mercoledì, Maggio 19

Esportazioni: serve fare rete Alessandro Addari: Serve una riforma organica del sistema di promozione e internazionalizzazione

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Esportazioni: l’Abruzzo è prima in classifica ribadendo la sua forte vocazione all’export. Nel 2014 si è registrato un aumento dell’export del 2,9%, quasi un punto in più rispetto alla media del 2% dell’export italiano. È quanto emerge dallo studio presentato dal Centro Estero Abruzzo delle Camere di Commercio, curato da Stefano Cianciotta.

I dati confermano un andamento incoraggiante per i settori farmaceutico (+18,1 per cento), mezzi di trasposto (+8,1 per cento), gomma e plastica (+2,7 per cento), agroalimentare (+3,3 per cento), mentre subisce un calo considerevole il settore del tessile-abbigliamento (-17 per cento). Il volano economico capace di rendere l’Italia un Paese competitivo all’estero conferma la sua performance, aumentando in modo considerevole la ricchezza italiana proprio durante la crisi economica.

Con Alessandro Addari, Presidente della rete di Imprese Partner for Value, fondatore della Top Solutions, co-fondatore di un team multidisciplinare per la facilitazione nella realizzazione di reti e sinergie tra imprese, cerchiamo di comprendere il valore strategico delle esportazioni, senza tralasciare il beneficio economico relativo all’Italia.

Quali politiche economiche sono più opportune per aumentare le esportazioni?

Occorre anzitutto intensificare le relazioni istituzionali e commerciali con i Paesi esteri, oltre ai consolidati nei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), sviluppando forti azioni di sistema nei Paesi ad alto potenziale di crescita come i MINT (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia) e, più in generale, in Asia, in Medio Oriente e in Africa; mettere a punto azioni commerciali sinergiche tra le nostre grandi imprese e le micro, piccole e medie imprese muovendosi come ‘Sistema Italia’. È di fondamentale importanza sviluppare un piano strategico di sviluppo del made in Italy nel mondo e rafforzare e rendere effettiva una cabina di regia nazionale che promuova una rete sempre più stretta tra i diversi attori di sostegno all’export, in particolare tra i dicasteri di riferimento, la rete diplomatica e consolare, ICE agenzia (ITA), SACE, SIMEST, ENIT, Unioncamere e le Camere di Commercio, suddividendo con chiarezza ruoli, priorità e ambiti di azione. Va in questa direzione il decreto di attuazione, firmato quest’anno dal Ministro Federica Guidi, del Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia, dando il via agli stanziamenti da 260 milioni di euro che avranno tra gli obiettivi quello di aumentare l’export di cinquanta miliardi in tre anni. Il consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti ha approvato l’aumento delle risorse dedicate all’export e all’internazionalizzazione dai 6,5 attuali a 15 miliardi di euro. Occorre continuare a sostenere i progetti di Reti tra imprese attraverso attività formative, consulenziali e misure ad hoc, tese a favorire l’aggregazione. È stato realizzato molto, in questi anni, anche grazie al forte pressing delle associazioni imprenditoriali, Confindustria in primis, in Italia, primo Paese d’Europa a disciplinare i contratti di rete tra imprese, ma oggi occorre continuare a stimolare i processi sinergici tra le imprese anche nell’ottica di investire congiuntamente in progetti di internazionalizzazione commerciale. Sarebbe auspicabile vincolare tutte le risorse a specifici mercati obiettivo prioritari in un piano di breve – medio – lungo termine, considerando le peculiarità del nostro tessuto produttivo e la predominante presenza di micro e piccole imprese, valutati prendendo in esame i settori chiave del made in Italy, trend, rischi e opportunità, competitività, concorrenza, con particolare riferimento alle peculiarità delle piccole e medie imprese; sviluppare ulteriormente progetti di formazione degli imprenditori e dei collaboratori e Affiancamenti di Temporary Export Manager per le imprese “matricole” in ambito internazionale, oltre alle consuete attività promozionali, valorizzando in particolare azioni di incoming di buyer stranieri, estremamente efficaci, anche in ottica Expo, per far conoscere direttamente le nostre eccellenze e favorire l’export e altre modalità di internazionalizzazione, anche per imprese poco strutturate ad affrontare i mercati mondiali. Nella direzione contraria vanno i tagli lineari che hanno coinvolto le Camere di Commercio italiane, un’operazione che sta producendo un forte ridimensionamento delle attività formative, informative e di promozione delle aziende italiane all’estero, che rappresentano strumenti indispensabili soprattutto per le piccole imprese italiane. Auspico che il Governo possa produrre una riforma organica del sistema di promozione e internazionalizzazione, valorizzando il ruolo di tutti gli attori e mettendoli in rete per delineare le competenze ed esaltare il ruolo fondamentale della rete delle Camere di Commercio, in fase di aggregazione e ottimizzazione, come indispensabile presidio territoriale per l’effettiva implementazione delle strategie e il contatto diretto con le imprese. Di grande interesse per la crescita delle nostre imprese all’estero è il decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 14 maggio 2015, per la concessione di contributi a fondo perduto di voucher finalizzati all’acquisizione di servizi a supporto dei processi di internazionalizzazione delle start-up nonché delle micro, piccole e medie imprese; le imprese beneficiarie potranno avvalersi per sei mesi del supporto consulenziale di esperti nel supportare il processo di internazionalizzazione, nel mese di settembre 2015 le imprese potranno trasmettere la candidatura. Dalla mia esperienza diretta nell’attività di sviluppo dei piani di export delle piccole e medie imprese, la formazione degli imprenditori e del personale aziendale è fondamentale per intraprendere azioni efficaci sui mercati esteri. Sarebbe auspicabile la diffusione di sportelli virtuali o fisici per l’internazionalizzazione in cui le imprese possano richiedere informazioni ad esperti del settore suddivisi per aree tematiche, ad esempio strategie di marketing, ricerche di opportunità e di partner commerciali, questioni doganali, contrattualistica internazionale.

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