martedì, Ottobre 19

Esplode la bomba dei referendum, ed è solo l’inizio Turco e Salvini fanno strike, il leghista gioca la carta referendaria come antidoto a Meloni, per i radicali l'importante è l'obiettivo. Cartabia avverte: si è guastato il rapporto tra magistratura e popolo

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Sono appena stati depositati presso la Corte di Cassazione, e i sei quesiti dei referendum sulla Giustizia presentati dal Partito Radicale e dalla Lega hanno già messo in discussione equilibri politici (peraltro precari), e innescato processi che sono destinati ad acuirsi e provocare dibattito e scontro.

L’intesa raggiunta dal Segretario radicale Maurizio Turco e dal leader della Lega Matteo Salvini non deve sorprendere. Allievo di Marco Pannella, Turco e compagni hanno fatto da sempre il leitmotiv di Giovanni XXIII: «Non chiedo da dove vieni, domando dove vai». A domanda, risponde citando Ernesto Rossi: «Si può mangiare la minestra anche in compagnia del diavolo, purché si sia dotati di cucchiaio dal lungo manico». Del resto, una indubbia coerenza di metodo va riconosciuta al Partito Radicale: convinti della bontà delle proposte contenute nei quesiti referendari, sono ‘ripetitivi’ e pervicaci: in passato ci hanno provato assieme al Partito Socialista e al Partito Liberale; e poi con Forza Italia. Ora è la volta di Salvini. Pragmatici, pensano a raccogliere le centinaia di migliaia di firme necessarie; poi si vedrà.

Già comunque qualcosa si vede: numerosi esponenti e leader di Forza Italia già si sono pronunciati a favore; e dall’opposizione Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, presa in contropiede da Salvini, fa buon viso a cattivo gioco. Chi invece non nasconde tutta la sua contrarietà è il segretario del Partito Democratico Enrico Letta: «Le riforme sulla giustizia», non si stanca di ripetere, «vanno fatte in Parlamento, non a colpi di referendum». Spalleggiato dal tesoriere Walter Verini, secondo il quale i referendum non sono uno stimolo per le riforme che vanno fatte, ma anzi, la bloccano. Il referendum stimolo è una trovata inedita: la Costituzione prevede che siano abrogativi, vale a dire che diano agli elettori la possibilità di cancellare o confermare leggi che i promotori ritengono sbagliate. Referendum ‘lassativo’ è una novità. Comunque, acque agitate all’interno del PD. Ci pensa un pezzo da 90 come Goffredo Bettini, il gran consigliere della corrente che fa capo a Nicola Zingaretti. Affida un testo al ‘Foglio‘ dove sostiene essere un errore lasciare la carta referendaria alla sola Lega. Certo, Bettini gioca questa carta anche per fini ‘interni’, un anticipo degli sgambetti che Letta si deve aspettare. A Bettini si uniscono non certo per caso anche i ‘renziani’ rimasti nel PD, come Andrea Marcucci (che ancora non ha digerito la defenestrazione da capogruppo al Senato). La stessa Italia Viva appare intenzionata a sostenere l’iniziativa referendaria, in omaggio al detto: ‘l’amico si abbraccia, il nemico lo si abbraccia ancora più forte’.
Del resto anche Salvini gioca la carta referendaria come antidoto alla crescita di Meloni e dei suoi Fratelli d’Italia; è nell’ordine delle cose, non c’è di che scandalizzarsi. Per i radicali va benissimo: l’importante è conseguire l’obiettivo, come insegnava Pannella. A chi rimproverava il leader radicale di allearsi anche con il diavolo, immancabilmente rispondeva beffardo: «Non capisci nulla, il diavolo sono io!».


Siamo ancora alle prime battute di una campagna che promette scintille. Del resto, i protagonisti sono tutto meno che arrendevoli. Al di là delle contingenze politiche di questo o quello, c’è l’urgenza delle tematiche, una sorta di ghigliottina ineludibile. Riforme non solo perché sono la condizione posta dall’Europa per i finanziamenti indispensabili per una ripresa post-pandemia. «Qualcosa si è guastato nel rapporto tra magistratura e popolo, nel cui nome la magistratura esercita la sua attività: occorre urgentemente ricostruirlo», dice Marta Cartabia. Mai un Ministro della Giustizia si era espresso con tanta lapidaria esattezza di contenuto e pacatezza di tono. La conferma che si è arrivati a un punto di non ritorno.
Forgiato da una lunga militanza e l’esperienza di chi tante ne ha dette e fatte, Rino Formica osserva che oggi «il potere non è nelle mani di molti; le istituzioni deperiscono o riprendono respiro se sono in condizione di capire la propria debolezza». Dunque? «I referendum sulla giustizia aiutano a porre il problema, ma il problema è grande…si è rotto il bilanciamento dei poteri. La prima parte della Costituzione, quella dei valori, è diventata un miraggio».

Riassumiamo. PD confuso e diviso. Movimento 5 Stelle ridotto ai minimi termini politici: Davide Casaleggio e la sua Rousseau liquidata; la parabola di Beppe Grillo tramontata irreversibilmente, e in prospettiva un avvilente duello tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio sempre più ballerini su un Titanic condannato; un centro-destra che ormai è diventato un pollaio con troppi galli che fanno chicchirichì…
«Grande è la confusione sotto il cielo», affermava Mao Zedong, «quindi la situazione è eccellente!». La prima parte del programma è stata attuata: la confusione c’è. Peccato che la situazione sia tutt’altro che eccellente…

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