martedì, Novembre 30

Etiopia: che ci fanno le truppe sudanesi a Berkat Norain e Al-Fushaqa? Il Governo di Khartoum intende approfittare della guerra civile etiope e della debolezza di Addis Ababa per riprendere il controllo della regione di Al-Fushaqa, e annettersi i territori contestati etiopi

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Domenica 6 dicembre, alle ore 23.00 locali, reparti dell’Esercito sudanese hanno occupato la zona di Berkat Norain, che, in teoria, sarebbe territorio etiope. Altri reparti si erano dispiegati, venerdì 4 dicembre, nella regione di Al-Fushaqa, nello Stato di Gedaref, adiacente alla regione etiope di Amhara. L’Esercito etiope, impegnato nel conflitto del Tigray, si è limitato a monitorare lo sconfinamento senza ingaggiare battaglia. Una eventualità che potrebbe verificarsi solo se i reparti sudanesi si inoltrassero oltre questi territori.

La prudenza dimostrata dal Governo federale è dettata dal fatto che l’Etiopia in questo momento ha problemi più grandi da affrontare rispetto al controllo di territori di frontiera, territori oggetto di una disputa che dura da 25 anni, e di certo non vuole un conflitto con il Sudan, che potrebbe aprire le porte ad un conflitto regionale. Il primo media a segnalare la presenza delle truppe sudanesi è stato ‘Voice Of America’. Notizia successivamente confermata dal quotidiano ‘Sudan Tribune’ e dalla TV di Dubai ‘Al-Arabiya’, come abbiamo riassunto nelle scorse ore.

Dopo i primi allarmi su un eventuale estensione del conflitto in Tigray, gli osservatori militari della regione, sono ora più propensi a pensare che il Governo di Khartoum intenda semplicemente approfittare della guerra civile etiope per riprendere il controllo della regione di Al-Fushaqa, e annettersi i territori contestati etiopi,approfittando della momentanea debolezza di Addis Ababa.

Ad iniziare dagli anni Cinquanta i contadini etiopi si sono infiltrati nella regione di Al-Fushaqa e nei territori contesi di Berkat Norain in cerca di terre fertili da coltivare, approfittando di una labile demarcazione dei confini. La regione è sempre stata fonte di tensioni militari tra il Sudan e l’Etiopia.
Nel 1995 i due Paesi decisero che le aree contese di Berkat Norain divenissero aree demilitarizzate al fine di non infliggere danno alle popolazioni sudanesi ed etiope presenti. I rispettivi governi trovarono il modo di raggirare gli accordi. Il Sudan creò una milizia locale sotto il comando del Sudan Pupular Defense Brigades, mentre l’Etiopia arruolò i coloni insediati ad Al-Fushaqa e Berkat Norain, formando una milizia denominata Shifta.

La disputa territoriale risale al 1957, quando l’Etiopia impose il controllo delle aree dove i suoi coloni si erano installati. Nel 2017, fu annunciato un accordo per demarcare i confini ad eccezione della zona di Berkat Norain e Al-Fushaqa, che rimase una ‘free area’ in attesa di ulteriori negoziati. Nell’agosto del 2018 i due Paesi concordarono di presidiare congiuntamente l’aerea al fine di prevenire tensioni e scontri etnici tra gli abitanti sudanesi ed etiopi. Purtroppo nessun dei due eserciti regolari ha sostituito e disarmato le rispettive milizie, le quali hanno continuato a scontrarsi sporadicamente fino al maggio di quest’anno, quando la milizia Shifta ha attaccato i villaggi circostanti la città dei Qadarif orientale, provocando la morte di cinque civili.

L’intervento dell’Esercito sudanese avrebbe provocato la reazione delle forze di difesa etiope e si sarebbe verificata una battaglia tra i due eserciti. Il conflitto, rientrato quasi immediatamente, è stato confermato dal Sudan, mentre l’Etiopia ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento diretto o indiretto. Le milizie etiopi Shefta sono rimaste attive rubando raccolti e bestiame nelle località rivendicate da Khartoum e Addis Ababa. Per ottenere una rapida vittoria contro il TPLF, il Governo federale avrebbe spostato le truppe che presidiavano la zona e l’Esercito sudanese ne avrebbe immediatamente approfittato.

