venerdì, Settembre 24

Etiopia: è guerra civile Lo scontro tra il Governo federale e il governo regionale del Tigrai che ha visto ridotto il potere politico ed economico della regione e del potere del TPLF rischia di portare a uno scontro a livello nazionale. Muovere guerra al Tigrai sembra una decisione suicida da parte del Governo federale

0

Il Tigray People’s Liberation Front (TPLF) due giorni fa ha attaccato una caserma militare dell’esercito federale, nella regione del Tigrai,riuscendo a recuperare un grosso quantitativo di armi e munizioni. Questo blitz avvia lo scontro militare tra il Governo federale del Primo Ministro Abiy Ahmed e la regione nord ‘ribelle’ ai confini con l’Etiopia.

Il TPLF era la forza dominante nel Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), una coalizione multietnica a quattro partiti che aveva guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nel 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale e proteste a seguito della grave crisi politica che dal 2014 era scaturita in un pericoloso scontro sociale-etnico tra il Governo federale e le etnie Amara e Oromo.

Il Primo Ministro Abiy ha progressivamente diminuito il potere del TPLF e il suo controllo sull’Amministrazione, sull’Esercito e l’economia nazionale. Lo scorso gennaio la leadership tigrina ha deciso di uscire dalla compagine di governo. Per la prima volta in 30 anni, il movimento rivoluzionario, che nel 1991 liberò il Paese dalla feroce dittatura stalinista di Mènghistu Hailé Mariàm, si trova all’opposizione.

La pace con l’Eritrea (uno dei primi successi diplomatici ottenuti da Abiy che gli ha valso il Premio Nobel per la Pace) è stata vissuta dal TPLF come un tradimento della causa rivoluzionaria che ispirò il movimento contro Mènghistu, il tentativo di impedire la secessione dell’Eritrea e la successiva guerra di trincea al confine. Guerra prevalentemente combattuta proprio nel Tigray.
Una seconda ragione di scontro tra la dirigenza tigrina e Abiy è stata la progressiva erosione del potere economico subita dal TPLF tramite una serie di indagini anti-corruzione che ha compromesso il network d’affari creato dai dirigenti politici e militari del TPLF dal 1991 ad oggi. La politica ‘zero tolleranza’ alla corruzione e ai conflitti di interessi promossa dal Primo Ministro è intaccata da seri dubbi (condivisi da vari esperti internazionali) che il network informale tigrino che controllava l’economia del Paese stia per essere sostituito da un altro network assai opaco controllato dal Primo Ministro.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e a spinto il Tigrai a rafforzare la sua autonomia regionale (forse anche in previsione di una guerra civile), è stata la decisione del Primo Ministro di annullare le elezioni nazionali, ad agosto, a causa della pandemia di coronavirus. Il TPLF e i vari partiti di opposizione, al contrario, ritenevano possibile indire le elezioni nel rispetto delle misure sanitario di prevenzione, interpretando la decisione di Abiy come un colpo di Stato Costituzionale per rimanere in carica.

Le reazioni del governo regionale del Tigrai sono state pesanti, tra il resto, promuovere tra l’etnia tigrina un senso di rivalsa nazionalistica, di accusare il Governo federale di voler instaurare una dittatura e di indire le elezioni regionali nel Tigrai indipendentemente dalle decisioni prese dal Primo Ministro. Le elezioni si sono tenute lo scorso settembre con la vittoria del TPLF, ma non ritenute valide dal Governo federale. Agli inizi di ottobre il governo federale aveva deciso di interrompere i contatti con il governo regionale del Tigrai e i finanziamenti statali per assistenza sanitaria, educazione e sviluppo.

A seguito dell’attacco alla caserma, il Primo Ministro ha ordinato lo stato di emergenza nella regione del Tigrai e convocato lo Stato Maggiore delle Forze Armate per pianificare un’offensiva terrestre e aerea contro le forze del partito rivoluzionario TPLF già definite ‘ribelli’. In un post sui social media, Abiy rispolvera i termini guerrafondai già utilizzati nell’ottobre 2019 contro l’Egitto e rientranti nella delicata disputa sulle risorse idriche del Nilo, compromesse dalla costruzione della mega diga Grande Rinascita in Etiopia di cui lavori sono stati affidati alla impresa italiana Salini Impregilo. All’epoca il Premio Nobel per la Pace etiope informò l’Egitto che era disposto a sostenere una guerra per difendere la mega-diga, anche a costo di arruolare 10 milioni di giovani etiopi. La dichiarazione ha fatto saltare la mediazione offerta dagli Stati Uniti e tutt’ora non si è trovato alcun accordo tra Egitto, Sudan ed Etiopia sulla complicata questione, nonostante l’evidente rischio di un conflitto armato tra Cairo – Khartoum e Addis Ababa che sconvolgerebbe l’intera regione.

