martedì, ottobre 23

Estrema destra: viaggio nel lato oscuro dell’Europa

0
1 2


Voleva uccidere tutti i musulmani l’uomo che lo scorso 19 giugno ha travolto con un furgone una folla di fedeli all’uscita della moschea di Finsbury Park, a Londra. L’uomo, un 47enne che risiede in un sobborgo di Cardiff, è piombato sulla folla, reduce dalla preghiera serale del Ramadan, lasciando a terra un morto e una decina di feriti. Quindi l’attentatore, che ha agito da solo, è sceso dal furgone e ha iniziato una colluttazione con alcuni fedeli scampati all’agguato, prima di essere bloccato e arrestato dalla Polizia.

L’ultimo fatto di sangue che ha scosso la capitale britannica è mosso da un odio speculare a quello che ha alimentato i recenti attacchi sul ponte di Westminster e sul London Bridge, ma ha spinto qualcuno a nutrire sospetti sull’eguale importanza data ai due episodi. «Se attacca un bianco nessuno parla di terrorismo, i media utilizzano due pesi e due misure» hanno affermato dalla folla giunta sul luogo dell’attentato, come riportato dall’ANSA.

Si tratta di accuse gravi, tra l’altro smentite dall’immediata reazione del mondo politico britannico, che si è affrettato a condannare l’accaduto sottolineando l’affinità di tale azione con gli attacchi di matrice islamista condotti nei mesi precedenti; accuse che evidenziano come l’ondata di terrorismo che si sta abbattendo sul Regno Unito stia mettendo a dura prova la coesistenza pacifica all’interno della società multiculturale britannica. Quella di non cedere alla retorica degli estremismi è una sfida con cui il Regno Unito si è dovuto confrontare sin dagli anni ’60. La recente storia della Gran Bretagna è infatti tristemente ricca di episodi di violenza, causati dall’intreccio tra gruppi di estrema destra e formazioni terroristiche di stampo razziale.

La storia dell’estremismo britannico inizia nel 1967, quando viene fondato da Arthur Kenneth Chesterton il National Front (NF). Il primo bersaglio dell’NF, che riscosse un immediato successo nei sobborghi orientali di Londra e nella parte settentrionale dell’Inghilterra, fu la popolazione di origine asiatica immigrata in Gran Bretagna. L’organizzazione ottenne quindi risalto a livello nazionale grazie alle marce provocatorie attraverso i quartieri abitati per lo più da popolazione non britannica.

Organizzate durante gli anni ’70, tali manifestazioni condussero spesso a scontri con la popolazione locale o contro i manifestanti anti-fascisti, che contribuirono ad alimentare la propaganda e la visibilità del movimento. Ben presto all’NF si affiancò un’altra organizzazione, destinata a diventare altrettanto famosa per i propri attacchi contro la popolazione di origine africana e asiatica, il British National Party (BNP), fondato nel 1982. Ad ogni modo, fino agli anni ‘90 la presenza dell’estrema destra in Gran Bretagna comportò per lo più disordini pubblici ed episodi di violenza razziale, piuttosto che veri e propri atti di terrorismo. Le cose cambiarono quando nel 1992 emerse un gruppo di estremisti con chiari intenti eversivi e paramilitari, chiamato Combat 18 (C18).

Per tutti gli anni ’90 gli appartenenti a tale movimento si impegnarono in numerosi attacchi incendiari contro le abitazioni di immigrati. Inoltre, diffusero materiale utile per la costruzione di ordigni improvvisati e pubblicarono liste di proscrizione, con nominativi ed indirizzi di intellettuali, politici e attivisti di sinistra etichettati come ‘traditori della razza’, invitando i simpatizzanti di tutta Europa ad inviare lettere esplosive a tali recapiti. Un momento fondamentale nella storia dell’estremismo britannico si ebbe nell’aprile 1999, quando David Copeland piazzò tre ordigni in quartieri di Londra frequentati prevalentemente da popolazione omosessuale e di colore. L’attacco risultò l’azione più grave in tutta la storia dell’estrema destra britannica, causando una dozzina di feriti e uccidendo quattro persone. Copeland ammise davanti alla Polizia che il suo scopo era quello di far scoppiare un conflitto razziale nel suo Paese, provocando la reazione delle minoranze etniche.

A partire dal 2009 si è assistito alla nascita dei cosiddetti movimenti anti-jihad, ovvero gruppi di estremisti sorti come reazione uguale e contraria al montare del terrorismo islamico. Nel folle clima da caccia alle streghe che negli ultimi anni ha colpito la popolazione di origine musulmana, e che ha alimentato l’identificazione tra i flussi migratori e la minaccia jihadista, le sigle xenofobe e islamofobe si sono moltiplicate a perdita d’occhio; tra esse le più famose sono National Action, Britain First e l’English Defence League (EDL), in grado di organizzare tramite il ricorso alla mobilitazione via web raduni e manifestazioni con centinaia di partecipanti. Infine, uno degli episodi che più hanno scosso la società britannica è avvenuto lo scorso anno, quando a ridosso del referendum sulla Brexit, Jo Cox, membro del Parlamento britannico, è stata assassinata da Thomas Mair, appartenente ad ambienti neo-nazisti, che ha giustificato il suo gesto con la contrarietà verso le politiche di apertura ai rifugiati siriani di cui la Cox era sostenitrice.

La Gran Bretagna ovviamente non è l’unico Paese in Europa a dover fronteggiare l’avanzata dei movimenti di estrema destra. Si tratta di una deriva generalizzata che coinvolge praticamente tutti gli Stati europei e che assume connotati diversi e specifici per ogni Paese. Come sostiene Liz Fekete, direttrice dell’Institute of Race Relations di Londra, «E’ difficile delineare in maniera precisa i contorni dell’estrema destra europea. Vi si possono trovare una miriade di diverse fazioni ideologiche, quasi sempre connesse tra loro, e in genere legate a determinate subculture, come la musica o lo sport. Ad esempio Hooligans Contro Salafiti (Hogesa), un movimento nato nel 2014 a Colonia, si definisce un’alleanza temporanea tra tifoserie rivali, finalizzata a contrastare i reali nemici della madrepatria, ovvero la popolazione di origine musulmana».

Nella sua analisi del fenomeno estremista europeo Liz Fekete distingue quindi alcune grandi categorie: i neo-fascisti di Casa Pound in Italia; i nazionalisti anti-europeisti come Alba Dorata in Grecia e lo Ukip in Gran Bretagna, anche se quest’ultimo meno dotato di carattere insurrezionale; i nazional-socialisti, come le tedesche Free Forces, spesso additate con il nomignolo Cravatte-Nazi per indicare la loro provenienza dalla classe media, il Partito Nazionaldemocratico di Germania (NPD), il Partito degli Svedesi, e il britannico National Socialist Movement. Vi sono poi i movimenti di stampo internazionalista, come PEGIDA (Patriotic Europeans Against the Islamisation of the West) in Germania e la European Defense League, basata in Gran Bretagna ma con ramificazioni anche in Olanda e Norvegia; i movimenti a connotazione populista, come il Blocco Identitario in Francia e i suprematisti bianchi (Blood & Honour in Gran Bretagna, White Aryan Resistance in Svezia e tutte quelle formazioni che militano attorno alla piattaforma Stormfront).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore