Eros e Thanatos: HIV/AIDS e la fine del libero amore Se la rivoluzione sessuale aveva cominciato a discutere il tabù del sesso dalla società, l’AIDS dimostrava come ciò non fosse stato sufficiente a scalfire l’alone di mistero attorno al sesso

Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Ricorrono ricorrenze, ricorrenze si rincorrono e scandiscono il tempo nostro e delle nostre vite, del mondo e della Storia. Dei vivi e dei morti. Le storie di tanti diventano la Storia che ognuno di noi in un dato tempostorico ha contribuito a vivere e recitare. Ah sì ricordo, uh, me ne ero dimenticato, non ci avevo più pensato, ma è stato risolto il problema?”, “ma quanto tempo è trascorso?” Con buona approssimazione queste sono alcune delle enunciazioni dinanzi a fenomeni che si affacciano nelle nostre vite che pur non appartenendoci irrompono con un volatile interesse nel vissuto che fa da sfondo all’esistenza di un’epoca, una generazione. Parlarne in tempi di pandemia da Covid-19 trasmesso da animali ad umani con un salto di specie agevolato dall’accresciuta promiscuità della società industriale ai luoghi della natura, appare quasi un memento di come e quanto i virus infestino il panorama del pianeta Terra.

Quella che qui vorrei ricordare è la ricorrenza del 1 dicembre, pochi giorni fa, un quarantennale su cui molto si è parlato e straparlato. Avvenuto in un’epoca storica politica e sociale in cui la comunicazione era sottoposta ad un regime di distanza spaziale e temporale oggi annullata da forme comunicative istantanee con la Rete elettronica, sì da non distinguere più tra un prima/dopo annullato da un tempo a-crono, senza tempo poiché contemporaneo. Levento grilletto” si presentò con 5 persone ricoverate in ospedale nella città di San Francisco tutti con i medesimi sintomi di polmonite. Furono individuati quattro sintomi: incubazione, infezione acuta, fase di latenza ed infine sindrome da AIDS, fase conclamata della malattia, con l’abbattimento dei linfociti CD4+ predisposizione all’insorgenza di malattie gravi, infezioni e tumori. Oltre che con l’insorgenza di patologie gravi più comuni come tubercolosi, polmonite, meningite da streptococco, Sarcoma di Kaposi, linfomi, fino a casi di tumori cerebrali.

Il contagio da HIV/AIDS venne identificato come «un’infezione da virus di immunodeficienza umana (Hivappunto) causata da 1 di 2 retrovirus simili (Hiv-1 e Hiv-2) che distruggono i linfociti T CD4+ e inibiscono la risposta immunitaria cellulo-mediata, con aumento del rischio di alcune infezioni e di alcuni tumori. L’infezione primaria può produrre una sindrome febbrile aspecifica»(University of California, San Diego School of Medicine). Ma quali erano i contorni di un virus fino ad allora poco presente nella società dell’epoca, che si presentava all’indomani della rivoluzione sessuale e nei costumi degli anni ’60? Se quest’ultima aveva cominciato a discutere il tabù del sesso dalla società, l’AIDS dimostrava come ciò non fosse stato sufficiente a scalfire l’alone di mistero attorno al sesso. Tanto più fu ancor più difficile circoscrivere e ridurre il contagio tra le fasce più deboli della popolazione come i tossicodipendenti che facevano uso di eroina e pertanto più esposte al contatto con il sangue di altre persone per l’uso in comune di siringhe. Nel mentre diverse confessioni religiose, come la Chiesa ufficiale che dette un contributo alla diffusione del contagio, si opposero fermamente all’uso del profilattico considerato uno strumento immorale, provocando tra l’altro un disastro in Africa e nei Paesi più poveri ed esposti.

