sabato, Ottobre 16

Erdogan vuole la pulizia etnica dei curdi? Frazionamento e annacquamento della minoranza etnica si teme siano gli obiettivi inconfessabili del GAP

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Può un progetto di sviluppo di colossali dimensioni, pensato per migliorare la qualità della vita di quasi 10 milioni di persone, trasformarsi nell’incubo della pulizia etnica per una minoranza? Nella Turchia del presidente Recep Tayyp Erdogan, secondo i suoi critici, il rischio c’è. Il Progetto per l’Anatolia Sudorientale (in turco Güneydoğu Anadolu Projesi, o GAP) mira a sviluppare un’area depressa del Paese grazie a un miglioramento della produttività – e delle potenzialità occupazionali – del settore agricolo. Un simile obiettivo dovrebbe essere raggiunto grazie alla costruzione di un vasto sistema di dighe sui fiumi Tigri e Eufrate.

Immaginato già all’inizio del secolo scorso da Kemal Ataturk, il padre della Turchia moderna, il progetto è stato implementato soprattutto a partire dalla fine degli anni ’80, quando furono ultimate le dighe Karayak (1987) e Ataturk (1992), le due maggiori attualmente in funzione. I lavori per queste strutture causarono il ricollocamento di quasi 90 mila persone e l’inondazione dei territori portò alla scomparsa di inestimabili tesori archeologici e artistici, lascito delle civiltà hittita, assira, persiana, greca, romana e araba che nel corso della Storia si erano avvicendate in quei luoghi. Un disprezzo, quello mostrato dalla Turchia verso i resti di civiltà diverse da quella ottomana, evidente – specie in confronto a quanto fatto, pur in un’epoca precedente, per salvare il patrimonio culturale a rischio in Egitto e in Siria al tempo della costruzione delle dighe Nasser e Assad – e che non ha mancato di suscitare nel tempo aspre critiche ma scarsi risultati. Un maggiore impatto hanno avuto le proteste di Siria e Iraq, i due Paesi a valle del Tigri e dell’Eufrate che più soffrono di carenze idriche a causa del GAP e che sono riusciti ad ottenere garanzie su un minimo di acqua lasciata passare da Ankara (anche se non mancano periodiche fibrillazioni).

I lavori sono poi ripresi con maggiore intensità a fine anni ’90 e inizio millennio, di nuovo causando gravi danni al patrimonio artistico dell’umanità (l’antica città di Zeugma, capitale della Commagene, è stata sommersa dopo la costruzione della diga di Birecik, funzionante dal 2000) e spostamenti di interi villaggi e cittadine. Un ‘effetto collaterale’ quest’ultimo che, secondo le tesi più dure nei confronti dell’attuale presidente turco, Erdogan starebbe ricercando sistematicamente per indebolire nel medio termine le rivendicazioni della minoranza curda della Turchia (tanto da ignorare, in alcuni casi, le aspre critiche e il ritiro dei co-finanziamenti da parte di Stati europei). La maggior parte del GAP si estende infatti sui territori abitati dai curdi-turchi, una minoranza da sempre oppressa e discriminata da Ankara e con cui negli ultimi anni – complice la guerra in Siria, dove i curdi-siriani (legati al Pkk curdo-turco, considerato dalla Turchia un’organizzazione terroristica) stanno ottenendo numerose vittorie che potrebbero preludere ad una loro indipendenza – la situazione si è fatta incandescente. Dal 2015 Erdogan ha interrotto la tregua che aveva siglato col Pkk (per ragioni sia legate alla guerra in Siria, di contenimento, che per ragioni elettorali, tentando e riuscendo a recuperare voti al partito nazionalista turco) ed ha scatenato una violenta guerra nel sud-est del Paese.

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