mercoledì, Settembre 22

Etiopia: l’inaspettata contro-offensiva del TPLF in Tigray Le forze di difesa tigrine hanno lanciato simultaneamente una serie di offensive conquistando varie posizioni precedentemente perdute

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Come precedentemente riportato, dopo aver constatato che la resistenza del TPLF in Tigray continuava apertamente e visibilmente nonostante l’onda d’urto degli eserciti etiope ed eritreo con largo uso dei bombardamenti sui civili di novembre e dicembre 2020, il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali ha richiesto al dittatore eritreo Isaias Afewerki di avviare una seconda offensiva  con l’obiettivo di distruggere il TPLF entro la fine di febbraio. A tale scopo sarebbero stati versati dal governo etiope circa 500 milioni di dollari a favore del governo di Asmara per supportare lo sforzo bellico.

L’offensiva è iniziata il 7 febbraio. Il dittatore eritreo avrebbe inviato mezzo esercito a farla finita con il TPLF. A distanza di una settimana l’offensiva delle forze congiunte Eritree, federali e milizie Amhara sembra essere stata bloccata dalle forze di difesa del Tigray. Addirittura il TPLF sarebbe al contrattacco su vari fronti. È quanto afferma l’EEPA, il Programma Europeo Esterno con l’Africa. Un centro di competenze con sede in Belgio con conoscenze, pubblicazioni e reti approfondite, specializzato in questioni di costruzione della pace, protezione dei rifugiati e resilienza nel Corno d’Africa. Collabora con un’ampia rete di università, organizzazioni di ricerca, società civile ed esperti provenienti da Etiopia, Eritrea, Kenya, Gibuti, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Uganda e in tutta l’Africa.

L’offensiva dei federali è stata bloccata su più punti. Per esempio vicino ad Adigrat, dove i combattimenti si stanno intensificando.  Sono stati segnalati combattimenti anche a Hawzen, a nord-ovest di Wukro. Dopo duri combattimenti le forze federale del ENDF (Ethiopian National Defence Force) sono state costrette a ritirarsi nelle aree di Feleg Daero e Agulia, a nord di Mekelle, capitale del Tigray. Dopo pesanti combattimenti tra le forze regionali alleate dell’ENDF e del Tigray negli ultimi giorni, Smare, Gijet e Maykinetal (40 km da Adwa) sono stati ripresi dalle forze del Tigray. La battaglia è durata quattro giorni. Secondo fonti locali 2000 soldati eritrei sarebbero stati uccisi nella battaglia. Notizia confermata da altre fonti di EEPA.

Le forze di difesa tigrine hanno lanciato simultaneamente una serie di offensive conquistando varie posizioni precedentemente perdute. L’area del fiume Wer’i tra Tembien e Naidir Adet, la città di Gijet, e altre zone al nord. Il portavoce delle forze regionali del Tigray, Gebre Gebrestadik, ha riferito ai media tedeschi che nelle prossimità della città di Gijet contro la 11sima e 32sima divisione dei federali ENDF avvenuta il 14 febbraio 1579 soldati federali sono stati uccisi, 500 feriti e 104 catturati. Assieme a loro sarebbe stato ucciso l’alto comandante della divisione, il Luogotenente Colonello Ababu. Le due divisioni sarebbero state annientate secondo le fonti TPLF. Nessun commento da parte del governo federale. Come rappresaglia, l’aviazione militare federale sta compiendo pesanti bombardamenti nei quartieri residenziali della città di Gijet, ora in mano al TPLF. Sconosciuto il bilancio dei morti tra i civili. Il TPLF rivendica l’abbattimento di due caccia e di un elicottero da combattimento dei federali.

Alcuni video amatoriali, ma originali mostrano l’uso da parte delle forze tigrine di pesanti armi come i cannoni russi M-46 a lunga gittata. Basato su di un cannone navale, l’M-46 è un cannone da 130 mm con gittata di 27 km e munizioni da 33 kg o granate a razzo che incrementano ancora più la gittata. La velocità dei proiettili è impressionante: 930 m/s e 5 artiglieri ben addestrati possono sparare 8 proiettili al minuto. La produzione del M-46 iniziò nel 1950. L’uso di artiglieria pesante contraddice l’affermazione del Premier etiope fatta lo scorso 7 dicembre: “Il TPLF è stato annientato e non è più in grado di nuocere. Ci sono solo piccoli gruppi di banditi a cui ci penserà la polizia”.

La contro offensiva del TPLF sta ora puntando sulle città di Samre, Shire, Wajirat e sulla capitale Mekelle. Da ieri pomeriggio (16 febbraio) intensi combattimenti si stanno svolgendo vicino a Shire. Le truppe federali e gli alleati eritrei sono sulla difensiva e stanno tentando di impedire alle forze tigrine di riconquistare la città. Intensi combattimenti si registrano anche presso la città di Wajirat con il TPLF all’offensiva. A Samre i Federali hanno ordinato intensi bombardamenti arei sui quartieri residenziali. Non è al momento conosciuto il bilancio delle vittime tra i civili.

In un’intervista telefonica alla Tigrai Media House, Getachaw Reda, membro esecutivo del TPLF, ha riferito che più di centomila soldati federali, eritrei e miliziani Amhara sono morti dall’inizio della guerra nel Tigray. Osservatori regionali pensano che queste cifre siano esagerate e legate alla propaganda di guerra. Concordano comunque che il TPLF sia all’offensiva e abbia causato molte perdite tra i ‘nemici’. La mancanza dei dati sulle vittime tra i soldati TPLF rende difficile comprendere il reale equilibrio tra le forze in campo.

