mercoledì, Ottobre 20

Erdogan, missione a Cipro field_506ffbaa4a8d4

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La visita di ricorda chi c’è dietro il leader turco-cipriota

Il fatto che Ankara si fece da parte e abbia portato ad essere eletto un capo turco-cipriota moderato è una mossa calcolata da parte della Turchia, che deriva dal calcolo che, a seguito delle concessioni della parte greca, che sono state giunte grazie alla pressione straniera, è ora il diritto e anche il momento giusto per l’imposizione a Cipro di una soluzione più favorevole ai turchi. Questo calcolo tiene conto dell’utilità che avrebbe Ankara da una soluzione del genere, non solo per quanto riguarda l’assetto costituzionale e il rafforzamento della presenza geopolitica turca a Cipro, ma anche in termini di partecipazione della Turchia e dei profitti nel gas naturale di Cipro. Ankara si aspetta anche Cipro e la risoluzione di questo problema non sia più un ostacolo nelle sue relazioni con l’Europa e dunque la sua trasformazione in una risorsa diplomatica, poiché il carattere bizonale dell’eventuale nuovo Stato cipriota dovrebbe riservare uno status di uguaglianza ai turco-ciprioti con un potere di veto per quanto concerne la politica di Cipro nell’Unione europea.

Il contesto internazionale presente, in particolare il recupero della cooperazione tra Turchia e Usa nell’ambito di ISIS e guerra in Siria, rende le cose più facili per la Turchia, che dunque può avere il sostegno americano sulla questione Cipro. Anche la difficile situazione economica della Grecia, che ne indebolisce la sua posizione diplomatica, facilita l’elaborazione di scenari che portano ad una soluzione a Cipro, che sarebbe comunque assolutamente ingiusta e a scapito della maggioranza greco-cipriota dell’isola.

Le precauzioni avute da Erdogan durante la sua visita a Cipro e le sue dichiarazioni sono un’indicazione sul fatto che uno scenario di una soluzione è in fase di sviluppo. Si sta ripetendo il processo che ha portato al cosiddetto piano di Kofi Annan nel 2004, che è stato respinto da una maggioranza schiacciante del 75,6% dei ciprioti. Nicosia chiede un ruolo più attivo dell’Unione europea, sperando che il suo coinvolgimento sia favorevole ai suoi princìpi e all’acquis comunitario. Purtroppo, non c’è nulla di certo in questo senso e molto spesso il peso della cinica diplomazia è molto più pesante degli alti princìpi e dei diritti universali.

Traduzione di Daniele Petroselli

 

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