sabato, Maggio 15

Etiopia – Eritrea: imminente una seconda offensiva militare nel Tigray È difficile che questa nuova offensiva possa risolvere definitivamente la situazione e porre fine al conflitto in Tigray a favore di Afewerki e Abiy

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Siamo all’85esimo giorno del conflitto in Tigray, iniziato il 3 novembre 2020 e dichiarato concluso dal governo federale (per impellenti ragioni di propaganda) il 28 novembre 2020. Per chiunque abbia un minimo di informazioni sull’Etiopia e sulla sua recente storia associate a qualche cognizione in materia militare comprende facilmente che in soli 25 giorni è impossibile sconfiggere una forza ‘ostile’ che contava 250.000 uomini prima del conflitto, dotata di moderne armi e del supporto: popolare, del Sudan e dell’Egitto.

Nonostante il blackout informativo nel Tivray (tutt’ora in vigore), la pesante censura esercitata dal governo federale sui media nazionali, il pesante spionaggio (che in alcuni casi giunge a vere e proprie intimidazioni) rivolto a vari giornalisti stranieri presenti nel Paese, a cui è vietato recarsi in TIgray, e alla Propaganda ideata dal Primo Ministro, Premio Nobel per la ‘Guerra’ Abiy Ahmed Ali; a distanza di 85 giorni si riesce a comprendere le dinamiche di questa guerra civile.

Il conflitto non è scoppiato a causa del ‘presunto’ attacco TLPF ad un campo militare del Comando Nord dell’esercito federale. È stato segretamente pianificato fin dal settembre 2020 da due attori principali della carneficina: il sanguinario dittatore eritreo Isaias Afewerki e dal ‘riformatore e democratico’ Abiy, beniamino dell’Occidente che si è rivelato nulla altro che un despota in stretta coerenza con le pagine più buie del potere autoritario e dittatoriale dell’epoca degli Imperatori Amhara.

Per tentare di ottenere una vittoria lampo il Primo Ministro etiope ha convogliato sul Tigray una forza di invasione composta da almeno 80.000 Federali, un numero imprecisato (ma significativo) di miliziani Amhara e circa 12.000 soldati eritrei (secondo fonti forniteci dall’opposizione Eritrea in esilio, non verificabili sul terreno). A questi si devono aggiungere 2.500 giovani soldati somali che si trovavano in addestramento in Eritrea e costretti a combattere in Tigray. Di questi giovani solo 500 sarebbero sopravvissuti, creando un furore popolare in Somalia che rischia di far vacillare il già debole governo del Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo.

Le cause del conflitto sono tre. Per Abiy eliminare un pericoloso avversario politico che ha governato il Paese negli ultimi 28 anni (1991 – 2019) dotato di un ottimo esercito, finanze e collegamenti internazionali. Per il dittatore Afewerki regolare i conti con il TPLF rimasti irrisolti fin dai tempi della Indipendenza della Eritrea e aggravatesi con il conflitto Etiope-Eritreo. Per la dirigenza Amhara, utilizzare Abiy per imporsi come etnia politicamente dominante nel Paese e ripristinare il potere assoluto goduto durante la dinastia Salomonica degli Imperatori di cui ultimo esponente fu Ras Tafari Makonnen, conosciuto come Haile Selassie (Potenza della Trinità). Le ambizioni di potere assoluto della dirigenza Amhara vanno oltre confine, con la rivendicazione di territori sudanesi di frontiera e rischia di far scoppiare un conflitto regionale, collegato alla diga Grande Rinascita Etiope-GERD.

Nonostante le inaudite violenze commesse sui civili in Tigray che a tutti gli effetti giuridici internazionali possono essere catalogate come crimini di guerra e forse come crimini contro l’umanità, a distanza di 85 giorni dallo scoppio delle ostilità non solo il TPLF è in grado di combattere ancora, infliggendo pesanti perdite ai federali e il governo di Addis controlla poche zone del Tigray ad eccezione della capitale Mekelle e della città di Shire, ma il conflitto sta mettendo a serio rischio sia l’integrità nazionale che il futuro del Guerriero Abiy denominato per la sua sete di potere ‘Menelik III’ e per le atrocità commesse in Tigray e Oromia, il ‘Graziani Etiope’.

Il  Primo Ministro Abiy necessita di una vittoria totale e definitiva a tutti i costi, non importa il prezzo da far pagare alla popolazione tigrina e in generale a quella etiope. Fonti diplomatiche africane e opposizione eritrea in esilio in Europa informano di una imminente grande offensiva congiunta degli eserciti Etiope, Eritreo e milizie Amhara per annientare il TPLF. Notizia confermata anche dal movimento di opposizione eritreo Abri Harnet (Freedom Friday). La decisione di lanciare questa seconda offensiva è stata presa alla luce della crescente pressione della comunità internazionale per fermare la guerra.