Che la situazione sia difficile lo dimostra la riunione interna condotta tre giorni fa presso lo Stato Maggiore Etiope dove si è constatata, increduli, la capacità del TPLF di schierare migliaia di combattenti ben armati e addestrati con armi pesanti aprendo battaglie simultanee in tutte le zone del Tigray. Dai reparti federali che stanno combattendo nella regione ribelle è giunto un messaggio chiaro. Se il governo federale vuole mantenere le sue posizioni deve inviare truppe fresche. Due aerei Antonov sono atterrati a Mekelle per portare i rinforzi. Gli osservatori regionali avvertono che l’esercito federale sta cambiando strategia: da offensiva a difensiva.

Il Primo Ministro potrebbe dichiarare l’arruolamento forzato. Già molti studenti vengono caricati sui camion e portati nelle caserme per addestramenti. I federali hanno iniziato a scavare trincee intorno alla capitale Mekelle per bloccare una eventuale offensiva tigrina. Secondo testimoni oculari a Mekelle vi sono intense attività militari. I soldati federali si stanno preparando per difendere la capitale del Tigray. L’aviazione è in grado di assicurare la copertura aerea. I federali operano in un clima di disobbedienza civile e tutta la popolazione di Mekelle li considera truppe di occupazione.

Dopo le proteste popolari scoppiate a Mekelle e represse nel sangue, sono scoppiate proteste simili nelle città di Wukro, Adwa e Shire. La risposta federale non si è fatta attendere. 18 civili uccisi dai soldati eritrei a Wukro, 20 ad Adwa e 10 a Shire. La città di Wukro è considerata un probabile obiettivo della contro offensiva del TPLF. Per questo l’esercito eritreo ha aumentato la sua presenza.  La loro presenza è stata confermata dal responsabile ad interim della comunicazione del governo fantoccio del Tigray, Elfinesh Nigussie. Durante una intervista a ‘Vox of America’ versione Tigrigna, ha ammesso la presenza delle forze eritree e Amhara nel Tigray e come entrambe le forze stiano ostacolando la distribuzione degli aiuti saccheggiando anche i convogli che trasportano il cibo. Elfinesh ha anche chiesto che le forze dell’Eritrea e dell’Amhara lascino immediatamente la regione del Tigray.

«Convogli di autocarri articolati hanno raggiunto i sidi di Adi Harush Round, Mai Aini Roud, Mekelle Round, Shire Round. I camion sono pieni di derrate alimentari per la popolazione». In questo twitter ufficiale del PAM, il Programma Alimentare Mondiale (WFP sigla in inglese), non vi è alcun riferimento di saccheggi degli aiuti da parte dei soldati eritrei o miliziani Amhara ma, gli osservatori regionali avvertono che tali notizie potrebbero essere state volutamente omesse dalla Agenzia umanitaria ONU per poter continuare l’assistenza umanitaria che, ricordiamo, si svolge sotto direzione dell’esercito federale e solo nelle poche zone del Tigray sotto il suo controllo. Giunge notizia che il convoglio PAM diretto verso Shire è stato fermato a causa dei combattimenti in corso.

A complicare la situazione sono le nuove prove emerse di stupri collettivi utilizzati come strategia militare per spezzare la resistenza della gente del Tigray. “Molte donne sono state violentate a Mekelle, Questo viene fatto apposta per rompere il morale delle persone, minacciarle e farle rinunciare alla lotta ” ha dichiarato alla BBC Weyni Abraha, del gruppo per i diritti umani Yikono. L’esercito etiope nega le accuse di stupro mentre il governo ad interim (capeggiato da Abiy) afferma che i numeri delle vittime sono grossolanamente esagerati. Eppure giungono altri rapporti di stupro dai medici nel Tigray. Alcuni sono stati perpetrati su minori. Secondo un medico, 4 casi hanno coinvolto bambini di 10 anni. La BBC raccoglie una agghiacciante testimonianza di una giovane ragazza tigrina. “I soldati etiopi hanno ordinato a mio nonno di stuprarmi. Mio nonno si è rifiutato. È stato portato fuori di casa e abbattuto con un colpo alla nuca. Rivolgendomi a me mi hanno urlato: ‘Adesso nessuno ti può salvare. Togliti i vestiti’. Mi hanno violentato a turno per ore.

Oltre alla guerra concreta nel Tigray, impazza la guerra di propaganda online con i rispettivi schieramenti che si accusano a vicenda. Si nota un aumento della identificazione etnica che spinge gli stessi tigrini a considerare già il Tigray uno Stato a parte rispetto l’Etiopia. Questa identificazione etnica è maggiormente preoccupante in quanto promossa anche dal governo federale tramite un esercito di Troll pagati per diffonderesui social fake news, odio etnico e negazionismo riguardo i crimini commessi. Una guerra di informazione basata su una inaccettabile promozione dell’odio etnico che contraddice la politica di unità nazionale fino ad ora promossa dal Premier etiope.

Mentre il conflitto si complica aumentano le defezioni da parte dei vecchi amici di Abiy. Ieri il Ministro britannico per l’Africa ha esortato le truppe eritree a ritirarsi immediatamente dal Tigray dicendosi preoccupato per il recente rapporto della Commissione Etiope per i diritti umani. La Gran Bretagna si schiera tra le voci occidentali critiche al governo federale: Stati Uniti, Canada e Unione Europea. Condanne e richieste diplomatiche che, peròm si limitano al ritiro degli eritrei e al rispetto dei diritti umani senza chiedere il cessate il fuoco e la promozione di dialoghi civili e democratici per riportare il conflitto sul piano strettamente politico.

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