domenica, Settembre 26

Etiopia: Abiy Ahmed, Eritrea fuori dal Tigray Il Primo Ministro etiope ha annunciato che l'Eritrea ha acconsentito a ritirare le proprie forze dalla regione del Tigray

0

Oggi, dopo le pressioni da parte degli Stati Uniti e delle organizzazioni internazionali, il Primo Ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, ha annunciato che l’Eritrea ha acconsentito a ritirare le proprie forze dalla regione del Tigray. In un comunicato emesso dopo una visita in Eritrea, Abiy ha affermato che le forze etiopi prenderanno il controllo delle aree di confine “con effetto immediato”. “Durante il mio colloquio di ieri ad Asmara con il presidente Isaias Afewerki, il governo dell’Eritrea ha acconsentito al ritiro delle proprie truppe dal confine con l’Etiopia. Le forze dell’esercito nazionale etiope subentreranno per prendere il controllo dell’area con effetto immediato”, ha riferito il Premier etiope, attraverso una nota diffusa anche sui propri profili social.

Solo la scorsa settimana Abiy aveva riconosciuto ufficialmente la presenza di soldati dall’Eritrea, a lungo nemico dei leader del Tigray che un tempo dominavano il governo etiope. La nuova dichiarazione, però, non dice quanti soldati eritrei siano stati in Etiopia, ma ne conferma la presenza  sul territorio etiope, spiegando che l’intervento delle forze del Paese vicino era diventato necessario dopo l’attacco che le milizie fedeli al partito del Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF), il 4 novembre, avevano sferrato a una base militare dell’esercito etiopico, un’aggresione nella quale “sono stati lanciati anche razzi verso Asmara, provocando l’intervento dell’esercito dell’Eritrea attraverso il confine per prevenire nuovi attacchi e tutelare cosi’ la sicurezza nazionale”. Dal 4 novembre, secondo dati delle Nazioni Unite, sono almeno 160.000 rifugiati in Sudan e altre decine di migliaia di sfollati interni. A causa delle violenze le attivita’ economiche si sono fermate, spingendo nell’insicurezza alimentare milioni di persone, sempre stando ai rapporti dell’Onu.

Con le sue dichiarazioni il capo del governo ha poi confermato anche i report d’inchiesta realizzati dalle Nazioni Unite e da organizzazioni come Medici Senza frontiere e Amnesty international che denunciavano aggressioni contro le popolazioni civili del Tigray, saccheggi e distruzioni non solo da parte dei militari etiopi e delle milizie locali ma anche delle forze eritree. Anche il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e l’Unione europea avevano gia’ condannato la condotta di Asmara e chiesto alle sue forze di lasciare la vicina Etiopia. In particolare, martedi’ il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riferito di combattimenti in corso nel triangolo di Fashaga, al confine tra Etiopia e Sudan. Si tratta di una zona contesa tra i due Paesi. “Il conflitto lungo il confine tra Sudan ed Etiopia- si legge nel report dell’Agenzia Onu- tra forze sudanesi ed etiopiche – incluse milizie della comunita’ Amhara – e forze eritree spiegate intorno all’insediamento di Barkhat nella regione di Fashaga si registra dai primi di marzo, insieme a relativi scontri”.

Secondo il portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Boris Cheshirkov, i campi profughi di Shimelba e Hitsats, nella regione del Tigray, nel Nord dell’Etiopia, sono stati “completamente distrutti” durante il conflitto che ha interessato la regione a partire dallo scorso novembre. I due campi ospitavano circa 20.000 rifugiati, ha ricordato l’Unhcr. Di questi, ha precisato Cheshirkov, “più di 7.000 hanno raggiunto da soli o assistiti dalle autorità etiopi gli altri due campi dove sono ospitati rifugiati eritrei, Mai Aini e Adi Harush”, sempre situati nel Tigray. Altri 2.000 sono invece stati contattati dall’Unhcr nelle città di Shire, Macallè, Afar e Addis Ababa.

 Il portavoce ha riferito quindi di una visita nella città di Shiraro, che si trova a una trentina di chilometri dal campo di Shimbela, dove “si ritiene ci siano rifugiati con urgente bisogno di sicurezza e sostegno”. Secondo le autorità locali, ci sarebbero circa 95.000 etiopi sfollati nell’area di Shiraro.

Lo scorso febbraio le autorità etiopi avevano riferito di “combattimenti” avvenuti attorno ai due campi, con i profughi “finiti nel fuoco incrociato” tra truppe federali e forze fedeli al governo locale del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf). Il direttore dell’Agenzia etiope per i rifugiati e i rimpatriati (Arra), Tesfaye Gobezay, aveva quindi annunciato l’intenzione del governo di chiudere questi due campi, motivando la decisione con la vicinanza al confine eritreo e con le sue condizioni di vita.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->