sabato, 28 Gennaio
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Esodati e flessibilità delle pensioni

La Legge Fornero ha scontentato tutti, creato emergenze di elevata criticità, e allo stesso tempo ha dimostrato di non aver risolto assolutamente nulla, con le casse dell’Inps che sprofondano sempre più nel baratro dell’indebitamento, e i conti pubblici che vacillano dato il precario equilibrio raggiunto con l’insieme delle riforme. Una cosa è certa: va cambiata, e va fatto senza attendere i tempi biblici che purtroppo costellano la maggior parte dei lavori e dei disegni che intasano mese dopo mese i programmi, specialmente se si considera la complicata situazione degli esodati.

Insomma, una situazione drammatica, di non impossibile soluzione, ma che, secondo le posizioni non del tutto convergenti tra Pier Carlo Padoan e Pierpaolo Beretta (e nel mezzo gli annunci di Matteo Renzi sulla necessità di dover raggiungere maggiore ‘flessibilità’ di uscita), richiede un intervento su numerosi ambiti, così da non intaccare l’equilibrio approvato dalla Ue sulle casse dello Stato. Secondo Padoan, infatti, in gioco c’è molto di più della sola riforma in sé, perché la questione di fondo, quella che non può essere messa a tacere, è quella della credibilità del Paese, che non può che essere sostenuta, oppure affossata, dalle riforme strutturali, ed innegabilmente il sistema pensionistico ne è uno dei protagonisti principali.

Quindi, in sostanza, la legge Fornero non si tocca, e si deve continuare a mettere mano ai provvedimenti di salvaguardia, con un costo per il bilancio pubblico, fin qui, con la numero sei, stimato intorno ai 12 miliardi di euro? Secondo il Ministro dell’Economia Padoan la risposta è affermativa, perché è meglio trovare coperture di volta in volta, ma lasciare la veste precaria dei provvedimenti di urgenza, piuttosto che far storcere il naso alla Ue e allontanare i potenziali investitori, da qui la necessità di essere ‘credibili’ e rassicuranti, altrimenti niente investimenti e niente ripresa.

Raccomandazioni da parte di Padoan che non sono sembrate così ficcanti al Premier Renzi che, da parte sua, ha continuato a rassicurare chi sta per andare in pensione e si trova davanti il muro eretto dalla Legge Fornero (il blocco del turnover per intenderci), parlando di flessibilità in uscita, con possibilità di andare quindi in pensione prima, ma rinunciando a una parte della propria pensione. Al momento avrebbe parlato di un taglio del 15% del proprio assegno pensionistico. Un discorso che, però, non piace al Ministro dell’Economia, perché al di là delle buone intenzioni mancherebbero le coperture necessarie. Inoltre, per Padoan non si può toccare il tema degli esodati se non si riforma ciò che non va delle legge Fornero tout court.

Beretta, invece, è più possibilista, ed è anche quello che fino ad ora ha effettuato diverse proposte, mettendo in cima alla lista delle priorità proprio al questione esodati, per i quali diventano sempre più frequenti le voci che parlerebbero di una sorta di prestito pensionistico. Sulla struttura non ci sono, però, ancora punti fermi, non potendosi permettere di prendere spunto da un Esperto Prestiti, ma dovendo mantenersi entro binari piuttosto stretti, sotto l’attento controllo dell’Unione Europea. Il Sottosegretario ha anche onestamente ribadito che il calcolo che l’Inps aveva fatto su una sua proposta per il pensionamento più flessibile si è dimostrato errato, ma ciò non toglie che il sistema pensioni è un enorme cantiere aperto dove, al momento, non sembrano esserci soluzioni immediate.

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