lunedì, Ottobre 18

Estate: la stagione del nostro sconcerto 40

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israel-palestine

 

Non entrerò assolutamente nel merito delle atrocità che stanno sconvolgendo il Medio Oriente, definite con qualche ragione da Papa Francesco I° la Terza Guerra Mondiale, in atto a segmenti  territoriali, con manodopera extraoccidentale, mandanti ben precisi e obiettivi che vanno oltre i conflitti religiosi e gli interessi regionali.

Non lo farò perché non lo posso fare. Non ho gli elementi cognitivi a sostegno di una qualsiasi lettura che suoni perlomeno credibile. E non invidio i colleghi che, per mestiere, sono costretti a esprimere valutazioni giornaliere di accadimenti incalzanti e spesso imprevedibili, come ad esempio la comparsa in scena (e nel peggiore dei modi) di interi popoli, come gli Yazidi. O la decisione europea di rifornire i Curdi di armi. Giusto o sbagliato? Sembra di rivivere il dissidio post sessantottino tra il pacifismo senza esitazioni dei figli dei fiori versus i sostenitori prima della lunga marcia maoista, poi il Vietnam, il generale Giap, l’offensiva del Tet e tutte le eroiche ma dannatamente sanguinose gesta  susseguite, fino a Pol Pot. L’anima irrequieta e individualista di John Lennon rimase invischiata a lungo in queste diatribe , e forse mai ne uscì veramente.

La nostra Flaminia Paolucci Mancinelli ha già espresso sull’Indro in modo brillante il suo sconcerto per queste tematiche. Il turbamento di chi è da sempre attento alla questione israelo-palestinese e  non riesce più a distinguere i buoni dai cattivi. Che naturalmente non esistono, ma questo lo impariamo tutti verso i cinquant’anni e oltre, insieme alla nozione fondamentale che le grandi linee della Storia si muovono per conto loro e c’è poco da fare o da discutere.

I poeti forse lo capiscono un po’ prima, forse qualche scrittore, qualche pazzo visionario.

Quello che invece, molto più prosaicamente, salta agli occhi è che almeno in Italia prendere una posizione decisa è obbligatorio. Chi non è a fianco di Israele è un islamista senza memoria storica, un povero terzomondista di grana grossa che non ha capito niente della vita. Chi cerca di inquadrare correttamente  la posizione di eterna sofferenza di Israele, accerchiato da nemici irriducibili e avamposto della politica occidentale nel crocevia più bollente del mondo, nonché unica vera democrazia operante in terre di emiri, dittatori e satrapi, è un sionista da quattro soldi da mettere alla berlina in nome dei diritti del popolo palestinese.

E su questa falsariga si gioca la guerra che per noi veramente conta, quella dei guelfi e ghibellini, che sfrutta ogni evento anche il più tragico per tirare acqua alla propria fazione. In tanti e tali modi diversi che a volte le prese di posizione durano ‘l’espace d’un matin’, subito incalzate e superate da nuove interpretazioni più scaltre e funzionali al sacro golem del consenso elettorale.

Naturalmente tutto ciò è normale, la politica mediocre è fatta di questo e a questo siamo abituati da tempo. Quello che però impressiona è il cinismo, condito da arrogante ignoranza di fondo,  di certe forze politiche costrette a spararla grossa ogni giorno per sopravvivere, per non deludere il gruzzolo umano accumulato in anni di bufale e invettive. Puntando sempre più sul lato peggiore, sulla paura dell’invasione degli ultracorpi islamici o cinesi, sulla fredda regia segreta della perfida Sion, presente in ogni vicenda oscura e irrisolta nel nostro paese, sulla contaminazione della nostra cristallina società ad opera degli immigrati violentatori, ladri di lavoro e di beni  di ogni genere, giù giù fino ai vucumprà del Ministro degli interni, ai mangiabanane del nuovo capo del calcio e alla indecente, dolorosissima per tutti gli uomini di buona volontà, presa di posizione di alcuni innominabili personaggi nei confronti delle due ragazze cooperanti sequestrate in Siria.

Ancora una volta c’è da concludere che, nonostante tutto, la società civile si dimostra migliore di alcuni suoi cosiddetti rappresentanti o portavoce. Avete mai sentito usare, in giro d’estate, i termini “vucumprà” o “mangiabanane”? Io no.

 

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