sabato, Settembre 25

Esclusione sociale, quelle distrazioni della politica Associazione 21 luglio: "A rischio buona convivenza civile. C'è il forte rischio di derive incontrollate"

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esclusione sociale roma

Esclusione sociale: le politiche sono contrarie alla normativa. I politici sono distratti da altre questioni tralasciando la sicurezza sociale, capace di garantire quella necessaria civiltà tra la popolazione italiana. La recente presa di posizione dell’Europa fa riflettere sul comportamento di politici e di amministratori locali. L’Italia rischia una procedura di infrazione da parte della Commissione europea per le politiche abitative attuate dalle autorità italiane nei confronti dei rom.

Il contenuto della lettera inviata dalla Direzione Generale Giustizia della Commissione europea al Governo italiano è stato diffuso dall’Associazione 21 luglio, impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia. C’è una contestazione sul campo La Barbuta, uno dei sette villaggi della solidarietà del Comune di Roma che, secondo la Commissione, limita «gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli completamente dal mondo circostante e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione».

Questa decisione della Commissione europea è l’ultima di una serie di condanne inviate a vari livelli contro l’Italia e contro il Comune di Roma. Nonostante tutto, fino a oggi, né il Governo italiano né l’Amministrazione capitolina sono intervenuti. C’è una scarsa volontà politica verso una risoluzione definitiva relativa alla sistemazione abitativa dei rom, perché ormai persiste da troppi anni.

L’esclusione sociale deve essere combattuta da tutti i Paesi europei. Se c’è una forte esigenza di arrivare agli Stati Uniti d’Europa, non può mancare quel rispetto dovuto alle culture di tutte le etnie. E’ utile ricordare a tutti i politici che una casa comune non significa soltanto avere maggiori prospettive economiche, al fine di tenere sotto controllo la finanza mondiale. Le persone con le diverse etnie, compresa la convivenza civile, devono avere una corsia preferenziale per garantire il bene comune.   

L’allarme si estende e coinvolge un’altra situazione di esclusione sociale riguardante una struttura di accoglienza situata a Roma, in via Visso 12, nella zona San Basilio. «Centotrenta rom sono stati concentrati, un anno fa, nel Best House Rom, un centro di raccolta rom fuorilegge, con un costo pro capite mensile di 600 euro. La comunità rom», si legge in un comunicato dell’Associazione 21 luglio, «ha ricevuto la visita, lunedì 10 novembre 2014, di una delegazione della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani del Senato. Il fabbricato è accatastato come locale di deposito e non potrebbe fungere da civile abitazione. Gli spazi destinati agli ospiti sono inadatti e lontani da quanto previsto dalla normativa regionale: ogni nucleo familiare, composto in media da cinque persone, dispone della sola zona notte, che svolge anche funzioni di zona giorno e studio per i minori, composta da un’unica stanza di circa 12 metri quadrati, priva di fonte di luce e di aria naturale. Ogni ospite, pertanto, ha a disposizione circa 2,5 metri quadrati contro i 12 metri quadrati indicati dalla Legge della Regione Lazio n. 41/2003. La delegazione della Commissione Diritti Umani del Senato ha potuto verificare come le stanze del Best House Rom, oltre a non garantire la metratura sufficiente pro capite, non sono dotate di finestre o di punti luce, esponendo a grave rischio lo stato di salute psico-fisico degli ospiti. La presenza di numerosi inquinanti, favoriti dalla mancanza di ricambio di aria, unita al clima caldo-umido prodotto dai condizionatori di calore, potrebbero sicuramente contribuire all’aumento dell’incidenza di patologie respiratorie croniche come l’asma, senza tralasciare l’incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi e invalidanti. La mancanza di luce naturale potrebbe favorire l’insorgere di disturbi della vista. A tutto ciò si aggiungono altre fondamentali carenze: la non completa somministrazione dei pasti unita al divieto di cottura e preparazione di cibo in maniera autonoma; la mancanza di un numero di servizi igienici adeguato al numero degli ospiti; la carenza di adeguati spazi comuni; l’assenza, all’interno delle stanze, di qualsivoglia arredo escluso il letto. La mancanza di questi elementi compromette ulteriormente la qualità della vita degli ospiti».

