giovedì, Settembre 23

Esercito europeo: sogno o necessità?

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Per le sue nozze di diamante, l’Unione Europea, ha voluto rinnovare i voti e le promesse con tutti e ventisette i Paesi che, oltre 60anni fa, firmarono il primo trattato istitutivo dell’Unione.
L’inchiostro con cui si sono apposte tutte le firme sarà anche lo stesso dell’epoca, tuttavia l’Europa odierna vive in un momento storico profondamente diverso e molto più complesso rispetto ad all’ora.

Con l’avanzare degli anni, si è persa quella spinta eurocentrica che avrebbe dovuto creare i tanto sperati Stati Uniti d’Europa, in favore di nazionalismi e spinte conservatrici interne a quasi tutti gli Stati Membri. Alla base di queste spinte separatiste, probabilmente, si trova la difficoltà dell’Europa a dare risposte concrete ai grandi problemi di questo secolo, in primis, il rischio terrorismo a seguire l’immigrazione di massa dall’Africa e in ultima istanza l’economia stagnante.

Dal lontano fallimento della Ced (Comunità Europea di Difesa) degli anni Cinquanta, l’Europa, ha più volte tentato di creare, ad uso e consumo dei suoi sostenitori, una struttura comune che avvicinasse i singoli strumenti militari dell’Unione Europea al fine di coordinarli in modo compatto e unidirezionale.

La PESD (Politica Europea Sicurezza e Difesa) viene ufficialmente istituita nel giugno 1999, durante il Consiglio europeo di Colonia. In quel contesto gli stati membri decisero che all’Unione Europea serviva e mancava una capacità militare autonoma a tutti gli stati membri e che facesse capo ad una politica estera del tutto sovranazionale.

Durante il Consiglio è stata decretata la nascita del Comitato politico e di sicurezza, organo permanente del Consiglio e responsabile della Pesd. I Paesi membri, in tempi non sospetti, hanno riconosciuto la necessità di creare una forza militare e un quartier generale a livello europeo, mentre, per le operazioni sul terreno, l’Ue avrebbe potuto attingere sia dalla Nato sia ricevendo contributi dai Paesi membri. Nonostante le basi create e gli impulsi dati alla Pesd, la prima azione sul campo di tale politica risale soltanto al 2002, nell’ambito della missione di polizia europea in Bosnia Erzegovina, una situazione che avrebbe già dovuto far riflettere sull’effettiva volontà di lavorare in modo collettivo sulla sicurezza europea.

Nel 2003 l’Unione europea e la Nato siglano l’accordo Berlin Plus, finalizzato alla regolamentazione dell’utilizzo da parte europea degli asset militari Nato in caso di crisi. L’accordo prevedeva lo scambio di informazioni tra Nato e Ue e i termini per l’utilizzo degli strumenti dell’Alleanza nord atlantica all’interno delle azioni europee.

Nello stesso anno l’allora Alto rappresentante Javier Solana prepara il documento “Strategia europea in materia di sicurezza” che apre la strada per la futura Politica estera e di sicurezza europea capace di inglobare al suo interno anche la politica di difesa. Il documento riconosce le nuove priorità in fatto di sicurezza continentale: il terrorismo, la proliferazione di armi di distruzione di massa, i conflitti regionali, i fallimenti degli stati ed il crimine organizzato.

La nuova strategia europea, approvata dal Consiglio nel dicembre 2003, identifica le azioni necessarie da parte dell’Unione Europa in materia di difesa e sicurezza riconoscendo, in particolar modo, come necessaria l’azione di prevenzione dei conflitti soprattutto fuori dai confini europei. Tuttavia, queste pagine di dottrina rimarranno tali, non ci sarà mai concretamente una volontà politica comune per orientare le necessità della sicurezza della comunità europea verso un fronte compatto.

Il Trattato di Lisbona (2007-2009) rappresenta un chiaro cambio di traiettoria nella definizione di una strategia di difesa e sicurezza europea. Il documento redatto nella capitale portoghese ha infatti corretto e modificato i precedenti trattati sull’Ue ed ha incorporato nella nuova Politica estera e di sicurezza (Pesc), la Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc).

Secondo le nuove disposizioni, le operazioni militari e le missioni civili vengono così svolte nell’ambito della nuova Psdc che rappresenta il centro strategico delle strutture militari e politiche permanenti. Il Trattato di Lisbona ha inoltre previsto la nascita dell’European External Action Service (Eeas) sotto la presidenza dell’Alto rappresentante per la Politica estera e di difesa dell’Unione europea. Dall’implementazione del Trattato il numero di missioni che hanno visto impegnata l’Ue sono aumentate, differenziandosi tra quelle umanitarie e civili.

Un ulteriore passo fondamentale della politica di difesa europea è rappresentato dalla creazione dei Battlegroups. Questo primo fondamentale e soprattutto concreto progetto realizzato da francesi ed inglesi è l’incubatrice di un progetto più ampio che vede la messa a sistema di diverse realtà militari unite sotto la guida politica dell’unione europea. Sin dal summit franco-britannico di Lancaster House nel febbraio 2003, i due Paesi avevano sviluppato un nuovo approccio alla politica di difesa e sicurezza europea, con l’obiettivo di condurre diverse operazioni e migliorare la capacità di reazione dell’Unione in caso di crisi.

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