lunedì, Ottobre 25

Equo compenso Siae, nuova tassa ingiusta field_506ffb1d3dbe2

0

tablet smart

All’interno della Legge di Stabilità che sta per essere approvata dal Parlamento c’è un nuovo balzello che non colpirà fortemente le tasche degli italiani ma che da tutte le associazioni dei consumatori e di categoria viene considerata ingiusto e iniquo: si tratta del cosiddetto equo compenso Siae. Questa tassa consiste in un corrispettivo più alto da pagare al momento dell’acquisto di un supporto che abbia la possibilità di violare il diritto d’autore, quindi viene pagata su tutti i supporti che possono creare delle copie come gli smartphone, i pc, le penne usb, i tablet, e più in generale ad ogni mezzo che potrebbe creare delle copie non autorizzate. Per la Siae non andrebbe considerata una tassa ma un legittimo contributo di rimborso per le copie scaricate illegalmente da Internet e che i dispositivi di archiviazione permettono di far proliferare. La questione è che anche chi compra musica legalmente sul web pagherà ugualmente, come chi non fa altro che scaricare in maniera illegale.

Inoltre non si tratta di un provvedimento che cerca di risolvere il problema della pirateria, anzi cerca di aggirarlo in modo da incassare a prescindere. Il ricalcolo del contributo per l’equo compenso presente nel testo dell’emendamento proposto dalla Siae è stato individuato tenendo conto della media europea ma fino ad un certo punto. Infatti non sono stati inseriti anche i paesi europei che non prevedono l’equo compenso, come la Gran Bretagna e la Spagna, ma solo quei paesi che lo utilizzano come Francia e Germania.

Abbiamo cercato di capire meglio la questione con il presidente di Altroconsumo Paolo Martinello.

 

Voi siete tra i più grandi oppositori all’equo compenso, tanto da lanciare subito una petizione online che ha raggiunto quasi 10mila firme. Per quali ragioni siete contrari?

Abbiamo sempre avuto delle riserve sul meccanismo dell’equo compenso. L’abbiamo sempre considerato un modo indiscriminato di colpire tutti i consumatori, sia quelli che acquistano in modo legale che quelli che lo fanno in modo illegale. È un po’ come se al momento dell’acquisto di un’ auto il cliente dovesse pagare di più perché i vigili urbani sanno che prima o poi supererà il limite di velocità o commetterà delle altre infrazioni. Sarebbe ingiusto perché c’è chi rispetta i limiti e chi no e non si può multare tutti in maniera indistinta. L’equo compenso è un modo approssimativo e scorretto di tassare dei supporti solo per le loro caratteristiche di archiviazione e colpisce anche chi acquista tutto in maniera legale. Inoltre quei fondi vanno sempre a privilegiare gli autori più famosi, con una forma di distribuzione ingiusta quindi sarebbe da modificare tutto l’iter.

Si dice che la stessa Siae abbia scritto l’emendamento calcolando a modo suo l’equo compenso e l’adeguamento alla media europea…

Sicuramente non sono state coinvolte le associazioni dei consumatori e neanche quelle dei produttori di tecnologie. La mancanza principale è stata quella di non creare un tavolo di discussione sulla questione ma di imporre da un giorno all’altro un nuovo balzello che andrà a colpire in maniera indistinta tutti i consumatori. Come noi stessi abbiamo evidenziato la media calcolata dalla Siae è errata perché non tiene conto dei paesi in cui l’equo compenso non c’è mai stato o è stato abolito. Quindi la media risulta ovviamente più alta. Dalla Siae dicono di aver calcolato solo gli stati che utilizzano questa forma di compensazione perché nei paesi che non lo fanno esistono delle pene e un perseguimento del reato molto più duro. Questo è totalmente falso perché anche in Italia è reato produrre delle copie non autorizzate di un’opera sottoposta al diritto d’autore. Volendo essere puntigliosi quindi andrebbe ricalcolato ma come le dicevo per noi l’errore è a monte e andrebbe ridiscussa l’intera questione.

Come si sta muovendo l’Europa sulla questione ed esiste una bozza di legislazione comune?

Esistono paesi dove l’equo compenso non esiste come in Gran Bretagna, Lussemburgo, Cipro e Irlanda o paesi che ne adottano uno maggiore dell’Italia come la Germania e la Francia. Se passasse la legge probabilmente potremmo essere il paese con il compenso più alto ma questo dipenderà dai numeri definitivi. In generale l’Europa riconosce l’equo compenso ma ha tentato più volte di riformarlo per renderlo meno iniquo senza tuttavia riuscirci. C’è un trend che va verso l’abbassamento o l’eliminazione della tassa, così come ha fatto la Spagna.

Per quel che riguarda i numeri si è parlato di aumenti addirittura del 500%. Sulla base del testo che circola quali sono delle cifre realistiche?

In totale dovrebbe triplicare. Secondo il nostro esperto in materia Marco Pierani si passerà dagli attuali 80 milioni di euro a più di 200, si potrebbe arrivare addirittura intorno ai 210 ma tutto dipenderà dal testo finale. Per andare un po’ più sul concreto gli smartphone passerebbero dagli attuali 0,90 a 5,20 euro in più, i tablet da 1,90 a 5,20 e i computer da 1,90 a 6 euro. Per i singoli articoli ci potrebbe essere un aumento del 500% ma in totale la somma destinata alla Siae sarà quasi triplicata. L’equo compenso poteva avere un senso negli anni passati quando si facevano le copie con la musicassetta, i cd e i dvd vergini ma con l’avvento delle opere e dei negozi digitali diventa totalmente ingiusta perché anche chi acquista la musica dai negozi online autorizzati non è giusto che paghi una tassa del genere. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->