martedì, Aprile 20

Erdogan contro l’Italia e la Mogherini

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«La vicenda dell’indagine su mio figlio a Bologna potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l’Italia, che dovrebbe occuparsi piuttosto della mafia». Questo il duro attacco del presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un’intervista a Rai News 24, parlando di Bilal, indagato per riciclaggio dai pm di Bologna. Un’indagine partita già a febbraio grazie alla denuncia di Murat Hakan Uzan, noto imprenditore turco ed esule in Francia, che fa riferimento a centinaia di milioni di euro di tangenti svanite nel nulla, fatto scoperto con un’inchiesta del 2013. Ma secondo Uzan poi questa sarebbe stata aggiustata con il trasferimento di tutti i magistrati e i funzionari non assoggettati a Erdogan e i soldi intascati direttamente dalla famiglia di Erdogan. Ma l’ipotesi è che i soldi siano stati spostati all’estero, in particolare in Italia, dove il figlio di Erdogan, Bilal, era per studio. L’idea su cui si indaga è che possa essere stata solo una copertura lo studio.

«Se tornasse in Italia potrebbe essere arrestato, perché c’è un’inchiesta aperta nei suoi confronti. Perché? Non c’è una risposta», dice Erdogan. «E quando tu chiedi perché non ti rispondono. Mio figlio dovrebbe tornare a Bologna per terminare il dottorato. In quella città mi chiamano dittatore e fanno cortei per il Pkk. Perché non intervengono? È questo lo Stato di diritto? La sua vicenda potrebbe mettere in difficoltà persino le nostre relazioni con l’Italia. Mio figlio è un uomo brillante e viene accusato di riciclaggio di denaro. Che si occupino di mafia in Italia e non di mio figlio». Non è tardata la risposta del premier Matteo Renzi: «In Italia c’è una magistratura autonoma e indipendente che agisce secondo le leggi e che combatte tutte le forme di illegalità. I giudici rispondono alla Costituzione italiana e non al Presidente turco. Chiamiamo questo sistema Stato di diritto e ne siamo orgogliosi».
Ma non è tutto, perché Erdogan ha attaccato l’Unione Europea e il suo capo della diplomazia, Federica Mogherini, per come hanno reagito al golpe in Turchia. «C’è stato un golpe contro la democrazia che ha fatto 238 martiri e nessuno è venuto qui. Se venisse bombardato il Parlamento italiano che cosa succederebbe? L’Occidente è da parte della democrazia o del golpe? Io penso, dopo alcune dichiarazioni, che sia dalla parte di golpe». Mentre sulle ipotesi degli ideatori del golpe Erdogan dice: «Non è ancora definitivamente chiaro quanto sia ramificata questa struttura, che somiglia alla vostra loggia P2, un’entita criminale che si autodefinisce religiosa. Questa settimana o la prossima verrà in visita il presidente del Consiglio d’Europa, e gli spiegherò che l’organizzazione di Gulen è peggiore della mafia. La signora Mogherini non avrebbe dovuto parlare da fuori, sarebbe dovuta venire in Turchia, quando a Parigi c’è un evento del genere tutti si riversano lì, si chiedono cosa sia successo, chi sia stato. In Turchia è in corso un golpe contro la democrazia, che ha fatto 238 martiri, e finora purtroppo non è venuto nessuno in visita, né dell’Unione europea né del Consiglio europeo». E lancia un’accusa: «Il fallito golpe non è stato pianificato all’interno della Turchia, ma orchestrato dall’estero».
In difesa della Mogherini è intervenuto il portavoce del Servizio Ue per l’azione esterna Maya Kocijancic: «L’Alto rappresentante Mogherini ha chiaramente condannato il tentato colpo di stato. Ha espresso il sostegno per le istituzioni democratiche legittime in Turchia, indicando in particolare il Parlamento. E’ rimasta in contatto con le autorità turche, inclusa la sua conversazione col ministro degli Esteri Cavusoglu. In meno di due anni Mogherini ha visitato due volte la Turchia ed ha avuto numerosi incontri. Inoltre, una delle delegazioni Ue più grosse nel mondo è ad Ankara. E’ una delegazione molto impegnata e attiva, e continua a seguire gli sviluppi del Paese molto da vicino». Ma intanto Erdogan lancia un nuovo allarme: in caso di no ai visti per i cittadini turchi nella Ue, la Turchia non rispetterà più l’accordo di marzo sui migranti.
In Spagna sono cominciati oggi i colloqui di Mariano Rajoy con i leader degli altri partiti per cercare di formare un nuovo governo. Il primo incontro è stato con il segretario socialista Pedro Sanchez, mentre domani toccherà al presidente di Ciudadanos Albert Rivera. Al momento Rajoy in caso di richiesta di fiducia conterebbe solo 137 deputatati su 350, ossia quelli del suo Partido Popular. Il suo tentativo è di portare il Psoe (85 seggi) ad astenersi e Ciudadanos a dare il suo appoggio, mentre continua sulla linea dura Podemos. «La Spagna non può rimanere un minuto di più senza un governo eletto», ha detto Rajoy, che ha lanciato un appello alla responsabilità rivolto agli altri altri partiti.

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