sabato, Luglio 24

ESCLUSIVA: le menzogne dell’Occidente contro la Libia, la sua leadership e il suo Esercito Memorandum on Libya: Fabrications against the State, Leadership and Army

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Pubblichiamo qui, tradotto in lingua italiana, il ‘Memorandum on Libya: fabbrications against the State, leadership and army’, realizzato da Saif al Islam Gheddafi, figlio dell’ex rais della Libia, Muhammar Gheddafi, diffuso lo scorso 23 ottobre 2017 e pubblicato per la prima volta in esclusiva daThe Herland Report.

Si tratta di una traduzione letterale sulla quale sono stati fatti minimi interventi linguistici volti a rendere facilmente comprensibili i passaggi che avrebbero potuto essere di difficile lettura per il pubblico italiano.

Il memorandum è passibile di essere accusato di parzialità, in quanto a scriverlo è un Gheddafi, e quindi un diretto interessato nelle vicende al centro del documento. Altresì la Redazione non ha potuto verificare i fatti contenuti, ha ugualmente ritenuto di pubblicare il rapporto, portarlo a conoscenza del pubblico, lasciando agli studiosi e agli storici di passarlo ai raggi x, analizzarlo in ogni sua parte, sottolineando al Lettore che tale documento deve essere letto e valutato tenendo presente che l’Autore è parte in causa di queste vicende.

Si avvisano i Lettori che all’interno del testo sono presenti dei link che conducono a video pubblici ma che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni.

Ringraziamo per averci richiesto la pubblicazione in esclusiva in Italia di questo rapporto il Direttore di ‘The Herland Report’, Hanne Nabintu Herland.

La traduzione è stata realizzata da Giulia di Marcantonio con la collaborazione di Roberta Testa.

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Nel nome di Allah, il Clemente il Misericordioso

Memorandum sulla Libia: le menzogne contro lo Stato, la Leadership e il suo esercito

L’obiettivo di questo memorandum è quello di definire con precisione alcune vicende subite dal popolo libico negli ultimi sei anni, durante i quali sono stati commessi contro di esso i più orrendi crimini.

Questi crimini sono stati compiuti nel nome di interventi umanitari, della protezione dei civili, e sotto le vesti dell’intento di introdurre nel Paese democrazia e prosperità, dove le forze NATO, con l’aiuto di alcuni Paesi arabi e pochi libici, hanno attaccato la Libia con tutte le armi a loro disposizione.

Le giustificazioni presentate erano false tanto quanto quelle presentate per l’invasione dell’Iraq nel 2003, infatti, quella fu una distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una Nazione pacifica.

Questo memorandum cerca di presentare questi crimini all’attenzione della Comunità internazionale, delle organizzazioni per i diritti umani e delle ONG, così da prendere le parti della Libia e della sua gente nel loro infinito sforzo di ricostruire questo piccolo Paese.

Libia al bivio: l’Inizio

L’agonia per la Libia iniziò il 15 Febbraio del 2011, quando un numero di manifestanti si riunirono per dimostrare, come da routine, a sostegno dell’incidente avvenuto nelle prigioni di Abu Saleem.

La dimostrazione fu subito dirottata da elementi che facevano parte di gruppi jihadisti, come il Gruppo di Combattenti Islamici Libici (Libyan Islamic Fighting Group, LIFG). Questi attaccarono le stazioni di polizia e le caserme dell’esercito di Derna, Benghazi, Misratah ed Al-Zawayh, in modo da accumulare armi da utilizzare poi nella loro guerra pianificata contro il popolo libico ed il suo Governo legittimo. Tutti questi eventi vennero poi accompagnati da una macchina propagandistica lanciata dai canali di Al-Jazeera, BBC, France 24 e altri, i quali incoraggiavano il popolo libico a combattere contro la polizia di stato, la quale, invece, stava cercando di proteggere le strutture governative e le proprietà dei civili dagli attacchi e dai saccheggi.