Ripercorriamo l’ambito medico oltre al carico morale che subito fece presa nei diversi segmenti della società dell’epoca. Giova così ricordare che cosa sia l’Hiv e quali le cause dell’Aids. Per le prime basterà sapere che «l’Hiv si trasmette in qualsiasi stadio della malattia tramite rapporti sessuali non protetti, contatti con sangue, trasmissione verticale tra madre e bambino durante la gravidanza, parto e allattamento al seno… Il virus Hiv ha un’elevata capacità di replicazione e per replicarsi sfrutta i globuli bianchi… Dall’infezione alla malattia cosiddetta “conclamata”, l’Aids, caratterizzata da una grave vulnerabilità del sistema immunitario, possono trascorrere anche molti anni». (IRCCS Humanitas). Per le cause dell’AIDS, l’Hiv si trasmette «tramite rapporti sessuali non protetti, contatto con sangue, trasmissione verticale tra madre e bambino durante la gravidanza, il parto e l’allattamento al seno». (IRCCS Humanitas). Ciò con riguardo all’eziologia della malattia. Ciò che si scatenò dopo fu determinato per un verso dall’ampiezza e diffusione della malattia da virus (qualcosa come 38milioni di morti per Hiv/AIDS nel mondo, in una stima dell’Istituto Superiore di Sanità) e per un altro per gli effetti dirompenti soprattutto per la preminenza di un fattore centrale quale il sesso.

Poiché è impossibile qui ricostruire l’intera vicenda dellHiv/AIDS, segnalo solo unconfronto scientifico tra il virologo francese Luc Montagner che nel 1983 isola un nuovo virus forse responsabile della trasmissione della malattia e Robert Gallo, direttore del laboratorio di biologia cellulare dei tumori del National Cancer Institute, che nel 1984 isola il virus che infetta i linfociti T umani. In gioco c’era il premio Nobel per la medicina, oltre che una ricaduta commerciale nell’individuazione di un vaccino, peraltro mai scoperto. Al contrario di quanto avvenuto oggi, in un tempo scientifico oltremodo tecnologico ed attrezzato. Al di là dei profitti economici giganteschi registrati dalle case farmaceutiche di Big Pharma . Infine, nel 1986 un comitato internazionale stabilì una nuova denominazione per indicare il virus da Aids parlando solo di Hiv ovvero di ‘Virus dell’immunodeficienza umana’. Ciò detto, si può solo accennare al fatto che i primi casi furono riportati in letteratura nel 1981, per quanto già negli anni Settanta erano stati riportati dei casi solati di Aids negli Stati Uniti ed in numerose aree del mondo, da Haiti all’Africa, all’Europa.

Qui interessa dire che l’intera vicenda si concentrò sul delicato problema dell’uso del corpo per quella che diverrà una ‘guerra’ ideologico-moral-sessuale con l’individuazione dei gay quali bersagli di uno stigma sociale che contrapponeva i morigerati della sessualità agli assatanati e pericolosi portatori di uno smodato e scapestrato uso del sesso promiscuo. Ritenendoli responsabili di un degrado morale e dei costumi: i gay con uno stile di vita improntato alla sfrenatezza sessuale priva di ogni protezione, il profilattico. Dopo di che si scatenò una contesa in un’epoca in cui omossessuali oltre ad i quasi sconosciuti transgender ed altri portatori promiscui di genere vennero criminalizzati come i portatori di quella che sarà poi etichettata quale ‘peste gay’ e ‘flagello di Dio contro gli omosessuali’. Ciò si è manifestato in un tempo che stava cambiando dopo il lungo periodo contrassegnato da costumi liberati con i primi movimenti di massa negli Stati Uniti per poi propagarsi al mondo che avevano cominciato a mettere in discussione pratiche ed ideologie di stili religiosi e culturali fondati sulla centralità unica della famiglia e del matrimonio, monogamico.

L’Hiv che si manifestò aveva in sé un elemento simbolico scatenante accresciuto da un potentissimo fattore che superò subito i confini medici e della scienza per saturare i canoni della morale, del sesso, delle abitudini sessuali, degli stili di vita ed occupare “militarmente” la politica e la società nel suo complesso. Il tema virale fu caricato di significati e simboli in un intreccio che aveva al suo culmine una ‘carica virale’ sessuale, questa la particolarità di quel contagio che cambiò molte forme della politica, delle relazioni affettive e sessuali, della socialità fra diversi, del modo di esprimersi della società dell’epoca. Perché l’Hiv/Aids fu, divenne, instaurò un regime di quarantena per gli omosessuali, quasi subito stigmatizzati in quanto portatori di disordini nelle preferenze sessuali tra persone dello stesso sesso, gli omosessuali, poi froci, ricchioni, checche, e chi più ne ha più ne metta. Va detto che è molto complicato dar conto in maniera puntuale di tutte o molte delle reazioni, condanne, prese di posizione, anatemi fondati su dati epidemiologici istituzionali o indipendenti che dietro l’Hiv/AIDS sono venuteinegli anni maturando. Poiché la conoscenza del fenomeno ha travalicato i confini strettamente sanitari per definirsi come una guerra di “religione sessuale” tra i propugnatori di una castità, di un rigore e di una morale morigerata poi manifestamente virata verso la sfera più complessa e difficile di un’antica relazione tra il corpo e la sfera dei sentimenti genitali (divenuta in breve tempo sessuale, a significare che la ‘colpa’ era dei gay con le loro promiscuità ed esperienze affettive e sessuali consumate dapprincipio in locali e clubs chiusi ed esclusivi, lontani da occhi indiscreti).

