domenica, Settembre 26

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Nel sistema politico – decisionale dei Governi entrano in ballo varie forze, tra cui le famigerate lobbies, o meglio gruppi portatori d’interessi specifici –una sorta di ‘grandi elettori’. Questo non è un fenomeno sconosciuto, anzi in sistemi come quello statunitense è una quotidianità. Nel nostro sistema decisionale, perché è lì che l’attività del lobbista entra in campo, rimane ancora nella penombra, sembra quasi che sia sempre sulla ‘linea Maginot’ tra ciò che è palese e ciò che è nascosto. La soluzione migliore sarebbe rendere pubblica l’attività delle lobbies per rendere il tutto trasparente e meno fumoso. Questo è un problema che si sono posti di risolvere vari Governi, tra cui anche quello di Matteo Renzi, basta citare la famosa riforma della Pubblica Amministrazione e la Riforma sul codice degli Appalti. Ma non è solo in questi casi che l’attività del lobbying può essere determinante, o meglio decisiva.

In questo panorama si fa spazio l’idea, non del tutto astratta, che le lobbies possano anche diventare lecasse’ (finanziatori qualsivoglia) dei partiti politiciEliminato, non di netto, il finanziamento pubblico ai partiti, viene spontaneo chiedersi chi finanzierà le campagne elettorali, ma non solo. E qui entra in gioco l’attività del lobbista. L’idea che un gruppo (lobby), espressione di un determinato interesse, diventi ilmaggior azionistadi un partito politico spaventa e destabilizza non poco. Il problema è l’accezione, o meglio la concezione, che si ha di lobby e della sua attività. Come dimenticare la protesta del Movimento 5 Stelle, lo scorso 21 dicembre, contro Luigi Tivelli, ex funzionario della Camera, definito un «lobbista mandato per controllare l’azione del PD». Eppure l’attività di lobbying è regolamentata in Australia, Canada, Germania, Polonia, Stati Uniti, Ungheria, Taiwan e anche nella Commissione e nel Parlamento europeo.

Il Libro Bianco della Commissione UE del 2001, il Libro Verde del 2006 e il Registro europeo dei rappresentanti di interessi del 2007 hanno stabilito una regolamentazione dell’attività delle lobby all’interno delle istituzioni europeeun sistema di registrazione su base volontaria, un codice di condotta comune e un sistema di controllo e di sanzioni da applicare in caso di violazione del codice.

Quindi viene da chiedersi cosa ci sarebbe di male se finanziassero anche le attività dei partiti politici nostrani. Per capire cosa significa lobby e perché l’Italia è restia a questo tipo di attività, ci siamo rivolti a Gianluca Sgueo, giornalista, Diret­tore dell’Area Isti­tu­zioni di I-Com, l’Istituto per la Com­pe­ti­ti­vità e attento osservatore e studioso delle Lobbies.

 

E’ passata la legge per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti. Entro il 2017 i rimborsi elettorali dovranno provenire dai privati o tramite l’indicazione del contributo del 2 per mille dell’Irpef. Si apre una nuova strada per concretizzare i rapporti con le Lobbies?

Dire che entrano in gioco le Lobbies, secondo me, è giornalisticamente efficace ma non è del tutto corretto. Guardiamo il sistema americano, che è il sistema di riferimento. In quel contesto c’è il Presidente (ma vale anche per gli altri candidati), che ricevono dei finanziamenti, anche piuttosto ingenti, da corporations. Facciamo un esempio: una determinata Lobby, citiamo Google, ha finanziato Obama che poi andrà a fare il provvedimento a favore di Google, o comunque non prenderà provvedimenti contrari. Questo è il modo comune di pensare, ma in questo contesto ci sono vari studi di ricercatori americani, che dimostrano come in realtà l’azione dei Governi non segue affatto i finanziamenti ricevuti dai donatori più influenti. Non è che l’amministrazione Obama ha dato priorità ai 4/5 top spenders. Per dare un quadro giuridico alle Lobbies in merito al finanziamento, la politica si autoregola da sola, così ha funzionato in America, e posso presumere che in Italia sarà lo stesso. Se si ha paura, ed è giusto averla, che le Lobbies abbiano un’influenza, allora è necessario che il cittadino debba conoscere perfettamente chi ha finanziato e quanto. A quel punto, il Governo eletto potrà anche fare i provvedimenti a favore di un determinato gruppo, ma il cittadino saprà i nomi dei donatori, poi ognuno trae le proprie conclusioni. E’ necessario essere trasparenti.

