venerdì, Aprile 23

Erdogan, presto visita in Grecia Zimbabwe, domani il giuramento di Mnangagwa. Immunità per Mugabe

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Recep Tayyip Erdogan sarà il primo presidente turco in carica a recarsi in visita in Grecia da 65 anni. La storica visita non ha ancora una data ufficiale, ma dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.
Il viaggio di Erdogan anticipa l’incontro del Consiglio di cooperazione di alto livello greco-turco, in programma a febbraio a Salonicco. Sul tavolo tre importanti progetti infrastrutturali comuni: un collegamento marittimo tra Smirne e Salonicco, un collegamento ferroviario ad alta velocità tra Istanbul e Salonicco e un ponte sul fiume Evros (Meric in turco) tra i valichi di frontiera di Kipoi (Grecia) e Ipsala (Turchia).

Intanto si chiude oggi il decimo forum Italia-Turchia. I rapporti economici tra Roma e Ankara sono «eccellenti» ma ci sono ancora spazi per migliorare Lo hanno confermato i ministri degli Esteri Angelino Alfano e Mevlut Cavusoglu. Questo grazie alle 1.400 aziende italiane che operano in territorio turco e che partecipano ai principali progetti anche nel campo delle infrastrutture.
Sull’interscambio Turchia-Ue, nel 2016 nonostante la crisi l’interscambio con i Paesi dell’area europea ha registrato un +10%, ma «il nostro obiettivo di raggiungere 20 miliardi di dollari non ci basta e nel 2020 vogliamo raggiungere 30 miliardi di dollari con il vostro sostegno», ha spiegato Cavusoglu.
Sul conflitto in Siria, «abbiamo iniziato a raccogliere i frutti» degli sforzi diplomatici profusi nel quadro dei colloqui di Astana. «Grazie al processo di Astana abbiamo potuto realizzare una tregua. Ora dobbiamo focalizzarci sulla soluzione politica», ha concluso Cavusoglu.

Domani in Zimbabwe si chiuderà ufficialmente dopo 37 anni l’era Mugabe. Il suo posto sarà preso formalmente dal suo ex vicepresidente, Ememrson Mnangagwa, tornato nel Paese dopo l’esilio sudafricano in attesa che le acque si calmassero dopo il golpe ‘morbido’ orchestrato dai militari.
«Stiamo assistendo alla nascita di una nuova e piena democrazia nel Paese» ha dichiarato il 75enne Mnangagwa al suo arrivo nella sede del partito al potere, lo Zanu-Pf, in un discorso che si è concentrato soprattutto sulla grave crisi economica del Paese. Quanto la situazione politica sia destinata effettivamente a mutare resta tutto da vedere, malgrado le prospettive di un governo di unità nazionale annunciate dal futuro neopresidente.
Quanto a Mugabe, ai militari il 93enne ormai ex dittatore ha detto di voler morire nel suo Paese e non in esilio a Singapore, contrariamente alle voci che circolano da giorni. A lui e alla moglie Grace sarà garantita l’immunità, hanno reso noto fonti dell’esercito.

Suleiman Kerimov, membro del Consiglio della Federazione e miliardario russo, è stato incriminato a Nizza per riciclaggio di proventi di frode fiscale. L’accusa è di aver acquisito diverse proprietà al Cap d’Antibes, con una serie di acquisti realizzati da prestanome e per cifre inferiori a quelle realmente pagate. Il magnate e uomo politico è stato rilasciato dopo il ritiro del suo passaporto e il versamento di una cauzione di cinque milioni di euro, ma non potrà lasciare il dipartimento delle Alpi Marittime e rimarrà sotto stretto controllo giudiziario. Kerimov era stato fermato lunedì all’aeroporto di Nizza. Mosca ha denunciato la violazione della sua immunità parlamentare.

La Commissione Europea prepara RescEu, una riserva europea di mezzi di protezione civile, come aerei antiincendio, ospedali da campo e attrezzature per il pompaggio dell’acqua, da dispiegare negli Stati membri per aiutarli in caso di disastri naturali, se non dovessero farcela da soli. Lo ha detto a Bruxelles il Commissario europeo agli Aiuti umanitari e gestione delle crisi, Christos Stylianides. Nel 2017 in Europa i disastri naturali hanno ucciso circa 200 persone, distruggendo oltre un milione di ettari di foreste.

