mercoledì, Settembre 22

Estate pazza, vino eccellente image

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Quasi 655mila ettari di terreno vitato, 384mila aziende con vite e 63mila imprese vinificatrici per circa 47 milioni e mezzo di ettolitri di vino prodotto (il 15% in più rispetto al 2012). Questi, secondo i dati di Assoeneologi, diffusi durante l’ultima edizione di Vinitaly, i numeri che fotografano l’industria del vino 2013 in Italia: un settore che lo scorso anno ha sviluppato un fatturato di 12 miliardi di euro e che conta circa un milione 200mila addetti con un incremento del 50% negli ultimi 10 anni. E ora, che la nuova vendemmia è alle porte, tutti con il fiato sospeso a sperare in un settembre mite dopo una stagione estiva a dir poco bizzarra. Se così fosse, il 2014 potrebbe rivelarsi un’ottima annata dal punto di vista qualitativo.

E’ difficile, in questo momento, fare delle previsioni certe, anche se le indicazioni che provengono da tutte le realtà italiane parlano di un possibile calo della produzione, tranne che in qualche regione del Centro dove, al contrario, si potrebbe registrare addirittura un aumento.

“Il particolare clima di quest’anno”, spiega Domenico Bosco, responsabile vitivinicolo di Coldiretti, “ha riportato la vendemmia nel periodo tradizionale: tra la fine di settembre e il mese di ottobre. Gli anni scorsi si erano spesso avuti degli anticipi. Per molte aziende con uve sane si potrebbe addirittura registrare un ritardo. E questo è uno degli elementi che non permette di fare previsioni. L’andamento climatico della stagione estiva ha influito sui processi di maturazione e, in alcuni casi, avremo gradazioni più basse. La situazione non sarà tuttavia uguale ovunque, perché quest’anno l’andamento climatico del Nord è stato diverso da quello del Centro e del Sud. In ogni caso, la battaglia della qualità si gioca sempre ‘sul terreno’ e premia i vignaioli che ogni giorno sanno curare adeguatamente le coltivazioni.

In particolare, sul fronte dei vini generici, che detengono una quota di mercato intorno al 30%, si potrebbe assistere a un aumento dei prezzi delle uve e dei vini. Cosa che riequilibrerebbe la diminuzione dei valori registrata negli anni scorsi sia a causa di un eccesso di produzione in Italia, sia per le raccolte record di paesi come la Spagna, che hanno cercato di ‘smaltire’ proficuamente il surplus entrando in nuovi mercati.

Intanto, si registra un rinnovato interesse sotto il profilo degli investimenti dopo lo stop del 2009 dovuto alla crisi. Un interesse che coinvolge soprattutto i vini Docg, con 73 denominazioni, pari al 40% della produzione enologica, e gli Igt (118 denominazioni e con una quota del 35%). Peccato che le zone con i ‘terroir’ più blasonati, come ad esempio le Langhe, siano caratterizzate da un’offerta scarsissima se non inesistente. Anche le quotazioni dei terreni sono spesso solo indicative, in particolar modo dove la mancanza di opportunità di acquisto e i rari scambi, che possono succedersi anche a decenni di distanza, rendono difficile quantificare il reale valore dei terreni più pregiati.

Qualche indicazione al proposito arriva dal Centro Studi di Casa.it che, dall’analisi dell’offerta delle proprietà, comprensive di terreni coltivati a vite, della parte residenziale, delle cantine e dei macchinari, ha evidenziato un incremento del 5,8% nel periodo 2012/2013, e valori d’acquisto pari ad almeno un milione di euro nel 90% dei casi.

Secondo lo studio, nell’Astigiano, un ettaro di vigneto vale tra i 70mila e gli 80mila euro, mentre nella zona di produzione del Barolo e del Barbaresco il prezzo di un ettaro è intorno, rispettivamente, a circa 230mila e 350mila. Va detto però che, per certi cru delle due Docg, è difficile persino immaginare un prezzo.

