giovedì, Agosto 5

Etiopia: elezioni con scontro etnico? Il Primo Ministro, Abiy Ahmed, sarebbe sfuggito all’ennesimo attentato, il quale preannuncia una campagna elettorale molto tesa, con rischi altissimi di violenze e implosione del Paese

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L’Etiopia continua essere un Paese ad alto rischio di guerra civile e guerra etnica. Rischio causato dalle riforme economiche e politiche tentate dal Primo Ministro, Abiy Ahmed, in carica dall’aprile 2018.

La politica interna di Abiy si scontra direttamente con gli interessi della classe politica tigrina, che dal 1991 ha imperato nel Paese sotto l’ombrello di una coalizione di governo inter-etnica, l’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF), controllata dallo stesso Abiy. Lo scorso gennaio, il Tigray People’s Liberation Front (TPLF) ha deciso di uscire da questa coalizione di governo, accusando Abiy di aver tradito gli ideali della rivoluzione contro il regime totalitario stalinista del DERG.
Anche l’opposizione Amara e Oromo, pur godendo delle recenti libertà democratiche concesse dal Primo Ministro, accusa il Primo Ministro didoppio gioco. I leader dell’opposizione invece di contribuire al rafforzamento del processo democratico in atto, promuovono politiche etniche, estremamente pericolose sul piano della sicurezza nazionale.

In Etiopia, insomma, si sta delineando uno scontro etnico tra Tigrini, Amara e Oromo, con in mezzo il ‘Gorbaciov etiope’ sempre più indebolito e fragile.

Domenica 23 febbraio è stato intentato un attentato presso la città di Ambo, nella Regione di Oromia, ferendo 29 persone, durante una manifestazione politica organizzata dal Prosperity Party, il nuovo partito fondato da Abiy. La città si trova a 100 km dalla capitale. Abiy, forse informato dai servizi segreti, all’ultimo momento non si è recato ad Ambo dove doveva tenere un discorso pubblico e lanciare nella regione la campagna elettorale a favore del suo partito. «Gli attentatori hanno utilizzato bombe a mano, ferendo 29 partecipanti alla manifestazione politica. Abbiamo già arresto 6 sospetti che attualmente sono sotto intensi interrogatori», ha dichiarato Arasa Merdasa, alto funzionario della Polizia etiope.

L’attentato non è stato rivendicato, ma i sospetti ricadono sul un nuovo gruppo armato Oromoche si è costituito presso la città di Burayu, Stato della Oromia, dove la scorsa settimana ha assassinato l’amministratore e commissario politico della città.
Gli attentatori hanno deciso di attuare l’attentato pur constatando l’assenza del Primo Ministro. Segnale che starebbe ad indicare una precisa volontà di creare caos
e morte durante la campagna elettorale.
Molt
e le perplessità anche sull’operato della Polizia. Come è possibile che dei terroristi possano entrare indisturbati con delle bombe a mano nel perimetro destinato alla manifestazione strettamente controllato da centinaia di poliziotti? Chi ha fornitoagli attentatori queste armi militari?

L’attentato ad Ambo preannuncia una campagna elettorale molto tesa, in vista delle elezioni, provvisoriamente fissate ora per agosto,nel corso della quale i rischi di violenze e implosione dell’Etiopia sono considerati da molti osservatori regionali altissimi. Le elezioni sono già fonte di forti tensioni nazionali.

Violenza politica e operazioni di insurrezionesono continuate nella regione di Oromia, riferiscono gli osservatori sul terreno di Crisis Group.
Le
forze di sicurezza, all’inizio di gennaio, hanno avviato un’operazione di contro-insurrezione contro la fazione dell’opposizione armata Oromo Liberation Army, nell’ovest Oromia, dove, secondo quanto riferito, il Governo ha bloccato l’uso di Internet e del telefono cellulare.
Scontri sono scoppiati all’Università di Haramaya, nell’Oromia orientale, l’11 gennaio tra forze di sicurezza e studenti che avrebbero protestato contro le operazioni di controinsurrezione nella regione, alcuni studenti feriti.
I
residenti nello Stato di Amhara, nel nord di gennaio, sono scesi in strada per protestare contro il presunto rapimento in Oromia di 27 studenti di Amhara. Secondo quanto riferito, le autorità hanno arrestato almeno 75 sostenitori dei partiti di opposizione in Oromia alla fine di gennaio.


Anche lo scontro politico è a livelli decisamente alti.
Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè(TPLF) per la prima volta si presenterà con una lista separata dalla coalizione del governo.Anche Abiy proporrà una lista composta dal suo nuovo partito, Prosperity Party, composto da membri della coalizione di governo tigrini, amara e oromo.
A peggiorare le già tese relazioni all’interno della coalizione di governo e con l’opposizione è stata la decisione di rinviare la data delle elezioni
al prossimo agosto, periodo di intense piogge su tutto il Paese. La campagna elettorale inizierà ufficialmente il 28 maggio. Il voto si terrà il 29 agosto, mentre i risultati definitivi verranno comunicati il 8 settembre.

La decisione del Primo Ministro di partecipare alle elezioni presentando una lista di partito separata è stata duramente criticata dalla coalizione di governo, l’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF) che nel 2015 aveva riportato la maggioranza assoluta in Parlamento. Abiy viene accusato di voler deliberatamente indebolire l’attuale compagine di governo per promuovere una politica del tutto personale, nonostante rappresenti la coalizione EPRDF. Il TPLF ha preso l’occasione per annunciare la sua volontà a presentarsi con lista separata, indebolendo ulteriormente il EPRDF. I partiti di opposizione Amara e Oromo esultano perqueste scelte, sperando che le divisioni della coalizione al potere conduca la medesima e i partiti che la compongono alla sconfitta.

Secondo le previsioni di alcuni esperti regionali, la campagna elettorale è a forte rischio di violenze etniche. Il verdetto che potrebbe uscire dalle urne ha alte probabilità di vedere indebolita la coalizione di governo, senza che i partiti che la compongono –Prosperity Parti, il partito Tigrino e i partiti di opposizione Amara e Oromo possano avere una significativa percentuale di voti necessaria per attuare un cambiamento ai vertici del Parlamento. La coalizione governativa EPRDF potrebbe mantenere il potere, ma da una posizione, dettata dai numeri usciti dalle urne, fortemente indebolita e contrastata da vari partiti di chiara tendenza etnica e regionale.

Una situazione ottimale per il nemico numero uno dell’Etiopia, l’Egitto. Le tensioni tra Addis Ababa e Il Cairo -causate dalla diga Grande Rinascita che danneggerebbe, sostengono gli egiziani, l’ambiente e l’economica del loro Paese, abbassando sensibilmente il livello delle acque del Nilo, e che rappresenta per l’Etiopia l’ambizione di diventare il più grande esportatore di energia dell’Africarimangono alte, dopo la minaccia di guerraproferita dal Primo Ministro etiope nel dicembre 2019. Nonostante la mediazione degli Stati Uniti e la proposta di accordo approntata da USA e Banca Mondiale, al momento attuale, i due Paesi non sono riusciti a raggiungere un accordo sulle acque del sacro fiume africano, mantenendo latente ma probabile lo scoppio del primo conflitto dell’acqua nel Continente. Per quanto, secondo alcune fonti, Etiopia, Egitto e Sudan avessero riferito, nelle scorse settimane, di alcuni progressi nei colloqui per risolvere la disputa sulla Grande diga (GERD) sul fiume Nilo blu, ipotizzando un accordo entro fine febbraio.

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