L’operazione sarebbe iniziata lo scorso novembre quando l’Esercito sudanese ha arrestato Halka Asar, un alto leader militare della milizia Shefta, mentre stava viaggiando per mettere al sicuro un importante carico di oro di contrabbando.
Fonti diplomatiche contattate non credono che l’occupazione militare del Sudan nelle aree di confine contestate sia il preambolo per una guerra diretta tra Sudan ed Etiopia.

Il Governo transitorio di Khartoum, controllato dalla giunta militare, è ancora debole e non aspira ad imbarcarsi in una pericolosa avventura entrando nel conflitto già in essere nel Tigray. Un conto e rubacchiare territori dai confini incerti, un altro è avviare uno scontro diretto con l’Etiopia. Khartoum è consapevole che l’occupazione di Berkat Norain e Al-Fushaqa non farà scattare una reazione di Addis Ababa. Per tenere lontano il Sudan dal conflitto nel Tigray il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali potrebbe decidere di rinunciare a questi territori.

Tuttavia le intenzioni del Sudan a medio termine non sono del tutto chiare. È un dato di fatto che il Sudan è contrario al rapido riempimento del bacino della diga etiope Grande Rinascita che sta mettendo a rischio il livello delle acque del Nilo e la vita di milioni di contadini. La presenza dell’Esercito egiziano in Sudan, con la scusa di esercitazioni militari comuni e il misterioso incontro avvenuto a Juba, capitale del Sud Sudan, con dirigenti del TPLF, il Presidente egiziano Al Sisi, il Presidente sud sudanese Salva Kiir ed esponenti della giunta militare giunti da Khartoum, sono segnali che qualcosa sta covando sotto la cenere.

Tutto ruota attorno alla diga Grande Rinascita e all’astuzia del Primo Ministro Abiy di prendere tempo con interminabili e infruttuosi colloqui con le controparti egiziane e sudanesi per poter riempire il bacino della diga iniziando a produrre energia elettrica per venderla all’estero in cambio di valuta pregiata. È prevedibile che l’Occidente e le monarchie arabe del Golfo cercheranno di fare pressioni al fine di evitare l’allargamento del conflitto a Egitto e Sudan, ma la diga compromette l’agricoltura e la sopravvivenza di milioni di contadini egiziani e sudanesi.

Se l’Etiopia non è desiderosa di iniziare una guerra con il Sudan, altrettanto dicasi per Khartoum. Molto più efficace e meno pericoloso supportare il TPLF mantenendo aperto il corridoio sudanese per approvvigionamenti di cibo, medicinali, armi e munizioni al fine di permettere al TPLF di continuare la guerriglia. Il confine con il Sudan è controllato dalle truppe federali, ma le sue estensione e porosità permettono di aggirare la sorveglianza federale anche se con qualche difficoltà.

Fonti diplomatiche informano che l’Esercito sudanese si concentrerà ad assicurarsi il pieno controllo dell’area di Berkat Norain e Al-Fushaqa, lanciando l’offensiva contro la milizia Shefta, senza però massacrare i coloni etiopi già presenti nell’area. Una volta sconfitta la milizia i coloni possono essere messi sotto giurisdizione sudanese senza troppi problemi. D’altronde il Sudan ospita già 50.000 rifugiati tigrini che rappresentano una ottima arma di riabilitazione politica internazionale e un ottimo affare economico.

Se per il momento uno scontro diretto Sudan – Etiopia sembra scongiurato, il prolungarsi del conflitto in Tigray potrebbe progressivamente portare l’Etiopia in una situazione simile a quella in Siria. Se ciò avverrà, tutti i giochi verranno riaperti. I conti da regolare sono tanti, compresa la faraonica diga Grande Rinascita. 

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