domenica, Maggio 16

eSwatini e Taiwan: gli Asterix e Obelix del III millennio Un’alleanza fra due piccoli Stati per la propria sopravvivenza

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“Siamo nel 50 a. C. Tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un piccolo villaggio di irriducibili Galli resiste ancora agli invasori!”. Queste parole aprono tutti i volumi di ‘Asterix e Obelix’, il celebre fumetto a firma di Uderzo e Goscinny. A rileggere quelle pagine, con uno sforzo di fantasia, si può paragonare la situazione immaginata dagli autori francesi come un’anticipazione di quello che sta accadendo oggi in Africa. Il continente nero, infatti, è, oggi come sempre, terreno di conquista da parte delle potenze mondiali, con la Cina grande protagonista di questa versione 2.0 del colonialismo. Il gigante asiatico, infatti, ha conquistato, a furia di investimenti, alleanze strategico-militari, accordi economico-finanziari buona parte del territorio africano. La Repubblica Popolare sta mettendo le mani sulle ricchezze dell’Africa, diventando, così, il partner principale di molti Stati del continente. Questo spiega, ad esempio, le difficoltà incontrate dall’Unione Europea nella chiusura degli accordi di libero scambio, che le visite dei Primi Ministri e dei Presidenti di tutta Europa stentano a sbloccare. Tutta l’Africa, ormai, sembra essere diventata lo sbocco principale degli investimenti cinesi… Tutta? No! Perché un piccolo Stato sudafricano, l’eSwatini, resiste alle varie e continue avances della Repubblica Popolare. Come mai?

L’eSwatini è una delle ultime monarchie assolute del mondo. Il re, Mswane III, ha recentemente cambiato il nome del suo Stato, che un tempo si chiamava Swaziland, poiché, a suo dire, nel consesso internazionale, il nome della piccola entità statale sudafricana era spesso confusa con la Svizzera (in inglese, Switzerland). Con capitale Mbabane, l’eSwatini è uno Stato senza sbocco sul mare, che può contare su una popolazione di poco più di un milione di abitanti. E che non vuole avere nulla a che fare con la Repubblica Popolare Cinese. Infatti, l’eSwatini è l’unico e ultimo Stato africano a mantenere rapporti diplomatici con Taiwan, che, da parte sua, ritiene di essere l’unico rappresentante legittimo della Cina, per via dell’annosa questione che separa Pechino da Taipei da quando, nel 1949, le truppe nazionaliste del Kuomintang, guidate da Chiang Kaishek furono sconfitte e ripararono sull’isola di Taiwan, dove, da allora, reclamano l’autorità sull’intero Stato asiatico. E, fino al 1971, il Governo di Taipei era considerato il legittimo rappresentante della Cina nel mondo: lo scranno di membro permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riservato dalla Cina era occupato da un rappresentante di Taiwan. Da allora, tuttavia, molte cose sono cambiate e Taiwan, al momento, mantiene rapporti diplomatici con solo 17 Stati del mondo: eSwatini, Belize, Nauru, Paraguay, Isole Marshall, Kiribati, Guatemala, Palau, Saint Kitts and Nevis, Saint Vincent and Grenadine, Haiti, Honduras, Nicaragua, Tuvalu, Saint Lucia, Isole Salomone e la Santa Sede (quest’ultima, al centro di un’intricata questione diplomatica). ESwatini è, fra questi, l’unico appartenente a un continente così strategicamente fondamentale per gli interessi cinesi come l’Africa.

Per quanto piccolo, l’eSwatini è da tempo oggetto delle mire della Cina, che sta provando in tutti i modi a sedurre lo Stato un tempo conosciuto come Swaziland. Le avances, tuttavia, vengono puntualmente rispedite al mittente. Con Taiwan, infatti, il piccolo Stato africano è intenzionato ad approfondire i rapporti e a saldare l’alleanza, come sancito nell’incontro che ha avuto luogo nello scorso giugno, quando, una delegazione swazi, guidata dal re in persona, è stata ricevuta e accolta a Taipei. Qui, Mswane III e Tsai Ing-wen, la Presidentessa di Taiwan, si sono scambiati solenni promesse di proseguire lungo la strada intrapresa e di continuare lungo questa anche nei momenti più difficili. Sembrano, a ben vedere, le promesse che si fanno in un matrimonio che ha in serbo una ricca dote per l’eSwatini.

L’accordo, siglato in occasione dei festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario dall’inizio delle relazioni fra i due Stati, prevedeva un taglio delle tariffe per 153 prodotti dell’eSwatini, consistenti investimenti in terra africana nel campo dell’agricoltura, dell’energia, della medicina, dell’informazione e della comunicazione, nella tecnologia, oltre a garantire l’addestramento del personale. Non è un caso che Mswane III abbia definito Taiwan una seconda casa per il popolo di eSwatini.

Se l’accordo è molto conveniente per il piccolo Stato sudafricano, tanto da non farlo cedere di fronte alle pressanti richieste cinesi, lo stesso si può dire per Taiwan, che non può permettersi di perdere l’ennesimo alleato. E questo per varie ragioni: non può rischiare di rimanere ulteriormente isolata e perdere altri partner, dopo aver perso, solo quest’anno, la Repubblica Dominicana, El Salvador e il Burkina Faso. Per la propria sopravvivenza come entità statale, economicamente autonoma, ha necessità di avere qualcuno con cui dialogare, con cui esistere. Le manovre cinesi sull’eSwatini hanno come obiettivo non quello di espandere la propria presenza in Africa – l’ex Swaziland è uno Stato di dimensioni e importanza economica notevolmente ridotta in confronto al resto del continente – quanto per soffocare ulteriormente Taiwan, che da anni cerca di perseguire una propria strada per il riconoscimento della propria indipendenza da Pechino sul piano internazionale. Inoltre, oltre a ragioni materiali, l’importanza di mantenere rapporti diplomatici presenta motivi anche prettamente politici: lungi dall’essere una semplice regione autonoma della Repubblica Popolare, come viene considerata dalla Cina, Taiwan vuole mostrare al mondo di esistere, di essere altra cosa rispetto all’odiato e immenso dirimpettaio e di poter perseguire i propri obiettivi, le proprie attività in totale indipendenza rispetto a Pechino. A Taipei, infatti, sanno bene che il sogno dei propri fondatori, ossia quello di tornare a governare la Cina e di riunirsi alla Madrepatria è da considerarsi irrealizzabile, date le dimensioni e l’importanza che il gigante rosso ha acquisito nel mondo. Benché quello sia ancora l’obiettivo dichiarato, la via intrapresa dagli ultimi Governi taiwanesi è quella del consolidamento della propria indipendenza, di presentarsi al mondo come una democrazia matura, libera. Come, de facto, è stato negli ultimi decenni.

E quindi, un’alleanza fra uno dei più peculiari Stati africani e un’isola, che lotta una guerra impari contro il suo nemico di sempre, si rivela più pregna di significati di quanto immaginato. E chissà che, come nei fumetti di Uderzo e Goscinny, anche questa volta i piccoli e agguerriti Galli riusciranno a resistere ai grandi e potenti Romani.

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