Operazione antiterrorismo in Germania: perquisite 13 abitazioni ad Augsburg (Baviera) nel quadro di un’operazione legata a tre uomini sospettati di essersi recati in Siria per unirsi a un’organizzazione estremista. Il blitz puntava a identificare potenziali collaboratori degli accusati e raccogliere informazioni su possibili reti di finanziamento. I tre sospetti, un cittadino tedesco di 31 anni, un turco e un afgano, entrambi di 22 anni, erano stati arrestati a giugno dalle autorità turche mentre erano diretti in Siria e da allora si trovano in carcere.

In Siria l’esercito regolare libererà presto le zone a ovest del fiume Eufrate ancora occupate dal sedicente Stato Islamico, aprendo la strada a un prossimo assalto finale nell’est del Paese. Lo ha dichiarato il ministero della Difesa russo, commentando le ultime operazioni militari condotte dalle forze di Damasco nella provincia di Deir Ezzor.
Nelle stesse ore l’esercito iracheno ha lanciato un’ultima operazione per liberare completamente l’area desertica al confine con la Siria. All’operazione, scattata a pochi giorni dalla riconquista di Rawa, l’ultimo centro urbano che era in mano all’Is, prendono parte reparti dell’esercito e miliziani sciiti delle Unità di Mobilitazione Popolare.
Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha detto martedì che dichiarerà la vittoria finale sull’Is solo dopo che i miliziani saranno stati eliminati anche dalla zona desertica verso la vicina Siria.

Visita in Cina del presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh. I due Paesi hanno siglato un accordo per nuovi prestiti al Paese africano di cui non è stato svelato l’ammontare.

Bangladesh e Myanmar hanno firmato oggi a Naipidaw un accordo per il rientro dei profughi Rohingya che, a centinaia di migliaia, hanno lasciato la regione del Rakhine dalla scorsa estate, quando è iniziata una nuova ondata di repressione da parte dei militari. Non sono stati resi noti i dettagli dell’intesa.

Il Ruanda ha offerto di dare rifugio a circa 30 mila migranti africani che si trovano nei campi in Libia. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri di Kigali, Louise Mushikiwabo.

La polizia e le autorità dell’immigrazione della Papua Nuova Guinea hanno fatto irruzione ed arrestato numerose persone nel centro per rifugiati dell’isola di Manus, un tempo gestito dall’Australia. Tra le persone fermate l’iraniano Behrouz Boocahni, considerato un portavoce di coloro che si rifiutano di lasciare la struttura, ufficialmente chiusa il 31 ottobre scorso dopo essere stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema della Papua Nuova Guinea. Da allora centinaia di rifugiati si sono rifiutati di lasciare il centro temendo per la propria sicurezza.

Il premier Saad Hariri ha commentato la crisi politica dei giorni scorsi definendola «una sveglia per ciascuno di noi perché cerchiamo prima di tutto gli interessi del Libano». In un messaggio alla conferenza annuale delle banche arabe, che si svolge a Beirut, Hariri ha sottolineato l’importanza di «cercare tutti i modi per permettere al Libano di avere una vera politica di distanza» dai conflitti regionali.
Hariri si è dimesso a sorpresa il 4 novembre da Riad criticando duramente l’Iran e il movimento sciita libanese Hezbollah, suo alleato. Tornato nella notte tra martedì e mercoledì a Beirut, ha accettato di sospendere la sua decisione in attesa di negoziati tra le varie formazioni politico-confessionali che saranno avviati dal Capo di Stato libanese Michel Aoun.

Sempre oggi la diplomatica danese Pernille Dahler Kardel è stata nominata quale nuovo coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Libano. Kardel, che succede all’olandese Sigrid Kaag, ha un’esperienza di 25 anni in diplomazia, affari politici e cooperazione internazionale per lo sviluppo in vari continenti.

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