venerdì, Maggio 14

Esercizi di dietrologismo: Conte e quei capitali che scalpitano Siamo alla possibile realizzazione del progetto da tempo in discussione in Europa di comprarsi l’Italia e lasciarci felici, inutili e assistiti, ma eliminare quella bomba innescata che siamo per tutta l’Europa?

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Dopo la seconda o terza bocciatura, decisi di rinunciare al corso universitario che avevo iniziato con tanto entusiasmo. Una delusione, una sconfitta, ma realisticamente presi atto e cercai un altro corso, un’altra Facoltà (allora c’erano ancora, oggi si chiamano Dipartimenti o Scuole, non si sa bene anche la terminologia è ondivaga come i contenuti) e scelsi giurisprudenza, con risultati mediocri, ma almeno portai a casa la laurea.
Evidentemente la materia che avevo scelto prima non mi si addiceva, ma qualcosa mi è rimasto, forse insufficiente e sbagliato visti i risultati, ma, come si dice, la vecchia ‘passionaccia’ ogni tanto ricompare.
E dunque mi azzardo in un po’ di dietrologia spicciola, non certo ai livelli di un Bruno Vespa o di un Paolo Mieli. Perché la giornata di Lunedì è stata molto interessante secondo me, e non si è trattato di coincidenze. I fatti, come vedremo, sono molto collegati, e, un indizio, che quando lo ho percepito mi ha fatto drizzare le orecchie, l’ho avuto alla fine del telegiornale (sempre più autoreferenziale … diceva mia nonna ‘chi si loda s’imbroda’!) di Enrico Mentana, chelanciando’, visibilmente di malavoglia, come quasi sempre (pare che si odino!), la trasmissione di Lilli Gruber, lasciava cadere, come fa lui, un po’ sottovoce, con nonchalance, insomma un po’ seccato, che Gruber avrebbe intervistato Giuseppi, al secolo Giuseppe Conte – pochette.
Che infatti, in persona, in presenza, in corpo, anima, spirito e pochette era lì davanti alla Gruber e con alle spalle, guarda caso, un Alessandro Sallusti inedito, sorridente, e, lo vedremo subito, rispettosamente sornione.

Ma ci sono un paio di altre cose da raccontare sempre nello stesso giorno. Milena Gabanelli, sempre più voce razionaleggiante del capitalismo aspirante ‘migliore’ di questo Paese, pubblicava sulCorriere e poi replicava a Mentana, il suoDataroomdel Lunedì. Incidentalmente: hai visto mai che si parli in italiano, ‘Dataroom’, che fa il paio con ‘war room’, ecc.! Giusto per dire: sempre Lunedì un giornalista ‘sportivo’ del TG3 regionale, diceva che non so quale partita e relativo resoconto erano ‘skedulati’ per una certa ora. Appunto, dicevo: ‘skedulare’, ‘scannerizzare’, ‘referaggio’ … mah!
Ma torniamo alla Gabanelli, che ci annunciava giuliva, perché era tutta contenta, che molti non meglio identificati fondi stranieri (notate bene: stranieri), sarebbero molto interessati a fare investimenti nonché in Europa in Italia. Stranieri, non italiani, guardate bene: quante volte ho detto che il nostro ‘capitalismo’ investe solo i soldi che gli passa lo Stato, il nostro capitalismo è il ‘padrone delle ferriere’. Non entro nel merito, guardatela, ma sottolineo che l’elenco degli investimenti mi è apparso significativo: strade, ponti (sorvolo sulla sciocchezza autoconsolatoria che i ponti e simili sono scelti visti i successi del nuovo ponte Morandi … appunto: l’‘aspirante miglior capitalismo’!), treni, ospedali, rete informatica, ‘digitalizzazionedella PA (buttata lì, così tanto per dire … una bomba!), gestione della assistenza agli anziani (sic!). Condizione, al solito: meno burocrazia e processi veloci. Io, dietrologo, leggo: fate fare a loro in stile ponte di Genova, ‘digitalizzandola PA, e voi fermate la magistratura.

Nella stessa giornata, lamaggioranzadi Governo si riunisce e si scatena una bufera, orchestrata da chi?, dal solito Matteo Renzi, che vuole prima di tutto riscrivere la Costituzione, principalmente per non parlare di legge elettorale e per mettersi di traverso ai progetti del Governo di tenere quasi tutto chiuso a Natale, per conquistare qualche voto di quella (larga) parte di italiani che della salute degli altri se ne frega altamente: i sondaggi lo danno ormai a poco più del 2 %!
Sempre nella giornata, gli stellini fanno sapere che faranno una direzione collegiale: dopo finito il ‘congresso’ in collegamento internet del quale non si è saputo nulla e meno si è capito, fanno sapere oggi che decidono oggi (ma allora che l’hanno fatto a fare il Congresso, e, giusto per sapere, i partecipanti che hanno detto?) una direzione collegiale, ma non ancora un capo o segretario o che so io; mentre Casaleggio propone nuove piattaforme Rousseau e Grillo tace. Chiarezza assoluta! In realtà, mi dice la mia passione dietrologica, sono in rotta, litigano da mane a sera e Giggino vuole tornare a comandare nel partito, ma rischia di trovarsi a fare, come dire, ‘il capo sulla monnezza’. E quindi lancia (ne parlerò) messaggi di odio a Conte e interviste insulse a ‘Repubblica’, per proporre alleanze e non alleanze, ecc.: nulla, insomma.

