venerdì, Settembre 24

Equity Crowdfunding: galeotta fu la rete

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Quando più persone, che identifichiamo come folla (crowd), conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere utilizzando siti internet, piattaforme o portali e ricevendo talvolta in cambio una ricompensa, ci troviamo di fronte a un fenomeno chiamato crowdfunding. Si parla invece di equity based crowdfunding quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la ricompensa per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa. In parole povere si tratta di un canale di accesso al credito alternativo alle banche.

Per l’equity crowdfunding, in Italia, secondo un approfondimento di Sociale.it, nel corso del 2015 sono state finanziate 7 società per complessivi 1,747 milioni di euro su 6 piattaforme di cui peraltro 3 attive solo a partire dall’autunno. Nel 2014 erano state finanziate 4 società per 1,307 milioni da 3 piattaforme. Gli investitori sono passati da 134 nel 2014 a 252 nel 2015, ciascuno dei quali ha investito in media circa 7.000 euro (9.750 nel 2014). Tuttavia i numeri sono più bassi rispetto al resto d’Europa, probabilmente per i limiti imposti dal regolamento Consob.

Abbiamo chiesto a Tommaso D’Onofrio, amministratore delegato di Assiteca Crowd srl, di fare un po’ di chiarezza su questo fenomeno, già consolidato in Paesi come il Regno Unito e gli Usa e che in Italia ha attirato da qualche tempo l’attenzione dei media e degli esperti del settore.

 

Come è disciplinato l’equity crowdfunding nello Stivale ?

L’Italia è stato il primo Paese al mondo ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa all’equity crowdfunding. Alcune norme introdotte dal decreto legge n.179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012 n. 221) recante ‘Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese’ (noto anche come ‘Decreto crescita bis’) hanno definito l’equity crowdfunding come uno strumento che può favorire lo sviluppo delle start-up innovative attraverso regole e modalità di finanziamento in grado di sfruttare le potenzialità di internet. Il decreto ha delegato alla Consob il compito di disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un ambiente affidabile in grado, cioè, di creare fiducia negli investitori. La Consob ha adottato il nuovo regolamento il 26 giugno 2013, oggi in fase di revisione.

Esiste una differenza tra l’equity crowdfunding in Italia e nel resto d’Europa?

Molti Paesi stanno gradualmente approcciando ad una nuova regolamentazione in materia. In particolare, in Francia, Spagna e Regno Unito tale attività è stata oggetto di specifica attenzione da parte del legislatore. All’interno dell’European Crowdfunding Stakeholder Forum (ECSF), tavolo di esperti della Commissione Europea di cui faccio parte, stiamo lavorando alle operazioni transnazionali, che possano, attraverso una omogeneizzazione delle rispettive regolamentazioni, condurre alla nascita di un mercato europeo. Recentemente è stato coniato a livello internazionale il termine crowd-investment (adottato anche nel titolo del mio recente manuale sul tema) al fine di inquadrare maggiormente tale fenomeno nell’ambito della finanza alternativa.

Cosa sono i portali di equity crowdfunding?

Si tratta di piattaforme autorizzate e vigilate dalla Consob che facilitano la raccolta del capitale di rischio delle start-up innovative e pmi innovative.

Che caratteristiche hanno le start up innovative?

Sono società di capitali (spa, srl o cooperative) italiane, da poco operative, impegnate in settori innovativi e tecnologici o a vocazione sociale. Il ‘decreto crescita bis’ stabilisce i requisiti che tali società devono possedere e dispone diverse semplificazioni normative per favorirne la diffusione e lo sviluppo. Recentemente l’Investment compact ha esteso lo strumento dell’equity crowdfunding anche alle pmi innovative.

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