sistemi missilistici terra-aria S-75 e S-125, utilizzati principalmente per la difesa aerea, prima che scoppiassero i combattimenti, secondo ‘Reuters‘.
Secondo ‘Terrorism Monitoril TDF ha consolidato le forze e si è riorganizzato per una transizione al combattimento in stile guerriglia. «Prima dello scoppio delle ostilità, la milizia regionale controllata dal TPLF funzionava come una forza militare più tradizionale, ben fornita e addestrata all’uso di armi pesanti. L’ENDF e l’aeronautica etiope hanno preso di mira con successo l’equipaggiamento pesante della milizia regionale guidata dal TPLF durante le prime settimane di guerra. Tuttavia, gran parte di questa attrezzatura è stata abbandonata dal TPLF prima di essere presa di mira. La dirigenza del TPLF sapeva che tali attrezzature sarebbero state inutili per il tipo di guerra che avrebbero dovuto intraprendere. Le forze della TDF sono state riorganizzate in piccoli distaccamenti, altamente mobili e leggermente armati, da dieci a ottanta combattenti. Questi distaccamenti sono stati poi ulteriormente suddivisi in unità specifiche per la missione. Il TDF sta usando le stesse strategie che il TPLF ha usato per sconfiggere il Derg».

Secondo gli analisti Stijn Mitzer e Joost Oliemans «le forze del Tigray gestiscono un considerevole arsenale di carri armati, artiglieria e hanno persino preso possesso di razzi guidati a lungo raggio e missili balistici». «Secondo quanto riferito, lanciati in risposta alla presenza di truppe eritree nella regione del Tigray, le forze del Tigray hanno sparato almeno tre missili contro la capitale dell’Eritrea, Asmara, poche ore dopo aver avvertito l’Eritrea che un tale attacco potrebbe essere imminente».

La TDF non ha un’aeronautica ma afferma di essere in grado di abbattere i droni. Di recente ha abbattuto un Lockheed C-130 dell’aviazione etiope.

Nello stesso periodo, le forze del Tigray (che nel frattempo si sono trasformate nelle forze di difesa del Tigray) hanno anche sparato con gli SRBM cinesi M20 contro le basi aeree etiopi a Bahir Dar e Gondar in rappresaglia per gli attacchi aerei etiopi nel Tigray». Mitzer e Oliemans pubblicano un elenco in progress delle armi in mano al TDF.

Difficile prevedere se e quando le forze tigrine marceranno su Addis Abeba, ma la possibilità appare concreta, anche perchè le forze federali potrebbero essere sul punto di abbandonare Abiy Ahmed, non per caso i rumors lo dicono in partenza dalla capitale. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->