Conte, eccoci al punto, dalla Gruber quasi in ginocchio e con un Sallusti sornione e felice, dice, con quel sorriso cattivo tutto ‘digrignoso’ di denti, che lui ha seguito con interesse il congresso (vabbè, gli ‘stati generali’, ma lì c’è confusione, perché poi parla anche di quelli ridicoli che ha fatto lui, a spese nostre, a villa Pamphili) e che ha visto che ci sarà una direzione collegiale. Ciò, in risposta alla domanda della Gruber se volesse diventare lui il capo degli stellini. In ‘politichese’ dietrologico si dice: li ha scaricati.
Ma il vero pivot della trasmissione è stato, almeno per gran parte del tempo, Sallusti, un Sallusti gioioso addirittura, che uno che lo vede in genere a tutto può pensare meno che possa apparire gioioso, e invece può. Perché, in sostanza, tra Sallusti e Conte con pochette praticamente viene stipulato, lì in video in casa Gruber (e capisco che Mentana ci resti male!), l’accordo con Silvio Berlusconi, che si svincola dall’abbraccio soffocante del ringhiante Matteo Salvini e della patetica Giorgia Meloni, tanto più che è furente per l’abbandono (prematuro e improvvido, penso) di tre ex fedelissimi fuggiti da Salvini, che incassa, ma, credo, a sua volta si accorge che si tratta di un boccone avvelenato, una sorta di concentrato di Razzi+Scilipoti.
In altre parole, auspice Sallusti, Conte si getta, con molte cautele ma apertamente, nelle braccia di Berlusconi, mettendo Nicola Zingaretti e il PD nella necessità di fare buon viso a cattivo gioco (ma si deve approvare l’ennesimo sforamento del bilancio e i voti di Berlusca servono), perfino Orlando deve accettare (se no si troverebbe scalzato da Franceschini, no?), ma il più felice è ovviamente Renzi, che ora diventa di nuovo centrale in questa capriola pazzesca, che ha come obiettivo solo di vivacchiare ed essere rieletto, tanto prima che si arrivi ad un processo vero contro di lui, campa cavallo!

E infatti, altre due cose. Alla domanda (questa è l’unica vera domanda di quella intervista, anche se io mi ci gioco tutto che era concordata) della Gruber, apparentemente ingenua, ‘perché non ha sentito Draghi?’ lui, fingendo imbarazzo (o forse era vero? No, non ci credo, in pochette non c’è nulla di vero, neanche la pochtte!) è lui, che domanda: ma perché mai avrei dovuto sentirlo? E si prende anche lo sfizio di dire, altezzoso, io sono il Presidente del Consiglio e ho tanti bravi collaboratori, tipo Gualtieri … e beccati questa, lui è solo l’ex Presidente della BCE, quisquilie!
Chiudiamo il discorso fin qui, perché poi c’è la parte degli stellini su cui tornerò.
Conte si sente fortissimo, tanto da potere sputare in faccia a Draghi (errore gravissimo perché è una delle pochissime persone di qualche valore ancora in Italia) per dire a Salvini che il Governo di emergenza di Draghi se lo può scordare, anche se sa benissimo che Draghi mai lo farebbe. Si è scrollato di dosso gli stellini, ai quali rimanda la pallonata dura che gli hanno sparato addosso e su cui tornerò domani: la festa del cinismo, come vedremo. E il futuro?

Ecco lì la Gabanelli. Conte pochette non ha progetti, ha solo chiacchiere e commissioni e comitati e insomma nulla. Qualcosa certo manderà a Bruxelles, se no lo spellano vivo, ma lacicciagliela ha sciorinata davanti la Gabanelli e coloro che la Gabanelli ha citato, per così dire. In sostanza: ci sono soldi e persone pronte a fare cose in Italia, ma tu, Conte, li devi solo lasciare fare. Le cose da fare sono molto costose, ma non si tratta di San Francesco, ma di Fondi di Investimento, che ci devono guadagnare e per guadagnarci è ovvio che lo Stato si deve fare da parte. Se, però, Conte, con o senza la pochette, li lascia fare come lascia intendere la Gabanelli, beh, per lui un posticino o magari un posticione si trova, magari al Quirinale. E potrebbe essere, ma ora forse esagero in dietrologia, la quadratura del cerchio: rinnovo di Mattarella, rinnovo di pochette, grandi investimenti e dopo tre anni, dimissioni di Mattarella e ‘assunzione’ al trono di pochette.
Bene, ci pensano loro, i soldi, insomma, vengono dai fondi esteri, e noi dovremo anche ringraziare. Ma, attenzione, è solo la realizzazione del progetto da tempo in discussione in Europa e che non dispiace a Ricolfi e agli stellini in salsa pomiglianese: comprarsi (e cioè vendere) l’Italia e gli italiani, lasciarci felici e inutili, assistiti, ma eliminare quella bomba innescata che siamo per tutta l’Europa, trasformandoci nel Paese delle vacanze, tanto più che col cambiamento climatico tra non molto in Italia avremo una eterna primavera. Del resto, sulla autorevolezza del nostro Governo, basta guardare: Macron in Francia ha semplicemente ordinato ad Amazon di posticipare quella buffonata demenziale della settimana del venerdì nero e Amazon ha obbedito senza discutere; in Italia Conte ha sussurrato di fare lo stesso e … sono stati i commercianti italiani a bloccare: suicidio o … ?
Dietrologismo? Chissà.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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