domenica, Aprile 18

Ergastolo: barbarie, si, ma non diciamolo Abolire l’ergastolo: da Flick a Mattarella tutti concordi, ma la notizia non fa 'notizia' per i media italiani

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Il 18 e il 19 dicembre, venerdì e sabato scorsi, è accaduto qualcosa di cui i più hanno mostrato di non accorgersi; o, al contrario, se ne sono accorti, e fingono che non sia accaduto, immaginando che sia sufficiente ignorare una cosa perché la cosa non sia accaduta. L’associazione Nessuno Tocchi Caino, che meritoriamente si batte da anni per l’abolizione della pena di morte nel mondo, a questo suo non lieve impegno, decide di aggiungerne un altro. L’abolizione dell’ergastolo, e un carcere che non leda la dignità di chi, per qualsivoglia motivo, deve scontare una condanna.
Il Congresso, beninteso con il beneplacito e il consenso del Ministero della Giustizia e di tutti gli organismi che hanno competenza sul mondo del carcere, viene convocato nel penitenziario di Opera, il supercarcere di Milano. Scelta altamente simbolica: a Opera è concentrato il più elevato numero di condannati al cosiddetto carcere ostativo.

Il carcere ostativo, è una pena speciale riservata a quei detenuti che hanno commesso reati particolarmente gravi, particolarmente odiosi, particolarmente inaccettabili, per cui il semplice ergastolo non basta; perché può accadere, vuoi per età, vuoi per comportamenti di autentico ravvedimento, che il normale ergastolo, dopo un certo numero di anni possa essere trasformato in una pena più ‘lieve’  -che so: venti, trent’anni…-; se uno viene condannato all’ergastolo ostativo, non c’è nulla da fare. Può solo passare, e chissà, da una cella all’altra; ma entra vivo, esce solo da morto. Niente permessi, neppure di qualche ora, per trovare i parenti; ‘colloqui’ rarefatti con parenti stretti… Insomma, un regime speciale per chi, appunto, si è reso responsabile di reati speciali: per intenderci, mafiosi alla Totò Riina, camorristi, ‘ndranghetisti.
L’ergastolo ostativo, diciamolo senza girarci intorno, è una morte lenta perché non c’è vita, e non lascia speranza di vita diversa.

Dunque, chi vuole che Caino non sia toccato, fa il suo congresso proprio dai Caini più Caini; e molti di loro vengono, possono assistere. Non si sapesse quello che hanno fatto, e con quale ferocia e determinazione, l’hanno fatto diresti che sono persone normali, come tutti. Anzi, magari sono davvero come tutti… Nel senso che tutti potrebbero essere come loro. Perché non sono trasandati nel loro aspetto esteriore, si esprimono con una certa proprietà di linguaggio, il loro ragionare non è privo di logica e con punte di ironia.
Uno per esempio ti racconta che in cella c’è un poveretto che sta andando piano piano in cancrena o qualcosa di simile. “Lui ha trovato il modo per uscire”, dice amaro, “perché un mese sono costretti ad amputargli un dito, poi una mano; poi passano a un piede…Esce a rate”. Beh, è dai tempi di Cesare Beccaria e di Piero Verri che si dice che la giustizia si fonda sulla certezza (per quel che riguarda i tempi) della pena e sull’umanità della stessa. Umanità intesa come pietas, naturalmente. Beh, siamo ancora qui a parlarne. Comunque, loro, gli ergastolani, non ti chiedono di dimenticare quello che hanno fatto, lo sanno perché sono lì, non chiedono favori, clemenza; ti chiedono una briciola di dignità. C’è di che pensare…

Al congresso, dunque, interviene il responsabile del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, il famoso DAP. E’ un magistrato, Santi Consolo, e già il nome e cognome, quel ‘Santi’ che s’accompagna a ‘Consolo’ è una bella coincidenza. Cosa dice: che l’ergastolo non serve, andrebbe superato. Anche quello ostativo per criminali che più non si può? Soprattutto per quelli; e comunque il generale. Non si tratta di un politico che deve arruffianarsi in qualche modo una platea. E’ un signore che il suo pane quotidiano ce l’ha assicurato per tutta la vita, i magistrati fanno carriera in automatico; e non sono soggetti a votazioni. Se dice quello che dice, ci crede. Possibile che a nessuno venga la voglia di chiedere meglio, capire, approfondire come mai è arrivato a queste conclusioni? Ebbene, nessuno è andato a chiederglielo.
Prende poi la parola Giovanni Maria Flick; è un giurista di fama, è stato Ministro della Giustizia. E’ Presidente emerito della Corte Costituzionale. Cosa dice Flick? Che l’ergastolo è una barbarie. Così, papale papale. Dice che un tempo era favorevole al fine pena mai. Ora è convinto che è una cosa inutile. Va abolito. Rivendica anche per i Caini il diritto alla dignità.
Non c’è due senza tre. Arriva un messaggio dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche lui, giurista; anche lui alle spalle un’esperienza alla Corte Costituzionale. Il fratello Piersanti gli è morto tra le braccia, ucciso dalla mafia. Chissà, lì a Opera c’è anche qualcuno degli assassini del fratello, qualche loro complice… anche Mattarella come Flick, come Consolo…che sta succedendo lì a Opera?
La ‘notizia’, anzi le “notizie” ci sono. A saperle e volerle vedere, beninteso.

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