Secondo informazioni di fonti sicure, il regime dittatoriale di Asmara avrebbe promesso di inviare altri 32.000 soldati per distruggere le postazioni difensive del TPLF. Il governo di Addis Ababa aumenterà i suoi effettivi in Tigray di altre 20.000 unità. Solo le milizie Amhara non riceveranno rinforzi in quanto il grosso delle milizie a disposizione della dirigenza Amhara è impegnato a sorvegliare e reprimere una eventuale rivolta Oromo e nel conflitto (al momento di bassa intensità) nei territori di frontiera del Sudan. Secondo le fonti, l’offensiva prevedrebbe l’uso indiscriminato di bombe e missili ad alta carica esplosiva, a frammentazione multipla e non precisate armi chimiche.

Vi sono forti e motivate preoccupazioni che un simile attacco possa rendere il disastro umanitario nella regione infinitamente peggiore di quanto non sia già. Si teme per i milioni di persone coinvolte nella guerra, comprese decine di migliaia di rifugiati eritrei, che si trovano già in una situazione precaria nel Tigray, soprattutto dopo le dichiarazioni (non ufficiali) di Generali dello Stato Maggiore esercito federale etiope che indicano una chiara volontà di annientamento della popolazione tigrina considerata “cani bastardi fedeli al loro padrone TPLF”.

Fonti della Intelligence dell’Africa Orientale confermano i preparativi in atto per la seconda offensiva militare etiope-eritrea ma dubitano che questa possa risolvere definitivamente la situazione e porre fine al conflitto in Tigray a favore dei due Signori della Guerra Afewerki e Abiy.  Dubbi condivisi anche da Rashid Abdi Sahan, esperto conflitti africani del Kenya “Il TPLF ha nel suo DNA un profondo spirito di guerriglia in grado di resistere a pressioni esterne, anche quando messo alle strette. Hanno detto che moriranno fino all’ultima persona. Di sicuro non si dovrebbe sottovalutarli”.

La seconda offensiva deve far fronte a tre problematiche serie. Nel contingente eritreo già presente in Tigray si stanno registrando numerose diserzioni. Giovani soldati eritrei cercano di sfuggire verso il Sudan per non essere costretti a trucidare vecchi e bambini e a stuprare le donne, comprese quelle incinta. Notare che nei territori da loro controllati i soldati eritrei hanno organizzato saccheggi su vasta scala come succedeva durante la guerra civile in Jugoslavia con tanto di colonne di camion che portano oltre confine ogni bene prezioso e merce ad Asmara come bottino di guerra per il dittatore Afewerki e il suo entourage di fedelissimi Generali. Non sono nemmeno state risparmiate le chiese ortodosse e i monumenti storici, prima saccheggiati e poi distrutti.

Il grosso dei rinforzi eritrei che saranno inviati per la seconda offensiva è composto da giovani universitari in servizio di leva con scarsa preparazione militare. Le truppe speciali e d’elitevengono mantenute in patria per timore che la popolazione stufa della più crudele dittatura esistente in Africa, prendendo l’opportunità del Tigray, si sollevi contro il regime. Inoltre almeno 2 divisioni eritree sarebbero in stand-by per associarsi alle forze etiopi in una invasione del Sudan. Per impedire l’entrata delle truppe eritree, lo Stato Maggiore del Sudan ha già mobilitato alla frontiera con l’eritrea due delle sue migliori brigate di combattimento: la 17° e la 61° brigata.

Anche tra i soldati federali etiopi si registrano numerose diserzioni. Inoltre il governo di Addis non può impiegare tutti i suoi effettivi (circa 160.000 uomini) sul fronte del Tigray in quanto servono divisioni per sostenere il probabile attacco al Sudan ad opera delle milizie Amhara e assicurare il controllo della sicurezza nazionale. Giungono voci di intense attività sovversive del Cairo per far scoppiare una rivolta nella Oromia.

I preparativi della seconda offensiva con forte partecipazione dell’Eritrea giungono proprio quando gli Stati Uniti hanno chiesto il immediato ritiro delle forze eritree attualmente presenti nel Tigray. Un portavoce del Dipartimento di Stato in una e-mail all’Associated Press ha citato “rapporti credibili di saccheggi, violenza sessuale, aggressioni nei campi profughi e altre violazioni dei diritti umani. Ci sono anche prove di soldati eritrei che rimpatriano con la forza profughi eritrei dal Tigray in Eritrea”, ha detto il portavoce. La dichiarazione riflette le nuove pressioni dell’Amministrazione Biden sul governo dell’Etiopia per porre fine ai combattimenti in Tigray, aprire un dialogo di pace con il TPLF ed evitare la balcanizzazione dell’Etiopia e la guerra regionale.

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