domenica, Maggio 16

‘Erdogan non lo ferma più nessuno’

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Recep Erdogan sembra ormai inarrestabile. Con la vittoria, seppur risicata, del Sì al referendum costituzionale del 16 aprile, il presidente è riuscito a raggiungere un obiettivo che perseguiva da anni: concentrare nelle proprie mani il potere esecutivo e influenzare in modo significativo il parlamento e l’apparato giudiziario. A nulla sono serviti i ricorsi presentati dal Partito popolare repubblicano della Turchia (Chp), contro la decisione delle autorità nazionali di accettare come valide per il voto anche le schede senza sigillo ufficiale. Secondo il Chp ciò avrebbe favorito in modo illecito la vittoria del Sì. Ma per il Consiglio di Stato Turco, incaricato di valutare il ricorso, ‘la misura’ non rientra nelle proprie competenze.

“Sta succedendo ciò che avevamo previsto. Niente cambierà”: Umut, attivista di Diyarbakir, principale città curda nel sud della Turchia, esprime la propria amarezza nel constatare che le iniziali reazioni di protesta contro il risultato del referendum, e soprattutto contro i brogli e le irregolarità che hanno accompagnato la giornata del voto, si sono già sopite. Da parte sua Erdogan sembra non curarsi, almeno per il momento, delle profonde spaccature interne al Paese. “La polarizzazione nella società ha raggiunto livelli allarmanti”, confermano diversi attivisti incontrati ad Izmir. “Anche se non si protesta più per le strade, il malumore continua a crescere e il rischio di nuove manifestazioni popolari è concreto” spiega Yeliz, fervente sostenitrice del No al referendum.

Ma Erdogan tira dritto. Il presidente, ha risposto alle proteste arrestando molti manifestanti a Yzmir, a Istanbul e ad Ankara, e nei giorni scorsi ha richiesto una maxi operazione in 72 province in tutta la Turchia per colpire la presunta rete golpista di Fetullah Gulen. La retata ha portato all’arresto di almeno 1009 sospetti ‘imam’, cioè figure di coordinamento dell’organizzazione, ma più di 3224 mandati di cattura sono stati emessi. Nella sola provincia di Istanbul i ricercati sono 390, di cui 172 già finiti in manette. A Smirne 76 arresti sono stati confermati, mentre nella provincia anatolica di Konya, i fermati sono 20. “Stanno solo preparando il terreno per il futuro”, Umut è convinto che il 2017 sia l’anno decisivo; l’anno in cui si delineerà il volto della Turchia di domani.

L’Akp ha convocato un congresso straordinario per il prossimo 21 maggio. Secondo il quotidiano ‘Daily Sabah‘ la riunione è stata indetta per discutere del rientro nel partito del presidente, che aveva abbandonato la leadership dell’Akp quando era stato eletto a capo dello stato. “Ha già cominciato da tempo a lavorare per riprendere incarichi nel partito” commenta ancora Umut, “Ora con l’approvazione della riforma costituzionale può farlo. Nessuno lo ferma più”. L’attivista di Diyarbakir è convinto che nel corso del 2017, Erdogan continuerà a portare avanti una spietata battaglia conto i suoi oppositori per consolidare la sua posizione: “E dopo aver tolto di mezzo chi lo ostacola, il 2018 sarà l’anno effettivo in cui il partito lavorerà per il Paese, in vista delle prossime elezioni del 2019” continua Umut. Ma in pochi credono ancora nella validità delle elezioni.

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