lunedì, Agosto 2

Essere donne e contare nello spazio “La storia ci insegna quanto sia importante lavorare in questo settore senza distinzione di genere o di qualsiasi altre linea discriminante. Il futuro è questo. Ma lo è anche il presente“. Intervista ad Alice Pellegrino

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Ci siamo già occupati dei progetti per promuovere l’accrescimento delle donne nelle attività afferenti allo spazio. Premettiamo tuttavia di non essere particolarmente entusiasti alle quote rosa ma molto più favorevoli alle fasce meritocratiche, ovvero il modello non sempre riconosciuto di valorizzazione di tecnici, scienziati e qualunque categoria operativa –a iniziare dalle maestranze- che sia brava e capace di raggiungere coscienziosamente gli obiettivi prefissi. Indipendentemente dal genere di appartenenza. Concetto che sembra banale ma che evidentemente può essere usato come scudo inviolabile. Spesso più dagli uomini che dalle donne. Almeno le più meritevoli.

In campo spaziale ci sono stati movimenti importanti che hanno sensibilizzato le classi datoriali ad un maggior rispetto per il lavoro femminile e se Women In Aerospace, fondata nel 1985 in America ha messo in contatto donne e professioniste legate all’ambito aerospaziale, va sicuramente ricordato che nel 2009, l’iniziativa di Simonetta di Pippo (Direttore dell’United Nations Office for Outer Space Affairs) e Claudia Kessler (CEO e fondatrice di Astronautin GmbH) nel dar vita a WIA-Europe, un’associazione di estremo interesse.

In Italia il gruppo locale di Roma ha preso vita nel 2013 e -fra le varie attività- cinque anni dopo si è generata l’iniziativa di creare un gruppo di ricerca proprio sulla tematica della parità di genere in ambito aerospaziale.

Ma quali risposte danno queste ricerche? Lo abbiamo chiesto a Alice Pellegrino, che nell’ottobre 2020 ha presentato un lavoro per la CyberSpace Edition dell’International Astronautical Congress.

 

Ing. Pellegrino. Lei è una giovane ingegnere spaziale de La Sapienza. Ci può illustrare i risultati della ricerca presentata lo scorso ottobre?

Ho lavorato a Tokyo come lead satellite system engineer di una ditta di apparecchiature ottiche nota in tutto il mondo. Ero impegnata a un progetto per piccoli satelliti con sensori ottici ad alta risoluzione in banda visibile. Un incarico affascinante e pieno di stimoli. I primi tempi però furono complicati dal fatto che l’ambiente era prevalentemente maschile, con nessuna altra donna nel dipartimento tecnico e pertanto non si dava grande affidamento a colleghe di genere femminile.

E da questo nacque l’iniziativa di studiare la situazione del lavoro femminile in Giappone.

Sì. È così. Il Giappone fa parte di un arcipelago ma non si tratta del solo isolamento geografico. La storia affonda radici lontane di una tradizione patriarcale che solo negli ultimi anni inizia a cambiare. Ma è così in Asia come nel resto del mondo.

E quindi?

Fu allora che decisi di proporre al nostro gruppo di ricerca di WIA-E Rome LG un’attività finalizzata a raccogliere maggiori informazioni in termini di disuguaglianza di genere e su possibili similitudini e differenze nell’ambito aerospaziale italiano e giapponese. Di conseguenza, sono stati organizzati diversi eventi ed iniziative in entrambi i paesi, grazie anche soprattutto al supporto e alla collaborazione di WIA-E Rome LG con due associazioni locali giapponesi, UNISEC Global e Sorajo, l’associazione di donne dell’aerospazio in Giappone. Inoltre, con grande soddisfazione, il nostro lavoro è stato considerato da WIA-E un progetto pilota per un approccio collettivo da estendere a livello europeo con gli altri gruppi locali.

Ing. Pellegrino, che ruolo ha nell’associazione?

MSono entrata in WIA-E nel 2015 e sono attualmente la Secretary del Committee del gruppo locale di Roma e la coordinatrice del gruppo di ricerca sulla tematica della Parità di Genere in ambito aerospaziale. Per quanto riguarda l’attività di ricerca, siamo in totale sette componenti.

E che attività sociali state svolgendo adesso?

In questo periodo ci stiamo concentrando su un’attività di divulgazione che sfrutta social media come Instagram e Facebook per condividere i risultati ottenuti in questi anni di ricerca sul tema della parità di genere in ambito STEM (le discipline scientifico-tecnologiche e i relativi corsi di studio) ed aerospaziale. Si tratta di una serie di brevi video con grafica accattivante ideati e realizzati interamente da noi, pubblicati ogni ultimo giovedì del mese a partire da gennaio 2021. Il contributo è corale: un vero lavoro di squadra in cui tutte collaboriamo con tanta voglia e dedizione e che ci ha permesso di raggiungere obiettivi inaspettati.

Allora ricordiamo i loro nomi.

Federica Angeletti, Aloisia Russo, Marzia Zucchelli, Alessia Gloder, Maria Giulia Pancalli e Eleonora Vestito.

Nel gruppo ci sono anche dei riferimenti di maggior esperienza, ci può parlare anche di loro?

Cristina Valente e Annamaria Nassisi sono le co-responsabili del nostro gruppo locale di Roma di WIA-E. Si interfacciano e rappresentano in prima persona tutti gli associati del Rome LG con l’associazione europea WIA-E. Sono le promotrici di un messaggio chiave per la realizzazione delle molte visioni per il futuro del settore aerospaziale: la diversità, ossia il contributo delle migliori menti, indipendentemente dal loro genere. Ci sono state molte donne che hanno avuto un ruolo fondamentale in campo spaziale: Katherine Johnson fu l’autrice delle traiettorie che hanno portato l’uomo sulla Luna. Valentina Tereškova, la cosmonauta russa, nel 1963 fu la prima donna nello spazio. Sono alcuni esempi di una lunga storia che ci insegna quanto sia importante lavorare in questo settore senza distinzione di genere o di qualsiasi altre linea discriminante. Il futuro è questo. Ma lo è anche il presente.

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