martedì, Maggio 11

Ergastolo ostativo: giusta decisione della Consulta, ma … Se si nega il diritto alla liberazione condizionale che è illegittimo, come si può accettare che quel diritto resti sospeso per un altro anno?

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La Corte Costituzionale boccia lergastolo ostativo e chiama in causa, esplicitamente il Parlamento: deve intervenire, legiferare; e farlo in fretta: un anno. E’ il tempo concesso perché ci si rende conto della complessità della questione, e del fatto che non è opportuno un intervento gordiano. Dopodiché sarà la stessa Corte a provvedere. Come sia, l’ergastolo ostativo, così come concepito, è contrario al dettato costituzionale: larticolo 4 bis dellordinamento penitenziario, «facendo della collaborazione lunico modo per il condannato di recuperare la libertà, è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con larticolo 3 della Convenzione europea dei diritti delluomo».

  Semplice, chiaro, netto. Come tuttavia spesso accade, anche le cose semplici, chiare e nette devono fare i conti con i fatti. I fatti sono questi: l’ordinanza della Consulta (non ancora pubblicata; ne è noto il contenuto – fatto inedito – perché ne è stato fatto un sunto, da parte degli autori, in un comunicato stampa) chiama però in causa anche il legislatore: laccoglimento immediato della questione di legittimità proposta rischierebbe di «inserirsi in modo inadeguato nellattuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata». Il Parlamento entro maggio 2022, deve porre in essere «gli interventi che tengano conto sia della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia in questi casi».

  Insomma, stabilito il principio, la questione è congelata; per un anno resta nel frigorifero. Tutto nasce dal ricorso sollevato dalla Cassazione sul caso di un detenuto, Salvatore Francesco Pezzino, condannato allergastolo; ha scontato più di trentanni di carcere in regime ostativo: nessun beneficio perché non ha mai collaborato. Il suo difensore aveva fatto ricorso al tribunale di Sorveglianza; la cosa è giunta fino al palazzo della Consulta che ha deliberato quanto già scritto.

  Da un punto di vista sostanziale si tratta di una decisionedovuta’. Costituzione alla mano, la Consulta non aveva scelta: doveva dichiarare incostituzionale l’ergastolo ostativo, pena il venir meno della sua stessa funzione. Ma quando si tratta di leggi e norme, non c’è solo la sostanza. Anzi, la sostanza è data dalla forma. Qui le cose si fanno un po’ più complesse.

  Da una parte la Corte dichiara lincostituzionalità della norma che, per gli ergastolani ostativi, consente la liberazione condizionale solo se collaborano, ma lo dichiara senza perfezionare la decisione perché ritiene che il Parlamento debba predisporre una legge ordinaria in modo da non compromettere contrasto alla mafia e premialità per chi si pente. Una pronuncia ‘inedita’, non ci sono precedenti; quella, sempre della Corte, relativa al ‘fine vita’ solo in parte è comparabile.

Dichiarare illegittimo l’ergastolo ostativo senza possibilità di liberazione, neppure di fronte alla certezza del ravvedimento, è giusto; ritiene di non poter rendere efficace le pronuncia prima che il legislatore ci abbia messo una sostanziosa ‘pezza’ è opportuno. Ma se il Parlamento nel frattempo, preda di mille emergenze e veti incrociati, non interviene? Un anno corre veloce. Nel caso del ‘fine vita’ l’inerzia parlamentare ha comportato un ulteriore intervento della Corte che ha dichiarato parzialmente illegittimo il testo. Si stabilì che non è punibile laiuto al suicidio in determinati casi. Molti obiettarono che la Corte si era spinta un po’ oltre i propri ambiti. E anche in questo caso…

  Non si fornisce una ‘traccia’ dell’auspicato intervento per legge ordinaria: nessun argine oltre in quale non procedere. La Corte ritiene punto fermo preservare ogni forma di contrasto della criminalità (ci mancherebbe!); e al tempo stesso valuta efficaci i meccanismi premiali per chi collabora; quindi? Se si nega il diritto alla liberazione condizionale che è illegittimo, come si può accettare che quel diritto resti sospeso per un altro anno? Una norma o è incostituzionale o non lo è. I principi violati sono quelli sanciti dall’articolo 3 della Costituzione (uguaglianza e  ragionevolezza), e larticolo 27 (la pena deve essere rieducativa ed esiste un diritto alla speranza per qualsiasi condannato). Subordinare la liberazione condizionale ad unico presupposto immodificabile (la collaborazione), per la Corte, contrastcon larticolo 3 della Convenzione europea. A rigor di logica, si dovrebbe esser conseguenti senza esitazione La Corte invece, sia pur ragionevolmente, ‘esita’.

  Che cosa accade se il Parlamento non agisce, o se ribadisce la propria contrarietà all`abolizione o alla modifica dellergastolo? Forse questi interrogativi saranno sciolti quando sarà disponibile l’ordinanza (per ora ci si basa, come detto, sul solo comunicato stampa). Non ci piove che l’ergastolo, nella sua definizione, sia in palese contrasto con la Costituzione. Nei fatti non lo è solo perché lo si aggira con la liberazione condizionale. Lostatività è uneccezione non sopportabile. La Corte lo dice con estrema chiarezza. Dunque, sul merito, va riconosciuta alla Consulta coerenza con i dettami costituzionali. Fa bene a concedere un anno di tempo al Parlamento? Nel caso specifico, probabilmente sì. Ma è un precedente curioso. La Corte deve giudicare la legittimità costituzionale delle leggi, senza entrare nel merito del loro inserimento nel sistema di contrasto alla criminalità.

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