C’erano scene raccapriccianti per le strade, per i ponti e negli edifici delle forze di sicurezza dove i manifestanti hanno commesso dei crimini contro l’umanità irripetibili. Le forze di sicurezza, il personale militare e gli ufficiali di polizia sono stati macellati, le loro gole tagliate, i cuori estratti dai loro corpi e questi ultimi tagliati a pezzi, creando uno spettacolo reale fatto di brutalità e barbarie. Ad esempio, il primo giorno di proteste – il 16 Febbraio – nella città di Misratah, i manifestanti ‘pacifici’ hanno ucciso e bruciato Musa Al-Ahdab. Lo stesso giorno, nella città di Benghazi, un ufficiale della polizia è stato ucciso e il suo corpo è stato fatto a pezzi. Queste atrocità sono state commesse da manifestanti che erano armati, infatti, chiunque nelle città di Misratah, Benghazie e Al-Azawiyah possedeva carri armati, pistole e mitragliatrici anti-aircraft. Queste azioni e queste scene sono ben documentate e possono essere viste su YouTube e sui social.

Ma quanto riportato dai media non corrispondeva a quello che, invece, avevano subito le vittime. Secondo Al-Jazeera, Al-Arabyya e i gruppi di opposizione libici, alla fine del 2011 il numero di persone uccise era 50.000. Tuttavia, nel 2012 il Governo di Abdulrahaim Alkeeb ha annunciato che le vittime dal 7 Febbraio 2011 fino alla fine della guerra, nell’Ottobre 2011, erano 4.700, incluse le morti naturali. Il numero delle vittime rimane nelle statistiche e non sono stati dichiarati i loro nomi, la loro identità, nè è stato chiesto un risarcimento dai Governi.

La campagna propagandistica e le bugie sull’esercito non hanno fermato il continuo aumento del numero delle vittime e la propaganda ha, invece, dichiarato che il regime fosse il responsabile di attacchi aerei lanciati contro i civili.

La campagna propagandistica ha, inoltre, riportato casi di strupri commessi dal personale dell’esercito e delle forze di sicurezza. E’ stato ritrovato del viagra nei carri armati, ed è stato riportato che dei mercenari africani e algerini combattevano tra le file dell’esercito libico e delle missioni aeree a Malta. Niente di tutto questo è stato provato sino ad oggi, infatti, non è affatto vero. Le Nazioni Unite, le ricerche portate avanti dall’Occidente, da ‘Amnesty International’ e da ‘Human Right Watch’ non hanno prove su nessuno degli 8.000 casi di violenza dichiarati dall’opposizione libica. Infatti, tutte queste accuse sono state inventate e sono prive di credibilità. Allo stesso modo, anche il presunto uso di aerei Mirage dalla base aerea di Al-Weathy, nell’estremo ovest della Libia, per attaccare i civili a Bengasi non è affatto vero. Questi aerei non potrebbero attaccare obiettivi a Benghazi e poi tornare alla loro base in Occidente, in quanto la distanza ed il consumo di carburante non lo permetterebbero. E’ impossibile per questo tipo di aerei attaccare degli obiettivi in 1500 km e poi tornare senza fare rifornimento, come è impossibile che a Benghazi esistano delle basi aeree accessibili al Governo libico da utilizzare in caso di necessità. Oltre ciò, la storia del viagra trovato nei carri armati non è credibile, in quanto, l’esercito libico è formato da giovani militari professionali la cui morale non farebbe neanche pensare loro di commettere tali crimini, nè tantomeno, vista la loro giovane età, avrebbero bisogno del viagra per soddisfare i loro desideri sessuali. Queste storie sono state condite di particolari ‘piccanti’ sulla stessa linea della produzione di armi a distruzione di massa in Iraq. Ora, il caso iracheno e quello libico sono diventati una barzelletta per gli iracheni, per i libici e per i media americani ed europei.

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