«Le nostre forze di difesa hanno ricevuto l’ordine di portare a termine la loro missione per salvare il Paese. L’ultimo punto della linea rossa è stato superato. La forza viene utilizzata come ultima misura per salvare le persone e il Paese» , ha reso noto il Primo Ministro etiope. Abiy non ha fornito indicazioni sulla natura della risposta, ma gli osservatori hanno avvertito che un l’attuale situazione di profonda conflittualità tra il governo e il TPLF potrebbe sfociare nella violenza.

Mercoledì, il Governo locale del Tigray ha affermato che il comando settentrionale delle forze armate federali, che è di stanza nella regione, ha disertato al suo fianco. Addis Abeba ha respinto l’affermazione bollandola come fake news. Come prima misura preventiva il governo federale ha chiuso l’accesso a internet e alla telefonia fissa e mobile nella regione del Tigrai

Il casus belli è stato la nomina di un generale delle forze armate del Nord da parte del Primo Ministro senza aver interpellato il TPLF. Secondo vari osservatori regionali, la mossa era tesa a privare il governo regionale tigrino del controllo delle divisioni Nord, al fine di prevenire colpi di Stato o una guerra di secessione. Purtroppo questa mossa ha scatenato le ira del TPLF, che ha impedito con la forza la nomina del generale controllato da Abiy.

La guerra civile in Etiopia è alle sue prime mosse, e vi sono ancora ampi margini per fermarla. Alle motivazioni politiche ed economiche che vertono sul controllo del Paese, si aggiungono anche rancori e odi personali tra il Primo Ministro Abiy Hamed e il Presidente del TigraiDebretsion Gebremichael, che potrebbero impedire qualsiasi dialogo politico volto a evitare la guerra civile, che potrebbe assumere una drammatica dimensione nazionale.

Muovere guerra al Tigrai sembra una decisione suicida da parte del Governo federale, in quanto il TPLF non ha solo il controllo totale delle divisioni Nord, ma controlla oltre la metà del Esercito, divisioni meccanizzate e delle forze aeree.

Al momento si assiste ad una escalation preoccupante.
Il TPLF sta per lanciare messaggi di arruolamento di massa tra la popolazione tigrina, invitando donne e uomini di età compresa dai 14 ai 50 anni a prendere le armi in difesa della patria. Sta, inoltre, lavorando sotto banco per diserzioni di massa all’interno delle Forze Armate.
Il Governo federale sta ammassando le divisioni fedeli ad Abiy al confine meridionale del Tigrai, pronte a invadere la regione. Fonti riservate informano che due settimane fa Abiy avrebbe concordato con il Governo eritreo un accordo di cooperazione militare e chiesto alle truppe eritree di invadere il Tigrai dal nord in caso di estrema necessità. Informazioni categoricamente smentite dal Governo federale.

«D’ora in poi anche una piccola scintilla può accendere la guerra civile su tutto il territorio nazionale. La non auspicabile ma probabile guerra civile è il risultato delle tensioni che si sono formate e della incapacità da entrambe le parti di risolvere le divergenze in modo pacifico e democratico. L’attuale escalation militare potrebbe portare ad una devastante guerra civile che potrebbe essere di lungo periodo compromettendo la stabilità dell’Etiopia e della intera regione» , ha affermato William Davison, analista senior di International Crisis Group per l’Etiopia.

Il pericolo di guerra civile si inserisce nella complicata situazione nazionale di tensioni etniche con gli Oromo e gli Amara e si aggiunge alla già grave crisi circa le risorse idriche del Nilo. Anche in questi due casi l’atteggiamento guerrafondaio scelto dal Primo Ministro Abiy sta aggravando la situazione.

Se scoppiasse uno scontro militare tra Governo Federale e Makalle -capitale del Tigrai- Oromo e Amara potrebbero approfittarne per tentare una sollevazione armata e staccarsi dalla Federazione etiope. Una probabilità da non sottovalutare, in quanto l’Egitto ha ripreso a sostenere politicamente i movimenti secessionisti Oromo e Amara. Molti osservatori regionali hanno il sospetto che il Cairo abbia ripreso anche il rifornimento in armi e munizioni garantito agli Oromo tra il 2016 e il 2018.

Il totale disprezzo dimostrato dal Primo Ministro per i vari tentativi di arrivare ad un compromesso sulla gestione delle acque del Nilo e la unilaterale decisione di riempire il bacino idrico della diga Grande Rinascita, al fine di avviare una produzione energetica entro un anno, stanno facendo rischiare il primo conflitto africano per l’acqua.
Due settimane fa il Presidente americano Donald Trump, in un discorso ufficiale, ha di fatto avvallato una eventuale opzione militare egiziana contro la diga in Etiopia. Quale migliore occasione per il Cairo di una guerra civile per lanciare missili a lunga gittata per distruggere la diga, sicura di una impossibilità di risposta militare da parte etiope?

La minaccia di un conflitto armato tra il governo federale e le autorità del Tigrai era in ipotesi da tempo, quindi l’attuale escalation non è stata una sorpresa per molti etiopi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->