lunedì, Settembre 27

ESCLUSIVA: le menzogne dell’Occidente contro la Libia, la sua leadership e il suo Esercito Memorandum on Libya: Fabrications against the State, Leadership and Army

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La Corte Internazionale di Giustizia (ICC)

Nel 2011 l’ICC ha emesso un mandato di arresto per Muammar Qaddafi, Saif Al-Islam Qaddafi e Abdullah Al-Senussi, accusandoli di crimini contro l’umanità presumibilmente commessi in Libia. Nonostante si trattasse di crimini gravi, l’ICC non ha condotto alcuna inchiesta in loco (in Libia), ma è arrivata alle sue conclusioni ed ha individuato i responsabili in sole due settimane, 14 giorni dopo la risoluzione dell’ONU che la invitava a procedere nel suo lavoro. Non è stato annunciato, nè presentato, il tempo previsto per l’annuncio della carica, nè è stato sufficiente ad emettere e ad indagare sulle sanzioni sul traffico. A tal proposito, Al-Jehani, coordinatore del governo per l’ICC-libico, ha affermato che «il caso ICC contro la Libia era puramente politico, in quanto, i Paesi membri NATO hanno ordinato al Consiglio di transizione nazionale (NTC) di preparare un elenco di funzionari per l’ICC colpevoli di crimini contro l’umanità». Il NTC ha assegnato Al-Jehani il compito di preparare l’elenco, il quale ha poi presentato decine di nomi; tuttavia, l’ICC ha scelto di accusare solo i suddetti tre nomi (Muammar Qaddafi, Saif Al-Islam Qaddafi e Abdullah Al-Senussi). Nella sua dichiarazione, Al-Jehani ha aggiunto che tutta l’accusa è stata inventata. Quando ha incontrato Saif Al-Islam, ha anche esposto il suo punto di vista, affermando che è impossibile per il giudice libico riconoscerlo come colpevole. Al-jeahni ha poi aggiunto che lui e la sua squadra hanno inventato il caso contro Saif Al.Islam, perché, semplicemente, sapevano in anticipo che le accuse criminali erano una causa persa e hanno portato l’ICC a implicarlo per casi finanziari e di corruzione.

Al-Jehani ha giustificato questa sua ‘invenzione’ e queste sue menzogne, dicendo che tutto questo è permesso in tempo di guerra, ma è difficile da provare di fronte a un tribunale (dichiarazione di Al-Jehani documentata del 1/1/2012 pesso la corte di Al-Zintan).

L’ICC ha adottato un doppio metro di giudizio nella guerra civile in Libia e nell’intervento della NATO, accusando le figure politiche libiche di aver commesso crimini inventati, mentre ha ignorato e ha evitato di condannare la barbara uccisione di Muhammar Gheddafi e di suo figlio Al Motassem, eseguita dalle milizie supportate dalla NATO. L’unica cosa che ha fatto è stata quella di lasciar cadere il caso contro Gheddafi dopo la sua morte. Ciò nonostante, l’ICC aveva un importante e grande caso tra le mani, in quanto la sua uccisione è stata ben documentata dai media e non aveva bisogno di ulteriori prove per condurre i responsabili davanti alla giustizia. L’ICC avrebbe potuto individuare facilmente e arrestarne gli autori, in quanto, questi stessi hanno ricoperto e assunto posizioni politiche e diplomatiche in varie capitali europee. Una posizione simile è stata presa dall’ICC nei confronti di Abduallah Senussi che è stato rapito in Mauritania dal Governo libico; l’ICC ha smesso di chiedere la sua estradizione per essere sottoposto a giudizio. Non ha neanche seguito le violazioni di diritti umani e del disumano trattamento che gli è stato riservato nelle prigioni gestite dalle milizie, anche se è stato imprigionato da jihadisti ben conosciuti, ovvero, dal Libyan Fighting Islamic Group – LIFG. Il capo della prigione dove è stato detenuto era il leader dell’organizzazione LIFG, ovvero, Abdul Hakiem Belhaj.

La CIA e i Governi occidentali conoscono bene Belhaj. La CIA lo ha arrestato dopo la sua evasione da Kandar, lo ha interrogato ed estradato in Libia nel 2002 accusandolo di terrorismo. Nel 2009, Belhaj e i membri dell’LIFG sono stati liberati dalla prigione in base alla Legge Generale di Amnistia – General Amnesty Law. Il passato del terrorista di Belhaj parla da solo. Tra il 1994 e il 1997 ha ordinato il massacro di 225 persone e nel 1997 ha ordinato l’esecuzione di Steven Baker e sua moglie Manuela Spatzier, due turisti tedeschi. Ciò nonostante, Belhaj ha ricoperto delle cariche di alto livello in Libia. Fu Ministro della Difesa e responsabile per la sicurezza a Tripoli, fu il Menager generale delle prigioni libiche e il diretto responsabile della cella dove era detenuto Al-Senussi. Tenendo presente il passato criminale di Belhaj, l’ICC ha rassicurato che Al-Senussi si trovasse in mani sicure e ha supportato e permesso che il suo processo si tenesse il Libia.

La NATO e i piccoli Paesi del Golfo hanno ignorato le attività terroristiche di Belhaj, e lo hanno riconosciuto come leader politico e militare, ma, soprattutto, come uomo d’affari. Belhaj, infatti, possedeva la più grande stazione televisiva del Nord Africa, oltre alla più grande compagnia aerea libica, una fabbrica di cemento e disponeva di varie proprietà in Spagna e in Turchia. Era, inoltre, il proprietario di un aeroporto privato a Tripoli. Quest’ultimo, comunque, è stato utilizzato come canale di trasporto per terroristi dalla Libia verso la Siria. Questi terroristi furono finanziati con circa 160 miliardi di dollari –secondo quanto stimato- nel 2010. Belhaj e altri sono i responsabili dell’uso improprio dei beni libici e della cessazione del piano di sviluppo della Libia di 200 miliardi di dollari, secondo la Banca mondiale. Belhaj è un esempio della vita lussureggiante condotta dai signori della guerra, in un contesto dove i comuni cittadini libici erano immersi in una profonda povertà.

Photo taken on October 24, 2011

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