martedì, Maggio 18

Estrema destra: l’odio al centro del voto Secondo l'ultimo rapporto di Amnesty International, in Italia sta crescendo una deriva pericolosa verso razzismo, odio e violenza. Ne parliamo con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, e Lucio Tirinnanzi, giornalista

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Atti di violenza, verbale e fisica, episodi di razzismo e uso di un linguaggio discriminatorio. Tutto questo è stato al centro dell’ultima campagna elettorale. Un clima di odio che non si fermerà al 4 marzo, data delle prossime elezioni, ma che, con molte probabilità, avrà delle conseguenze anche nel contesto della prossima legislatura, con il rischio che la violenza, nelle sue diverse forme, possa arrivare ad una sua normalizzazione. L’ ultima Relazione sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza, relativa al 2017, riserva, infatti, un capitolo in merito al crescente clima di tensione che si sta diffondendo parallelamente nei palazzi istituzionali e nella società reale.

In particolare, si legge nel documento del Consiglio dei Ministri, «il panorama politico politico italiano sta assistendo alla crescita ‘dinamica’ di nuove sigle appartenenti alla destra radicale, a cui aderiscono perlopiù le fasce giovanili, che alimentano i sentimenti nazionalisti verso le tematiche legate all’immigrazione». Temi che vengono cavalcati sino all’esasperazione, in situazioni di disagio sociale legati soprattutto alle problematiche abitative e occupazionali, dove vengono promosse «iniziative propagandistiche e provocatorie all’insegna del nostalgismo fascista in ‘sinergia’ con locali comitati cittadini» .

Il dinamismo delle forza estremiste, va di pari passo con gli usi e i metodi del linguaggio politico, estremizzato nel contesto della campagna elettorale, ma non solo. A questo proposito Amnesty International Italia ha avviato un progetto, ‘il Barometro dell’Odio, con l’intento di raccogliere e aggiornare, per tutta la durata della campagna elettorale, le dichiarazioni rivolte contro migranti, rifugiati, immigrati e rom da parte dei partiti di coalizione, categorizzate in base alla gravità. “Da un paio d’anni osserviamo la diffusione di un linguaggio discriminatorio e di una retorica xenofoba del noi contro loro” ci dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, “e la campagna elettorale ci è sembrata il momento più indicato per misurare questo clima”.

Secondo l’organizzazione umanitaria, il 95% delle dichiarazioni discriminatorie, razziste o che incitano all’odio e alla violenza in campagna elettorale sono da attribuire ai tre partiti della coalizione di centrodestra, con il candidato premier della Lega Matteo Salvini che, nel monitoraggio, detiene il ‘primato’ delle dichiarazioni offensive nei confronti di migranti. Il 52% delle frasi anti-migranti appartengono infatti al Carroccio, mentre Fratelli d’Italia e il suo leader Georgia Meloni, hanno una percentuale più alta per quanto riguarda le discriminazioni di genere (50%). Mentre il Movimento 5 Stelle ha registrato, fino ad ora, il 2% delle frasi discriminatorie totali nel periodo di campagna elettorale, anche se nel quadro dei candidati alle elezioni regionali di Lazio e Lombardia, anch’essi presenti nel barometro di Amnesty, si trova al secondo posto con  quattro frasi segnalate (Roberta Lombardi).

“Chi ha incarichi istituzionali ha più responsabilità del cittadino comune in termini di un uso di un linguaggio non sessista e non discriminatorio”, spiega Noury, “e la diffusione di terminologie violente e xenofobe ha degli effetti sulla popolazione, e ciò che ieri era inaccettabile, oggi è più tollerato e domani sarà perfettamente tollerato. Il rischio, molto dannoso, è una normalizzazione di questo linguaggio”.

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