martedì, Agosto 3

Etiopia: raid aerei su Mekelle La capitale del Tigrai sotto il fuoco. ONU al lavoro. Il Primo Ministro ha bloccato l’iniziativa di mediazione dell’Unione Africana. Le forze armate tigrine sono in grado di resistere

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Dopo le prime scaramucce, il Primo Ministro Abiy Ahmed ha ordinato bombardamenti aerei sulla capitale del Tigrai, Mekelle. Secondo le fonti governative, il raid aereo avrebbe colpito postazioni militari, distruggendo batterie di artiglieria pesante e missili a gittata di 300 km. Non si sarebbero registrate vittime tra i civili. È la prima volta che Mekelle viene bombardata dalla fine della guerra civile contro il regime stalinista del DERG (1991).

Il raid aereo vanifica irrimediabilmente gli sforzi della diplomazia internazionale per far rientrare la crisi tra il Primo Ministro Abiy e lo storico Fronte Tigrino, il TPLF, che potrebbe innescare una serie di altri scontri con Amara e Oromo,gettando l’Etiopia nel caos. Abiy per l’ennesima volta ha indossato l’uniforme, preferendo le maniere dure al dialogo.

Secondo quanto annunciato dal Primo Ministro, il raid areo è la prima fase di una campagna militare contro la regione del Trigrai (Nord del Paese, al confine con l’Eritrea). «Le operazioni continueranno fino a quando il governo locale tigrino non sarà portato davanti alla giustizia». Il governo federale avrebbe come obiettivo quello di restaurare la sua autorità nella regione e processare la dirigenza del TPLF per alto tradimento. Una dirigenza definita fuorilegge, fuggitivi che userebbero la propria popolazione come scudi umani.

Il raid aereo è stato preceduto dalla dichiarazione dello stato di emergenza nel Tigrai, restringendo i movimenti, interrompendo i servizi bancari e isolando le comunicazioni. Un giorno dopo il raid, il Parlamento Federale ha votato per la dissoluzione del governo regionale dei Trigrai controllato dal TPLF.

Il vice comandante dello Stato Maggiore, Birhanu Jula, ha affermato alla TV di stato che l’Etiopia è entrata in una inaspettata guerra. «Il nostro Paese sta entrando in una guerra che non vuole. Questa guerra è vergognosa. Il popolo tigrino, i suoi giovani e le sue forze di sicurezza non devono morire in questa guerra inutile. L’Etiopia è il loro Paese», ha dichiarato il generale Birhanu.

La prima reazione del governo di Mekelle è pervenuta dal suo Presidente e Segretario Generale del TPLF, Debretsion Gebremichael. «Prendo atto che il governo federale ha deciso di muoverci guerra, quindi dobbiamo essere pronti a respingerlo. Non ci sono ragioni di attaccare il popolo del Tigrai solo perché ha deciso di tenere le elezioni. Questo è un atto unilaterale di un governo federale incapace di risolvere i problemi senza ricorrere all’uso della forza».

La dichiarazione di Debretsion è stata seguita da un comunicato ufficiale del Governo di Mekelle, che ha annunciato le prime misurein risposta al governo federale. L’Esercito e la Polizia federali di stanza in Tigrai verranno considerati come nemici e truppe di occupazione. Divieto di entrare nello spazio areo del Tigrai, sia per arei civili militari. Ogni tentativo di attaccare persone e danneggiare le proprietà sarà accolta con misure proporzionali.

Che possibilità di difesa detiene realmente il TPLFF? La distruzione di batterie di artiglieria pesante e missili è certamente un duro colpo, ma non in grado di spezzare la resistenza delle forze armate tigrine. L’Etiopia è una federazione dove ogni regione ha il diritto di pensare alla propria difesa con Polizia ed eserciti regionali che sottostanno alla Polizia Federale e alle Forze Armate.
Il Governo del Tigrai ha dichiarato che i comandanti e membri del Comando settentrionale della Forza di difesa nazionale etiope hanno deciso di stare al fianco del popolo e del governo del Tigrai, opponendosi al Primo Ministro Abiy Ahmed, ora definito dittatore. Il comando settentrionale della Forza di difesa nazionale etiope possiede circa l’80% delle armi pesanti dell’Etiopia.

Durante questi 30 anni di potere incontrastato, il TPLF ha costruito una fitta rete di connivenze e legami con molti generali e alti ufficiali di altre etnie, controllando al 100% le Forze Armate. Non è un caso che ora il governo di Mekelle stia appellandosi ai comandanti della Difesa Nazionale chiedendo loro di appoggiare la causa tigrina per salvare il Paese opponendosi al «regime» del Colonello Abiy.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha lanciato un appello ai dirigenti etiopi di fermare questo assurdo confronto militare, esortando la Comunità Internazionale di attuare tutte le pressioni necessarie affinché si apra un dialogo per risolvere pacificamente i contenziosi in atto. La Comunità Internazionale ha intravvisto la gravità della situazione, ma è difficile trovare la via giusta per disinnescare una guerra insensata e fratricida basata sia da questioni di dominio politico ed economico, ma anche su orgogli personali e odio reciproco.

Fonti all’interno delle forze armate etiopi hanno informato ‘Al Jazeera’ che il Primo Ministro ha bloccato l’iniziativa di mediazione dell’Unione Africana (di cui sede si trova ad Addis Ababa) che aveva proposto un piano di intervento continentale al fine di far ragionare le parti belligeranti e risolvere la crisi in modo pacifico. Secondo queste fonti, il Primo Ministro avrebbe chiarito all’Unione Africana la sua chiara intenzione di eliminare il partito TPLF, definendolo la più grande minaccia per la sicurezza nazionale.

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