domenica, Giugno 13

Estate che vai, cani randagi che trovi field_506ffb1d3dbe2

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Estate che vai, randagio che trovi. In Italia sono circa 50mila i cani e 80mila i gatti abbandonati ogni anno sulle nostre strade, e più del 25% di questi sfortunati animali diventa un ‘bagaglio di troppo’ proprio nel periodo delle vacanze estive. Il crescente numero di abbandoni non fa altro che peggiorare la situazione, già drammatica, dei canili italiani dove gli ospiti dietro le sbarre hanno raggiunto le 20mila unità (praticamente le dimensioni di un piccolo comune, anche se distribuito su una superficie decisamente ridotta).

Non sono migliori le condizioni di quelli che, invece, restano in strada, lasciati morire dai loro ‘proprietari’, senza acqua né cibo. Spesso finiscono per essere investiti dalle macchine, perché completamente disorientati, provocando oltretutto gravi incidenti stradali. Legati a un palo, buttati in un parco isolato o in campagna, oppure lasciati in spiaggia, magari in piena notte, quando nessuno guarda, la sostanza non cambia: in Italia l’abbandono di un animale domestico è un reato punibile penalmente.
Molti padroni, però, sembrano non far caso alla legge e le stime diffuse dalla Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) lo dimostrano chiaramente: nel primo ponte della bella stagione, quello del 2 giugno, sono stati ben 361 i cani sedotti e abbandonati‘, mentre in tutto il mese di luglio ne sono stati segnalati 1.538 (260 casi in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Ma l’estate non è ancora finita.

Quanti di questi padroni sono stati sanzionati? Chi può dirlo. Una legge che vieti questo tipo di comportamento effettivamente esiste, è la n.189 del 2004, ma rintracciare il colpevole non è semplice. Se il cane non è registrato all’anagrafe canina ed è sprovvisto di microchip  -anche se in teoria entrambi i passaggi sono obbligatori-  il proprietario non potrà essere rintracciato e accusato di abbandono, restando impunito. Il suo gesto, però, rischia di mettere in serio pericolo sia la vita dell’animale che quella di tanti altri automobilisti in viaggio verso le mete turistiche prescelte. Sono, infatti, frequenti gli incidenti stradali causati da cani randagi, spaventati, che attraversano la carreggiata. Un risvolto al quale, forse, il padrone di Fido non aveva affatto pensato. E dire che in Italia esistono migliaia di strutture ‘pet friendly’, alberghi, spiagge e ristoranti che accolgono a braccia aperte e senza problemi amici a quattro zampe di qualsiasi specie e dimensione.

L’abbandono è solo uno dei tanti maltrattamenti a cui gli animali (non solo cani e gatti) vengono sottoposti. Non sono certo un tabù le numerose violenze, sevizie e giochi crudeli le cui vittime sono proprio le specie animali e che, nei casi più gravi, ne producono addirittura la morte. Dal 2005 al 2014 il Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) ha notificato 302 reati di maltrattamento di vario tipo, denunciato 357 persone e, in un solo caso, arrestato in flagrante il colpevole. Anche in questo caso le difficoltà nel rintracciare il responsabile sono molte.
A questo però, secondo gli AnimalistiItaliani Onlus, si aggiunge anche un altro problema: “In Italia i casi di tortura e abbandono aumentano di settimana in settimana“, ha spiegato Walter Caporale, Presidente della associazione. “Ed è grave e vergognoso che siamo uno fra i Paesi europei con le sanzioni più irrisorie“. La legislazione italiana, infatti, è intervenuta per provare ad arginare il fenomeno e ha inserito nel nostro ordinamento la legge n.189 del 2004. Così l’uccisione, il maltrattamento, il combattimento e l’abbandono di un animale sono diventati dei reati. Ma per la Onlus Animalisti Italiani non è ancora abbastanza.
Non è abbastanza perché in Italia scagliarsi in modo violento e crudele contro un animale, sottoporlo a sevizie o a lavori sfiancanti o contro la sua stessa natura è un reato, ma per il quale è prevista una pena detentiva (da 3 a 18 mesi) facilmente modificabile in una multa da 5mila a 30mila euro. A questo punto non regge più il confronto con altri Paesi europei come Francia, Germania, Svizzera e Svezia, decisamente più severi e nei quali non è permesso questo intercambio tra il carcere e un risarcimento in denaro. La vita e la sofferenza di un animale, insomma, non si ripagano con i soldi, perché sarebbe come considerarlo alla stregua di un oggetto. Tutt’altra storia è quella italiana dove, in caso di maltrattamento, l’aguzzino dovrà scontare dai tre ai diciotto mesi di carcere oppure banalmente pagare un’ammenda da 5mila a 30mila euro. “In questo e in molti altri casi si tiene in considerazione soltanto la gravità del gesto compiuto e non la sofferenza che ha dovuto sopportare l’animale-vittima. Non si può andare avanti così, la legge va cambiata”, afferma Pier Paolo Cirillo, vicepresidente degli AnimalistiItaliani Onlus, durante una conferenza alla Camera dei Deputati.

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