In questo panorama si materializza, anche se presenti da sempre, l’idea delle Lobbies (per il finanziamento). Cos’è una lobby?

E’ il termine con cui, generalmente, vengono descritti gli agglomerati di interessi. In realtà questa è una definizione giornalistica. Mentre la Lobby è tecnicamente la pressione che fa un soggetto, che rappresenta un determinato interesse, verso colui che può prendere una decisione a livello istituzionale.  

In Europa, in America e in molti altri Stati le lobbies sono istituzionalizzate e fanno parte del sistema politico-decisionale. Come mai in Italia, al contrario, le Lobbies vengono considerate delle eminenze grigie? O meglio si evita di regolamentarle in maniera chiara?

Ho scritto due Disegni di Legge, anche con Riccardo Nencini, attualmente Vice ministro alle Infrastrutture. Abbiamo presentato un disegno di legge anche in questa legislatura. Da osservatore, però, non tutti i lobbisti che hanno dichiarato di volere un registro sulle Lobbies, e quindi una politica di trasparenza, erano realmente intenzionati a farlo. Nemmeno i politici erano concordi in questa direzione. Quando il Governo Letta ha annunciato che in Consiglio dei Ministri avrebbero discusso la legge sulle Lobbies, durante il Consiglio stesso alcuni Ministri si sono opposti quando hanno visto che la legge avrebbe significato che,  sia i lobbisti che i politici, avrebbero dovuto dichiarare tutto, tra cui ad esempio gli incontri. A fronte di ciò, per esempio la De Girolamo, si oppose. A seguito delle dichiarazioni fatte, né tutti i lobbisti né tutti i politici, quando si tratta di applicare queste regole, sono concordi. L’Unione Europea, appunto, ha cercato di fare un tentativo di regolamentazione, soprattutto in questo momento che si stanno svolgendo i rapporti con gli Stati Uniti sul trade. La Commissione pubblica regolarmente gli incontri. L’Italia è tra i grandi Paesi europei che non ha una disciplina. Questo Governo ha in ballo una trasparenza di azione nella Legge di Stabilità, eredità del Governo Letta, nella Pubblica Amministrazione e sulla riforma del codice degli appalti, materia cruciale per il lobbying, Riccardo Nencini ha dichiarato che ci sarà una norma per la trasparenza.

Angelo Rughetti, Sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, ha dichiarato “No alle Lobbies. Così cambiamo la Pubblica Amministrazione”. Si dà, nuovamente, una visione negativa. Perché la politica le stigmatizza quando poi in realtà ci convive in Parlamento?

Riassumere il concetto in questa maniera fa comodo al linguaggio della politica. Il termine “Lobby” è molto efficace da un punto di vista di comunicazione, perché sintetizza immediatamente un concetto abbastanza chiaro, anche se sbagliato. Il politico che dichiara di eliminare la Lobby attraverso un determinato comportamento, sta dicendo due cose sbagliate. La prima è che si dà una definizione errata, la seconda è che in realtà si sta negando un processo che avviene. Il politico ha bisogno del lobbista che spiega cosa succede. Purtroppo, da un punto di vista di efficacia del messaggio politico, è maggiormente prorompente la dichiarazione di eliminare le lobbies tramite un’azione di trasparenza.

