giovedì, Aprile 22

ESA: che brutta figura per lo spazio italiano! Secondo ‘La Verità’ l’Italia si sarebbe vista scartare la sua candidata istituzionale alla direzione dell’Agenzia Spaziale Europea, Simonetta Di Pippo, e anche quella dell’autocandidato Roberto Battiston

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Ieri il quotidiano ‘La Verità’ ha pubblicato una finestra in 12ma pagina che non avremmo voluto leggere. Secondo la testata fondata da Maurizio Belpietro, l’Italia si è vista scartare la sua candidata istituzionale alla direzione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), e anche il candidato autocandidato è stato escluso dalla lista dei pretendenti.
Quella di autocandidarsi, lo diciamo subito, è operazione lecita secondo i regolamenti dell’ESA, ma del tutto inappropriata istituzionalmente.

È una brutta storia, se fosse vera. Il dubitativo è d’obbligo dal momento che la notizia è stata passata solo da un giornale, per altro molto fazioso e sempre profondamente polemico. Nelle prime ore del mattino di ieri siamo certi che nessuna agenzia ne ha parlato, nemmeno quelle che seguono con attenzione il settore spaziale. Potrebbe essere -lo sospettiamo- una soffiata di qualcuno che rema contro il sistema, e in questi giorni ne vediamo tanti, oppure un modo per destabilizzare un processo di selezione che per altro dovrebbe essere coperto dai vincoli di riservatezza.

Pertanto, se ‘La Verità’ dice il falso, siamo pronti fin da subito a scusarci con gli attori che nomineremo. Se, però, il cronista racconta fatti veri, vediamo in questa vicenda una estrema debolezza del governo italiano e la sua minima capacità nell’esercitare le dovute pressioni nelle istituzioni continentali.
Capita, quando a certe cariche si arriva senza la necessaria preparazione e con una scarsa capacità di saper giocare le carte giuste del mazzo.

Scrive Cesare Albanesi nel suo blog: «Italia terzo pagatore si troverebbe con un pugno di mosche in mano».
Nella Ministeriale di Siviglia, l’ultimo consiglio che ha stabilito e implementato il budget dell’ESA, su un ammontare ben superiore ai 14 miliardi di euro, il nostro Paese ha messo sul piatto 2,28 miliardi, terza quota dopo Germania e Francia e sopra la Gran Bretagna. La Germania ha il direttore generale Jan Wörner uscente, il precedente è stato il francese Jean-Jacques Dordain. In buona sostanza c’erano i presupposti perché la direzione tornasse all’Italia. Il Governo ha anche investito per questo!
Non sono bastati i soldi. Non è stato sufficiente mostrare accondiscendenza.
Non è stata sufficiente -è chiaro a parer nostro- l’azione di lobbying esercitata.

Il nostro Esecutivo, dopo aver candidato Simonetta Di Pippo -professionista con un passato in tutti gli ambiti del settore spaziale e titolare di una delle agenzie delle Nazioni Unite-, ha assistito all’intrufolarsi di Roberto Battiston, che dopo essere stato allontanato dall’Agenzia Spaziale Italiana e aver perso le parlamentari europee del 2019, in cui militava per le liste del Partito Democratico, niente di meglio avrebbe potuto fare che sperare una sua sistemazione con la direzione dell’ESA. È andata male. Questo comportamento ha mostrato un fianco debole di un Paese dove tutti pensano di saper comandare e, ahimè, pochi lo sanno fare veramente. E quei pochi stanno a casa. Non all’opposizione.
A casa.

L’Italia perde un pezzo molto importante del prestigio europeo, pur essendo una potenza industriale di prima linea.
Speriamo almeno -se ‘La Verità’ dice il vero- che sia pronto un piano alternativo, e che al nostro Paese competano il Direttorato di Telecomunicazioni, per guidare sia la transizione verso il G5 che la trasformazione digitale, e il Direttorato per l’Esplorazione, per presidiare gli accordi appena siglati con gli Stati Uniti per il programma di esplorazione lunare Artemis.
Sarebbe l’unico modo per bilanciare un po’ del potere contrattuale e negoziale delle due Nazioni locomotiva, qualora nelle nobili stanze di Piazza Colonna non sia stato compreso che Francia e Germania governano un continente con arroganza e dispotismo senza nessuna force de frappe adeguata a far valere il proprio peso.

Fatto questo, questi signori ci auguriamo che tornino presto presto alle loro passate occupazioni, se mai ne hanno avute per lasciare il posto a politici più capaci di dirigere un Paese chiamato Italia.

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