mercoledì, Dicembre 8

Erdogan e la guerra dei visti con gli Usa Il presidente turco sbotta: 'Non abbiamo iniziato noi questa polemica, hanno fatto tutto gli americani'

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Si fa sempre più delicato il rapporto tra Usa e Turchia.  Nuova bordata del presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha tuonato: «Non consideriamo l’ambasciatore americano come il rappresentante degli Stati Uniti in Turchia».

Il Capo dello Stato turco ha fatto riferimento all’ambasciatore americano John Bass, che qualche giorno fa aveva convocato una conferenza stampa ad Ankara e aveva scelto accuratamente le testate turche da invitare, escludendo quelle vicine al governo conservatore di ispirazione religiosa. Inoltre parlando dell’arresto di un impiegato turco della sua sede, aveva definito il provvedimento come ‘privo di fondamento’.

La crisi tra Usa e Turchia era cominciata lo scorso 4 ottobre, quando un impiegato turco del consolato americano era stato arrestato con l’accusa di spionaggio e di legami con la rete golpista di Fethullah Gulen, in autoesilio dal 1999 in Pennsylvania e ritenuto da Ankara come la mente del golpe sventato in Turchia il 15 luglio 2016. Gli Stati Uniti, rifiutando con sdegno le accuse, hanno poi risposto anche al nuovo arresto di lunedì con la decisione di sospendere il rilascio dei visti. E pochi giorno dopo l’ambasciata di Ankara a Washington ha annunciato che interromperà a sua volta il rilascio dei visti ai cittadini americani, eccetto per quelli di immigrazione, come rappresaglia.

E proprio in merito all’arresto ad Ankara e a ciò che ne è conseguito, Erdogan ha detto con sdegno: «Chi ha messo delle spie nel consolato americano? Nessun Paese può permettere che vi siano delle minacce di questa portata al proprio interno. Non abbiamo iniziato noi questa polemica, hanno fatto tutto gli americani. Se l’ambasciatore di un Paese rifiuta di incontrare il ministro degli Esteri siamo di fronte a una chiara provocazione a fronte della quale non abbiamo nulla da dire agli Stati Uniti. Se il comportamento dell’ambasciatore è frutto di una sua iniziativa personale allora non deve rimanere al suo posto un minuto di più. Così rovina i rapporti tra Turchia e Usa. Se un ambasciatore turco facesse una cosa del genere lo rimuoveremmo in meno di un’ora. Non lo consideriamo più come il rappresentante americano in Turchia. La Turchia non è uno stato tribale. Se un primo sospetto viene arrestato e spunta anche un secondo nome legato a Gulen, allora forse è il caso che il consolato americano riveda la propria posizione».

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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