Con una dichiarazione del genere si continua a mettere in cattiva luce i lobbisti, si continua a far confusione sull’attività?

Il problema fondamentale è la mancanza di una reale volontà politica. E’ un circolo vizioso, per cui nessuno fa nulla, ma si continuano ad usare espressioni dispregiative. A tal proposito, c’è un’interessantissima ricerca di Marco Mazzoni. Ha studiato tutta la stampa negli ultimi quindici anni, in particolare come compare la parola “Lobby”. Ovviamente, nella maggior parte dei casi, la Lobby è associata a gruppi d’interesse con aggettivi come sporco, opacitario, vicini alla corruzione. Soltanto negli ultimissimi posti trovi il concetto di Lobby inteso come rappresentanza di un interesse.

Ritornando ai finanziamenti ai Partiti, dovranno necessariamente rivolgersi ai privati. Come verranno giustificati i rapporti con le Lobbies se non esiste ancora un Albo? Troveranno un altro escamotage?

Credo che questo impulso debba venire da chi governa, dal Parlamento. Esisteva già precedentemente, ma questo tipo di trasparenza non è stata applicata benissimo, e ne abbiamo di esempi. I finanziamenti, naturalmente, arriveranno dai grandi gruppi e l’obbiettivo rimane sempre lo stesso: la trasparenza dei rapporti. Secondo me non vedo questo sforzo da parte dei grandi partiti di rendere le loro azioni trasparenti. Secondo me cercheranno di tergiversare e li aiuta il fatto che la legge va piano piano a regime ( per l’eliminazione totale dei finanziamenti si deve aspettare il 2017). Credo che stiano pensando all’opposto, cioè trovare un escamotage per bypassare questo problema.

I portatori d’interesse vengono scambiati come una nicchia spregiudicata che si insinua nel processo decisionale, eppure a livello europeo le lobbies sono la normalità. Anzi una voce in più che va sentita. Possibile che non riusciamo a far valere la trasparenza?

Mentre leggevo il testo sulla riforma della Pubblica Amministrazione, ho visto che si parlava di open data, mettere online le informazioni, sempre per la famosa questione di trasparenza. Quando ero Capo Ufficio Stampa a Palazzo Chigi con Monti, una delle prime azioni è stata quella di pubblicare le informazioni. Dal punto di vista della trasparenza sulle Lobbies c’è un solo esempio in Italia, che era il Registro del Lobbying al Ministero delle Politiche Agricole, istituito dal Ministro Catania, quindi sempre durante il Governo di Mario Monti. Di seguito, la De Girolamo lo affossò. Esiste ancora, ma i dati, purtroppo, sono aggiornati a più di dieci mesi fa. Era l’unico caso di un registro in questo senso, ma adesso è completamente morto.

Al momento quali sono i gruppi d’interesse che maggiormente interagiscono con le organizzazioni politiche?

Sicuramente Confindustria per quanto riguarda le imprese, quindi tutti i settori produttivi, Finmeccanica e altri. Tutti questi grandi gruppi sono molto forti, ma è giusto così, perché nascono per fare lobbying. Confindustria, ad esempio, è l’organismo di rappresentanza delle Imprese e portano avanti gli interessi degli industriali. Devono convincere chi prende le decisioni, a prendere provvedimenti favorevoli alle imprese.

Il Lobbismo fa parte di un sistema politico sano?

Certo. Più il sistema è arrivato a regolamentare il tema del Lobbying, e quindi a renderlo trasparente, e più è maturo, questo lo rende una Democrazia matura. Noi siamo, al contrario, ancora molto immaturi, e la questione della scarsa regolamentazione sul lobbismo ne è un indicatore. Oltretutto lo dimostra il fatto che sono stati portati avanti vari tentativi ma senza successo. Qui torniamo al concetto di volontà politica, è quella che manca al sistema. Ci sono stati sicuramente vari tentativi, ma non hanno incontrato, poi, l’accordo di tutti.

 

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