“Di richieste ce ne sono tante” conferma Andrea Ferrero, direttore del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, “e arrivano sia da imprenditori extra settore sia da investitori esteri come cinesi e russi. Perché il vino rappresenta sempre un ottimo affare. Il problema è che, qui da noi, non c’è niente da comprare. Il nostro territorio si caratterizza per aziende a conduzione familiare che nel 50% dei casi producono meno di 50mila bottiglie all’anno, anche se di qualità elevatissima. E’ raro perciò trovare qualcosa in vendita. Su Barolo e Barbaresco un ettaro può sfiorare il milione di euro, ma sono cifre che non hanno ufficialità. Le eventuali vendite, inoltre, avvengono per lo più tramite passaparola, raramente attraverso i tradizionali circuiti immobiliari”.

La Toscana, sempre secondo il Centro Studi di Casa.it, è la regione che registra attualmente la maggior offerta di aziende vitivinicole con prezzi di vendita che oscillano tra i 15 e i 20 milioni di euro nel Chianti e meno di cinque milioni in Maremma.

Nell’Oltrepò Pavese, un ettaro a vite Doc vale mediamente dai 35 ai 45mila euro mentre i valori riprendono quota nel Trentino Alto Adige dove per un ettaro di vigneto si spendono da 600mila euro al milione. Nel Trevigiano un ettaro di Prosecco Doc viaggia tra i 110mila e i 220 mila euro e tra 300 e 400mila se Docg, per non parlare della zona di produzione del Cartizze dove la forbice di prezzo è tra 1,1 e 1,2 milioni di euro.

Più economici i terreni al Sud e nelle isole. In Sardegna un ettaro di vigneto Vermentino di Gallura Docg è intorno a 80mila euro e in Puglia i vigneti della Doc Castel del Monte sono quotati circa 30mila euro a ettaro. C’è però anche da dire che, grazie a efficaci strategie di marketing e a politiche di riqualificazione alcuni vini locali hanno raggiunto, in Puglia e in Sicilia, livelli di eccellenza; tanto che i terreni più estesi sui quali sono ubicati bagli e antiche masserie possono toccare valori intorno a 5/6milioni di euro.

Il settore vitivinicolo si prepara nel frattempo a Expo 2015 quando, attraverso il Padiglione Vini, cercherà di imprimere un ulteriore impulso all’export, benché, già nel 2013, l’Italia abbia riconquistato il primo posto in termini di volumi con 20 milioni di ettolitri finiti oltre frontiera (Stai Uniti e Germania i primi due mercati, seguiti da Regno Unito e Russia), per un fatturato pari a cinque miliardi di euro e un incremento del 7,3% sull’anno precedente. Non a caso, Veronafiere lancia per gli inizi di dicembre (3 e 4) la nuova iniziativa wine2wine – Forum, primo evento in Italia dedicato specificamente al business del settore vitivinicolo, con incontri e seminari incentrati sul marketing, sull’internazionalizzazione e sulla gestione delle imprese vinicole, oltre a un’edizione speciale di Vinitaly (in programma dal 22 al 25 marzo 2015) che vedrà rafforzate le sinergie con i saloni Sol&Agrifood ed Enolitech al fine di presentare ai visitatori proventi da 120 Paesi una panoramica delle eccellenze vinicole e agroalimentari italiane: due settori che si collocano tra i comparti trainanti del made in Italy nel mondo.

Non meno importante il fenomeno in costante crescita dell’enoturismo, che sviluppa un giro d’affari annuo di 5,1 milioni di euro e coinvolge quattro milioni di turisti dei quali il 98% stranieri. Le destinazioni più gettonate sono il Piemonte, dove il prossimo fine settimana (6 e 7 settembre) torna, organizzato dal Movimento Turismo del Vino, la manifestazione ‘Cantine aperte in vendemmia’, coinvolgendo il Castello di Gabiano, il Podere ai Valloni e le Cantine Pierino Vellano; la Sicilia e la Toscana, nel 2013 entrambe al primo posto per enoturisti; e l’Umbria inclusa dal magazine americano Wine Enthusiast tra le ‘10 best wine travel destinations 2014’. Un riconoscimento che ha portato il ‘cuore verde d’Italia’, così il magazine descrive la regione, al vertici mondiali dell’enoturismo.

 

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