Cosicché la società ha cominciato a polarizzarsi tra il tema della malattia organica e la decisione di come e quanto usare il proprio corpo per il soddisfacimento delle proprie voglie, tendenze, perversioni. In modo tale che dalla focalizzazione sulla malattia si è passati ad una colpevolizzazione degli atti connessi alla sua diffusione. La questione omosessuale divenne così il termometro che misurò una deriva anti cristiana, immorale, contro la famiglia, per un ‘sano’ sviluppo di preferenze sessuali, per molti messe in discussione rispetto ad un naturale precetto religioso che Dio avrebbe determinato per gli uomini. Salvo poi scoprire, purtroppo decenni dopo fino ad un oggi dove finalmente il vaso di Pandora è stato scoperchiato, che quella Chiesa e quelle gerarchie ecclesiali prontamente schieratesi a difesa dell’umano, sarebbero poi state quelle, per la tenacia di tanti abusati e violentati, responsabili dei peggiori disastri contro l’umanità, con la diffusione dei dati mondiali sulla pedofilia e sui comportamenti sessuali promiscui e ‘contro natura’ di tanti vescovi, preti, religiosi. Dopo di che il focus dell’epoca relativo al campo della sessualità si è andato complicando dinanzi alla diffusione di pratiche di promiscuità e commercio sessuale tra eterosessuali con minorenni, con il turismo sessuale nei paesi asiatici, all’aumento di prostituzione usata da padri di famiglia etero, fino alla diffusione della pedofilia di cui vengono scoperte reti internazionali in cui gli omosessuali non compaiono mai.

Dinanzi a tutto ciò, nel prosieguo del tempo, l’iniziale stigma buttato addosso ai gay cambia nel tempo. Nel 2019 Adnkronos cita i dati del sito della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) contro le false notizie, secondo cui il denominatore comune era costituito da una forma di immunodeficienza allora di origine ignota che inizialmente la comunità medico-scientifica chiamò Gay Related Immunodeficiency Syndrome, sindrome da immunodeficienza correlata all’essere gay. Salvo che poi questa associazione tra omosessualità e morbo venne smentita dal Jackson Memorial Hospital di Miami in Florida che segnalò che casi analoghi avevano riguardato pazienti non bianchi e non omosessuali, sia uomini che donne. Ricordando peraltro la diffusione in ogni rapporto sessuale di contatti carnali privi di mezzi di protezione, incidenti in molti casi in attività anali. In ultimo ma importante vanno citati i dati che in Italia nel 2017, secondo cui sono state 3443 le nuove diagnosi di infezione da Hiv, 5,7% nuovi casi ogni 100 mila abitanti in cui i casi più numerosi, afferma l’Iss, sono a trasmissione eterosessuale per il 46% e quelli di maschi omosessuali del 38%, mentre di appena il 3% per assunzione di sostanze stupefacenti. Quindi solo 4 casi su 10 di nuove infezioni concernono gli omosessuali.

La morale di questa vicenda è che nelle pieghe delle società dinanzi alla diffusione di contagi virus e morbi sconosciuti ma potenzialmente carichi di attribuzioni morali connotanti giudizi di valore sui diversi tra noi, ovvero ognuno di noi per tutti gli altri, l’aggravio di un fenomeno di massa consiste nel più comodo e facile degli obiettivi. Gettare dunque la croce della discriminazione e dello stigma su coloro i quali la società nel suo complesso definisce come homini sacri, ovvero i soggetti più facilmente ‘uccidibili’ perché privi di diritti, qui i gay ma anche poveri immigrati, costituisce uno dei meccanismi ricorrenti di presunta ‘salvezza’ da dinamiche e fenomeni complessi in cui più che dubitare, con tutto il carico di difficoltà che ciò comporta, è più rassicurante schierarsi contro qualcuno per farsi forza e forte. Consolidata pratica delle società umane dal loro sorgere fino ad oggi.

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.