«Utilizzare una vecchia fabbrica come un luogo di soggiorno per accogliere 300 persone è un’assurda ironia. Osservare famiglie composte da 5 o da 6 unità», commenta Manuela Serra, senatrice del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani, a seguito della visita «costrette a vivere in uno spazio di 12 metri quadrati senza finestra con controsoffitti fatiscenti, è quanto di più grave possa essere commesso nei confronti di persone sfollate. La presenza di numerosi inquinanti, favoriti dalla mancanza di ricambio d’aria, contribuisce all’insorgenza di patologie respiratorie che inficiano la salute dei piccoli con gravi forme invalidanti, capaci di colpire l’età evolutiva delle aree corticali specifiche le quali comprendono l’area motoria. L’aver notato con chiarezza il timore e la ritrosia a esprimere la contrarietà da parte degli stessi residenti, è stata sufficiente a farmi comprendere quanto sia grave la situazione, che deve essere immediatamente portata all’attenzione dell’Autorità giudiziaria competente».

L’esclusione sociale è una situazione da tenere costantemente sotto controllo poiché limita fortemente una buona convivenza civile, favorendo un costante disagio. C’è il forte rischio di derive incontrollate. «I campi sono luoghi di sospensione dei diritti umani«, commenta Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, «che rendono impossibile l’inclusione sociale, che creano disagi al resto della cittadinanza, che alimentano nella pubblica opinione un clima di ostilità verso le comunità rom. L’unica soluzione percorribile è, dunque, quella di superare i “campi rom”, come prevede la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom redatta dal governo italiano nel 2012. L’Italia è chiamata a mantenere i suoi impegni davanti alla Commissione Europea e a invertire la rotta verso reali e incisive politiche inclusive. Occorre recuperare il tempo perduto con azioni coerenti con gli impegni assunti. Anche per questo l’Associazione 21 luglio ha lanciato una campagna per convincere Leroy Merlin Italia a ritirare un progetto che prevede, tra l’altro, la costruzione dell’ennesimo ghetto per soli rom a Roma. C’è da osservare – conclude Carlo Stasolla – che l’Italia è l’unico Paese in tutta Europa dove esistono i campi, luoghi creati, gestiti e finanziati dalle Istituzioni per relegare e segregare i rom. Nella Spagna vivono circa 800 mila rom perfettamente inclusi nella società, mentre in Italia sono presenti appena 170 mila rom (di cui 4 su 5 vive in normali abitazioni e inclusi nella società). Questa presenza registrata nel nostro Paese è percepita dalla popolazione come un’emergenza, un’invasione, il capro espiatorio verso il quale dirottare le cause dei mali della società».

La complicata condizione sociale vissuta dai rom è un problema da risolvere in maniera definitiva, poiché è presente con diverse situazioni a rischio. Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà, impegnate per sostenere una nuova politica sociale, hanno presentato, a ottobre del 2013, un documento congiunto dal titolo Dall’ossessione securitaria alla solidarietà responsabile. La città di Roma e i rom: linee guida per una nuova politica. Nel testo sono in evidenza una serie di proposte concrete rivolte all’Amministrazione di Roma Capitale, al fine di mutare radicalmente le politiche verso rom e sinti, con l’obiettivo di passare da un approccio basato sull’emergenza e sulla segregazione a nuovi percorsi di inclusione sociale.

C’è una necessità di comprendere le diverse etnie presenti nelle città come Roma, poiché riescono a fermare derive incontrollabili. Se si accetta la popolazione straniera è facile convivere senza registrare problemi sociali.

La presenza delle comunità rom e sinte a Roma è percepita come ingombrante, minacciosa e pericolosa, attentatrice della sicurezza personale e della salute pubblica. Tutto è vissuto come una diversità da dover segregare in nome di un finto rispetto culturale, all’interno di spazi lontani e separati dalla città, in quei campi nomadi capaci di essere il segno più evidente dell’emarginazione spaziale e sociale. Eppure le comunità rom presenti a Roma rappresentano una percentuale di popolazione intorno allo 0,24%, una delle più basse in tutta l’Europa. Mega campi monoetnici e sgomberi forzati hanno caratterizzato i vari Piani Nomadi, succeduti nella Capitale negli anni scorsi, sperperando ingenti somme di denaro pubblico e segregando la minoranza rom.

È bene sottolineare l’intolleranza da parte dei cittadini residenti nella periferia della Capitale, alla costante crescita di generazioni di rom in un contesto di emarginazione sociale, a forte rischio devianza e gravemente penalizzante. Il documento congiunto di Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà nasce dall’esigenza di superare gli errori e i fallimenti del passato, prendendo in considerazione una reale politica locale capace di avere un altro approccio culturale, non segregante né assistenzialista.

 

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