venerdì, Luglio 30

Erdogan, flirt con la Russia field_506ffb1d3dbe2

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La stampa turca ha annunciato che in agosto Recep Tayyip Erdogan incontrerà di persona il presidente russo Vladimir Putin. Le incomprensioni tra i due leader, che si sono acuite dopo l’abbattimento dell’aereo russo al confine con la Siria nel novembre del 2015, sembrano acqua passata. Con l’arresto dei due piloti turchi responsabili dell’abbattimento, pochi giorni fa per i due capi di Stato potrebbe essere iniziata una nuova luna di miele. Cambio di assetto anche nei rapporti con l’Europa, dopo che il governo turco ha sospeso la convenzione europea dei diritti dell’uomo. E per quanto riguarda  gli Stati Uniti, l’atteggiamento di Erdogan resta fermo. Poco importa che il presidente Barack Obama si sia scomodato a ribadire l’estraneità del suo Paese al fallito golpe turco del 15 luglio. Erdogan vuole la testa del suo principale avversario politico: Fethullah Gulen, leader di Hizmet, in esilio in Pennsylvania.

A guardarla bene, la Turchia oggi appare sempre più vicina alla Russia e un po’ più lontana da Europa e Stati Uniti.  Non è solo l’ovvia lettura di quanto sta avvenendo in questi giorni, ma la realizzazione di vecchio progetto che ha radici profonde nell’anima politica turca. E l’uomo che più di tutti ha l’ha sostenuto nel Paese non è certo Recep Tayyip Erdogan, ma un personaggio  turco che pochi conoscono in Europa: Dogu Perincek.

Ex maoista e leader del partito dei lavoratori turchi, Perincek nel 2003, dopo la vittoria elettorale di Erdogan, si avvicina ai kemalisti dell’esercito turco e agli ultra-nazionalisti. Stringe rapporti anche con il russo Alexander Dugin, leader del movimento euroasiatico e strenuo sostenitore di Putin. Fino a diventare nel 2008 uno dei principali organizzatori di un altro fallito golpe in Turchia: quello di Ergenekon, formato da alcuni ufficiali dell’esercito, politici e personalità del mondo cristiano ortodosso turco. I piani di Ergenekon prevedevano il rovesciamento del governo di Erdogan, l’allontanamento della Turchia da Stati Uniti ed Europa e l’entrata della Turchia nel mondo euroasiatico mediante una salda alleanza con Russia e Cina. La Turchia sarebbe entrata come membro effettivo nel gruppo Shanghai Five, una sorta di Nato asiatica che comprende Cina, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan e Tajikistan. Qualche anno dopo, nel 2013 sarà lo stesso Erdogan, deluso nelle sue aspettative di entrare in Europa, a rivolgersi a Putin chiedendogli di  aiutarlo ad entrare proprio in questo gruppo, di cui diventa ‘partner di dialogo’ nello stesso anno.

Il golpe di Ergenekon fallirà. I preparativi del piano verranno scoperti e Perincek finirà in prigione: ci resterà per sei anni. Nell’agosto del 2013 una corte di Istanbul, ritenuta vicina al movimento di Fethullah Gulen, all’epoca alleato del partito di Erdogan, condanna Perincek all’ergastolo. Poi, nel giugno del 2013 arrivano le proteste di Gezi Park. Ed è in questo momento che avviene il colpo di scena. A dicembre del 2013 i rapporti tra Gulen ed Erdogan si deteriorano. Poco dopo, nel marzo del 2014 Perincek e altri golpisti di Ergenekon vengono liberati.

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