lunedì, Ottobre 18

ESCLUSIVA: le menzogne dell’Occidente contro la Libia, la sua leadership e il suo Esercito Memorandum on Libya: Fabrications against the State, Leadership and Army

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Abusi di diritti umani delle Milizie

I leader delle milizie e i signori della guerra hanno commesso crimini atroci contro l’umanità. Negli ultimi sei anni hanno distrutto città e infrastrutture vitali per il Paese. Ecco alcuni dei crimini da loro commessi: persone bruciate, bruciate vive e vittime delle più scellerate torture; prigionieri politici, personale della sicurezza e soldati gettati nell’impianto di fusione di ferro e acciaio di Misratah. Soprattutto, le milizie hanno portato avanti un traffico di organi umani nelle prigioni; con la crescente complessità della scena politica libica, lo Stato Islamico ha aggiunto ulteriori atrocità, macellando, crocifiggendo e tagliando organi nel senso più drammatico; pulizia etnica razziale senza precedenti; un genocidio in cinque città libiche; il 55% della popolazione libica è stata costretta ad abbandonare il proprio Paese e a cercare riparo nei Paesi limitrofi.

In aggiunta centinaia di case sono state bruciate a Bank Walid e in altre cinque città a Warshafana. Oltre a questo, la città di Sirte è stata distrutta e rasa al suolo e le aree residenziali di Bengazi e Dernah sono state bombardate. Anche la cosmopolita Tripoli ha dovuto affrontare lo stesso destino di pulizia etnica e razziale, soprattutto nelle aree fedeli a Gheddafi.

Oltre ai sistematici abusi di diritti umani, le milizie e i loro leader hanno distrutto infrastrutture essenziali per la Libia. Nel luglio del 2014 hanno mandato in fiamme l’aeroporto di Tripoli e il suo equipaggiamento aereo, così come hanno dato fuoco alle cisterne di petrolio numero 24 e 25.

Nonostante le distruzioni e le brutali torture compiute dalle milizie, la Comunità Internazionale e gli organismi giuridici delle Nazioni Unite hanno ignorato tutti questi crimini e hanno evitato di portare questi signori della guerra di fronte alla giustizia.

Le atrocità delle milizie e della NATO contro i civili e le figure politiche

Gli aeromobili militari NATO hanno colpito i civili in diverse città libiche, ovvero, Zlitan, Sirte, Surman, Tripoli e Bani Walid. Nel sud di Zlitan, e precisamente in Majeer, 84 famiglie, principalmente donne e bambini, sono stati uccisi a sangue freddo dagli attacchi aerei lanciati dalla NATO mentre stavano dormendo. I media hanno mostrato le immagini di corpi di bambini estratti dalle macerie e di una signora dimezzata, Minsyah Khleifa Heblow, e di altre vittime in uno scenario assai inquietante. In un altro caso, la famiglia Khawildi Al-Ahmadi è stata uccisa mentre gli attacchi aerei della NATO hanno colpito la loro casa, uccidendo due dei loro figli. La famiglia Al-Jafarh è stata uccisa a Bani Walid quando la NATO ha colpito la loro casa nel mese di Ramadan. Per non parlare del ben documentato e deliberato bombardamento Arial della NATO che è stato lanciato contro Gheddafi e il suo convoglio a Sirte o dell’uccisione di suo figlio, il più giovane, Saif Al-Arab nella sua casa a Tripoli.

La violazione di diritti umani, l’uccisione sistematica e la tortura di civili in Libia continuò anche dopo, quando le milizie assunsero il controllo del Paese. Le vittime erano civili che non volevano partecipare al conflitto civile, la maggior parte erano anziani che non potevano impugnare armi. Il famoso comico, Youssef Al-Gharyani è stato detenuto e torturato dalla milizia di Al-Zawiyah. La milizia di Misratah ha detenuto e torturato l’ottantenne Mufti, libico degli anni ’70, Al-Shaiek Al-Madani Al-Shwearief perché non approvava nè sosteneva l’intervento della NATO in Libia. Il famoso cantante libico, Mohammed Hassan è stato vittima di abusi ed è stato messo agli arresti domiciliari. E poi altri ancora, come l’esperto economista nel Ministero delle Finanze, il dottor Abdul Hafield Al Zalatni, che è stato processato e condannato a diversi anni di detenzione. Allo stesso modo, il capo dell’Islamic Call Society, il dottor Mohammed Al-Shareef, che è stato condannato ad un arresto a lungo termine. Il capo del Dipartimento doganale e il capo della formazione al Ministero dell’Interno sono stati anche loro condannati ad una reclusione a lungo termine, insieme ad altri che sono stati condannati alla pena di morte e a vari termini di reclusione. È piuttosto assurdo che queste figure pubbliche siano state accusate di traffico di droga, traffico di esseri umani, di stupro e ulteriori 17 altri reati. La domanda che si presenta è: in che modo questi noti personaggi si sono incontrati e hanno poi pianificato insieme di commettere tutti questi reati per nove mesi?

Dopo che la NATO ha aiutato queste milizie a controllare la Libia, sono stati commessi ulteriori orrendi crimini di natura terroristica contro i libici e i cittadini stranieri. Un uomo di religione copta è stato ucciso nella battaglia di Misratah; nella città di Sirte sono stati uccisi molti copti e anche dei lavoratori cristiani etiopi, come anche l’insegnante inglese, Roni Smith, a Bengazi; sono stati uccisi alcuni membri della Croce Rossa a Misratah nel 2014, è stata bombardata l’ambasciata francese a Tripoli e, soprattutto, è stato assassinato l’ambasciatore americano a Bengazi, il quale ha aiutato e armato le milizie nel 2011.

Human Rights Watch ha riportato le vittime, e in alcuni casi, la NATO ha ammesso la sua responsabilità per la loro morte. Comunque, l’ICC si è mostrato cieco e ha evitato di investigare su questi crimini, nonostante vari enti nazionali ed internazionali avessero richiesto l’inizio di un’indagine aperta e trasparente, in modo da portare di fronte alla giustizia chi ne era responsabile. La Corte Internazionale di Giustizia ha dimostrato di aver fallito nella sua responsabilità per quanto riguarda la guerra civile in Libia. Era evidente dal momento che non ha prodotto un solo mandato di arresto contro i leader delle milizie, nè contro le forze NATO. Sembra che l’ICC abbia seguito una deliberata politica nell’ignorare questi crimini autentici e nel concentrarsi, invece, solo sulle accuse e sul processo di Saif Al-Islam.

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