sabato, Aprile 17

Erbil, Kurdistan dell'Iraq 40

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Camminando per  la strada di Erbil (Hawler), la capitale della Regione del Kurdistan dell’Iraq, non senti altro che il nome di “Daish” il nome arabo dei Jihadisti dello stato islamico dell’Iraq e del levante (Isil), che dal 13 giugno scorso hanno occupato la città di Mosul,  la vecchia (Ninive), costringendo migliaia di persone alla fuga verso la Regione del Kurdistan.

Il Prof. Nusret Hamudi è uno di questi profughi, mi racconta il suo dolore sotto il sole cocente del campo profughi Khazer, quaranta chilometri da Erbil, sorvegliato in continuazione dalle forze curde che sono lontane  appena trecentocinquanta  metri dalla  strada che porta al campo. “Sono professore dell’Università degli studi di Mosul, sono in servizio da quasi 28 anni, ho dovuto insieme alla mia famiglia abbandonare la città lasciando tutto, non abbiamo potuto portare  niente”. Ha gli occhi lucidi si domanda: “Perché tutto questo silenzio da parte dell’Occidente, in primis degli Stati Uniti d’America?”. Continua dicendo “Tutto questo è per colpa del  Premier  iracheno Nuri Al Malki, che è al governo del 2006, ma non è stato capace di  difendere i suoi cittadini dagli attacchi terroristici, cosa possiamo aspettarci da questo governo, che dalla caduta di Saddam non abbiamo luce, l’acqua potabile e  la disoccupazione giovanile è alla stelle?”.

La regione del Kurdistan in questo momento ha un confine lungo 1100 chilometri e con i terroristi di (Isil), per questo motivo, è in continuo stato di allerta. Due giorni fa sono stati attaccati i due villaggi curdi di Shangal e Zumar da parte dei terroristi , che hanno ucciso e costretto 15000 persone alla fuga sulle montagne. Tra questi moltissimi bambini che sono morti di fame e di sete, e non solo sono: state rapite 500 donne. Gli abitanti di questi due villaggi sono prevalentemente curdi Yazedi (nome di un gruppo di popolazioni ordinate a tribù, di origine e di lingua curda e con religione propria): detti comunemente adoratori del diavolo. Il loro nucleo principale è ora nella regione di Mossul, a Shaikhān, dove è il centro della religione yazidica e cioè il santuario dedicato allo Shaikh ‛Adī, e nel Gebel Singiār a 160 km circa a est di Mossul. Ma grazie ai valorosi Peshmerga sono riusciti a liberare i due villaggi e respingere gli attacchi dei  terroristici.

Per la prima volta i Curdi nella regione del Kurdistan non hanno potuto festeggiare come sempre la festa di fine di Ramadan per mancanza dello stipendio. Infatti, come è previsto della  nuova costituzione, la regione del Kurdistan avrebbe dovuto ricevere del governo centrale di Baghdad il 17% del budget (20 mila miliardi di dinari, circa 17 miliardi di dollari) ma il governo di Maliki  dal mese di febbraio ha tagliato e non è intenzionato ad ottemperare il proprio dovere, mettendo così in crisi intere famiglie, in quanto la loro unica entrata è lo stipendio per andare avanti e mettendo in crisi anche il governo regionale Curdo (KRG), che non riesce ad affrontare dal punto di vista di assistenzialistico i profughi: solo in una settimana sono arrivati più di 7mila profughi cristiani provenienti sia da Mosul sia dalla capitale Baghdad. Unica zona che possa garantire la sicurezza ai cristiani è la zona curda in Kurdistan. I curdi non hanno mai avuto problemi con i Cristiani  e hanno sempre convissuto in armonia e fratellanza.

 

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