lunedì, Maggio 10

Etiopia: l’Esercito spara contro convoglio ONU Il Governo prima nega poi ammette ma fornendo una ricostruzione e un motivazione a dir poco fantasiosa. Il motivo vero sarebbe la necessità di eliminare testimoni scomodi della presenza dell’Esercito eritreo a supporto di quello etiope

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Domenica scorsa in prossimità di Shimelba, dove sorge il campo rifugiati eritrei, una squadra di operatori umanitari delle Nazioni Unite in visita nella regione del Tigray è stata presa di mira dai soldati federali. Un incidente gravissimo che il Governo federale e il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali hanno tentato di risolvere con le Nazioni Unite senza divulgare la notizia. Solo a seguito delle indagini condotte da ‘Reuters’ martedì il governo ha ammesso l’incidente. La prima versione fornita incolpava i ‘ribelli’ del Tigray People Liberation Front (TPLF). A seguito delle testimonianze di testimoni oculari ritenuti affidabili dalla stessa ‘Reuters’, il Governo è stato costretto ad ammettere che gli autori dell’insensato attacco ad un convoglio umanitario erano soldati dell’Esercito federale.

La versione fornita dal portavoce della task force del Governo etiope per il Tigray, Redwan Hussein, è a dir poco fantasiosa. Il convoglio umanitario ONU che si stava recando presso il campo profughi eritreo avrebbe sfondato due posti di blocco, rifiutandosi di essere scortato dai militari. Al terzo posto di blocco sono stati intimati di fermarsi per accertamenti. I soldati federali avrebbero sparato quando il convoglio ONU avrebbe tentato di sfondare anche il terzo blocco militare. Hussein ha informato che il team umanitario si stava dirigendo frettolosamente verso una area non autorizzata per motivi ignoti. «Quando stavano per rompere il terzo, sono stati colpiti e arrestati», ha riferito ai media nazionali.

Un portavoce delle Nazioni Unite a Nairobi contattato da ‘Reuters’ non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Due fonti diplomatiche hanno riferito che la squadra delle Nazioni Unite ha incontrato truppe eritree, sebbene sia l’Etiopia che l’Eritrea abbiano negato qualsiasi incursione oltre il confine da parte dei militari del Presidente Isaias Afwerki.

Fonti in loco riferiscono alla redazione de ‘L’Indro’ che l’assalto al convoglio e l’arresto dei funzionari ONU è stato motivato dall’essere stati testimoni della presenza dei soldati dell’esercito regolare della Eritrea. “Il vero motivo dell’aggressione dei funzionari ONU è stato il tentativo di nascondere la presenza dei soldati eritrei in quanto la notizia avrebbe offerto validi argomenti al governo tigrino del TPLF. Il fatto che le Nazioni Unite siano reticenti a confermare la notizia, nonostante sia già di dominio pubblico, si potrebbe spiegare con la necessità per le agenzie umanitarie ONU di poter accedere alla popolazione bisognosa.”, spiega un diplomatico africano presso l’Unione Africana su copertura di anonimato e a titolo personale.

I complicati protocolli di sicurezza adottati dalle Nazioni Unite per l’assistenza umanitaria in zone di guerra rendono irreale la versione governativa, in cui si afferma che non uno ma ben tre posti di blocco sarebbero stati sfondati dal convoglio ONU, senza scorta e senza guardie private all’interno dei veicoli. Alcune fonti locali affermano che il Governo deliberatamente impedirebbe anche l’assistenza ai profughi eritrei su richiesta del dittatore Afwerki, in quanto la maggioranza dei profughi sarebbe composta da dissidenti o disertori del servizio di leva militare obbligatorio per donne e uomini dalla durata di 20 anni.

Un’ulteriore conferma del vero motivo dell’attacco al convoglio ONU viene dal principale alleato occidentale dell’Etiopia, gli Stati Uniti. Osservatori militari americani hanno informato il Pentagono e la Casa Bianca della presenza di almeno 6000 soldati eritrei impegnati tutt’ora in duri scontri contro il TPLF. Sarebbero inoltre responsabili di numerose atrocità contro la popolazione civile. Le notizie riportate dagli osservatori militari americani sono state confermate da due alti diplomatici occidentali ad Addis Ababa. Il Dipartimento di Stato Americano ha affermato che aprirà una inchiesta basata sulle informazioni ricevute preannunciando che se la presenza di soldati eritrei in Tigray sarà confermata richiederà ai governi di Addis Ababa e Asmara il loro immediato ritiro.

L’inchiesta che sta aprendosi sembra un puro atto formale e diplomatico, in quanto sia il Pentagono che la Casa Bianca hanno autorizzato gli ufficiali americani a divulgare la notizia sui principali media anglosassoni tra cui il ‘The Guardian’. Il Ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh Mohammed, in un comunicato stampa ha furiosamente negato l’accusa affermando che si tratta di una propaganda alimentata dal TPLF. Il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali ha preferito non commentare la notizia. Ha inoltre ordinato ai media etiopi di continuare a diffondere la tesi che il convoglio ONU abbia sfondato tre posti di blocco, insinuando il dubbio che non si trattasse di una missione umanitaria. I media governativi in lingua amarica accusano alcuni giornalisti occidentali di promuovere dietro pagamenti la propaganda del TPLF al fine di recare danno all’immagine del Paese, presentando il Primo Ministro Abiy non come un fervente democratico ma un feroce dittatore. Al momento non sono stati fatti nomi di questi presunti mercenari dell’informazione.

Mi dispiace per l’incidente avvenuto agli operatori umanitari ONU ma ringrazio Dio che tramite il loro sacrificio si sia scoperta la verità che da settimane stiamo affermando. I due dittatori fascisti Afwerki e Abiy hanno stretto un’alleanza per annientare il TPLF, decimare la popolazione tigrina e spartirsi i territori della nostra Patria. Un piano escogitato fin dal dicembre 2019. L’esercito etiope assieme ai suoi mercenari eritrei si sta comportando con la stessa ferocia e crudeltà delle truppe naziste nei territori russi durante l’operazione Barbarossa. Come 76 anni fa l’Armata Rossa distrusse i nazisti, noi annienteremo i nemici del popolo tigrino”, afferma un ufficiale TPLF contattato per l’occasione.

Fonti il loco informano che i combattimenti stanno continuando e che il TPLF avrebbe riconquistato varie zone del Tigray. Insinuano, inoltre, dubbi sulla possibilità che anche il Sudan abbia inviato reparti dell’Esercito a sostenere il TPLF, ma senza divise e documenti di identità. Affermazione al momento difficile da confermare.

I combattimenti in corso, in cui i federali, le milizie Amhara e i mercenari eritrei, si troverebbero in serie difficoltà, sono furiosamente negati dal Governo etiope. «Il TPLF è stato annientato. Ci sono solo alcuni resti della milizia o delle forze speciali non ancora controllate, dei teppisti, fuorilegge», ha affermato il portavoce Redwan, aggiungendo che le operazioni militari in Tigray sono terminate con la ‘liberazione’ di Mekelle e ora sono in corso normali operazioni di polizia.

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