mercoledì, Maggio 12

Essere Bambini in Thailandia I piccoli i cui genitori emigrano e sono lasciati in custodia dai nonni crescono lentamente

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bambini thailandia

Bangkok – Nelle società occidentali e nei Paesi a sviluppo avanzato, i bambini sono un po’ come “il Piccolo Principe” di casa: i suoi bisogni sono oggetto/soggetto di intere campagne pubblicitarie ed anche il tema portante della rivisitazione delle metodologie d’attacco del mercato. Insomma, si tratta di un elemento importante e che smuove parecchio indotto intorno a sé, forse più che in altre fasce di età che potrebbero risultare a prima vista persino marginalizzate.

Ma cosa accade in Thailandia? Certo gli effetti della “occidentalizzazione” o delle economie a sviluppo avanzato o estremo si fanno notare anche qui ma bisogna anche considerare una serie di variazioni e variabili terze di tipo sociologico da valutare con attenzione e che stabiliscono più di una qualche differenza rispetto ai contesti ai quali siamo più abituati. Ad esempio, le zone con economia più depressa in Thailandia come il Nord Est sono più esposte alla necessità della migrazione interna, uno o tutti e due i genitori si spostano in altre zone della Nazione per motivi di lavoro e lasciano i bambini nelle cure di terzi, soprattutto dei nonni, ovvero nella gran parte dei casi, nelle zone di origine dei genitori e dei bambini. Questo cambia molto la “morfologia sociologica” del Paese e soprattutto stabilisce degli scostamenti di non poco conto rispetto alla quotidianità ed alla valenza delle Agenzie Sociali in Occidente e nelle economie più avanzate in modo estremo. Ora uno studio di settore, di tipo eminentemente sociologico, comincia a scandagliare questo fenomeno della società thailandese.

Più di tre milioni di bambini thailandesi non vivono con i propri genitori ed il tasso nazionale del 21 per cento di bambini che vivono coi propri tutori più o meno temporanei come i nonni ha allarmato gli esperti soprattutto all’estero. «Si tratta di una proporzione estremamente più alta rispetto ad altre Nazioni e dovrebbe essere causa di grande preoccupazione», ha affermato Andrew Claypole, a capo delle Politiche Sociali presso UNICEF Thailandia. «La gente in Thailandia ritiene sia normale per i nonni o altri prendersi cura dei bambini, degli infanti e dei bambini i cui genitori sono emigrati. Ma non lo è. La scala di questo tipo di fenomenologia legata alla migrazione interna è di tipo massiccio».

Claypole è intervenuto a margine del lancio della prima fase della ricerca che va sviluppandosi intorno alla verifica dell’impatto della migrazione interna sui primi stadi dello sviluppo dell’infanzia. I risultati mostrati in questa occasione illustrano il fatto che i bambini che non vivono coi propri genitori sono più soggetti ad uno sviluppo più lento, soprattutto nella acquisizione delle nozioni linguistiche.

Nel Nord Est della Nazione, circa un terzo dei bambini è nelle cure di altri, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta dei nonni. «Con i bambini in cui si riscontra un sospetto ritardo nello sviluppo, la loro capacità di articolare il linguaggio mostra un tasso che apparentemente è collocabile tra i peggiori, circa il 15 per cento», ha affermato il Professor Sutham Nantamongkolchai Professore Associato presso l’Istituto per la Popolazione e la Ricerca Sociale IPSR dell’Università Mahidol nella giornata di ieri.

Lo studio è stato condotto dall’Istituto con il supporto dell’UNICEF. Intitolato “L’impatto della Migrazione Interna nella Prima Infanzia Benessere e Sviluppo” ha coperto 1.080 bambini fino a tre anni di età, per valutare gli impatti a lungo termine della migrazione interna sui bambini ai primi stadi dello sviluppo e coloro che se ne prendono cura. Si è concentrato sulle Provincie di Phitsanulok e Khon Kaen, che si dice siano le aree principali per la migrazione interna, i risultati finali della ricerca si stima possano essere conosciuti il 2016.

La ricerca sottopone a studio anche gli impatti su coloro che si prendono cura – a vario titolo – dei bambini, in special modo si è voluto verificare se vi sia un qualche tasso di esposizione a rischio di malattie mentali. I bambini di età fino a tre anni, che non vivono coi propri genitori, sono soggetti ad uno sviluppo più lento –un tasso di circa il 25 per cento se comparato con bambini che vivono con entrambi i genitori o uno solo di essi- 16 per cento e 18 per cento rispettivamente.

«Nei casi in cui i bambini non vivano con i propri genitori, il background educazionale di coloro che se ne prendono cura solitamente si ferma alle Scuole Elementari nell’83 per cento dei casi», ha affermato il capo del team di ricerca dell’Istituto per la Popolazione e la Ricerca Sociale, il Professore Associato Aree Jampaklay. «La salute psicologica di coloro che si prendono cura dei bambini è anch’essa un aspetto importante, poiché la salute di queste persone si specchia di ritorno nella salute psicologica e su tutto l’arco emozionale e del benessere relativo dei bambini», ha aggiunto il Professor Aree.

«L’impatto della migrazione interna sui bambini “lasciati indietro” (quelli che restano nelle zone di origine NdR) è stata relativamente sotto-stimata nell’ambito della ricerca. Si è assunto in generale che i benefici totali della migrazione interna per la salute dei bambini “lasciati indietro” nella sua interezza prevalgono nella generalità dei casi sui potenziali effetti deprimenti», ha aggiunto Andrew Claypole.

«Nei casi in cui i bambini non vivano con i propri genitori, il background educazionale di coloro che se ne prendono cura solitamente si ferma alle Scuole Elementari nell’83 per cento dei casi», ha affermato il capo del team di ricerca dell’Istituto per la Popolazione e la Ricerca Sociale, il Professore Associato Aree Jampaklay.

«Il processo di socializzazione potrebbe essere focalizzato con lo sviluppo dei bambini poiché i genitori giocano un ruolo di vitale importanza», ha affermato Mathuros Cheechag, direttrice del Bureau dell’Istituzione per la Promozione Familiare presso il Ministero dello Sviluppo Sociale e la Sicurezza Umana. «Anche focalizzare la ricerca sul tema della violenza potrebbe essere un aspetto interessante per verificare come essa coinvolga la crescita dei bambini»,  ha continuato la professoressa. «Questo dimostra che l’unità familiare non è così forte».

Suriyadeo Tripati, Direttore dell’Istituto Nazionale per l’Infanzia e lo Sviluppo Familiare NICFD ha chiesto anche più punti di focalizzazione della ricerca soprattutto sui processi e negli stili di creazione della genitorialità. Il Professore ha affermato che i ruoli genitoriali e lo sviluppo individuale sono importanti in termini di loro apporto alla costruzione del Quoziente Intellettivo.

 

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