martedì, Settembre 21

ENSO, il ritorno del niño cattivo Gli effetti climatici in Perù, nel Pacifico orientale e nel mondo

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Viviamo in un mondo teoricamente globalizzato, ma che all’atto pratico non vuole esserlo veramente. Basti pensare alla burocrazia alla quale ogni migrante sulla terra è sottoposto o ai mass media spesso contenitori di notizie fritte e rifritte.

Ma se c’è una cosa, che non possiamo dire che non sia valida per tutti – che non sia globale – questa è il clima. E nella storia dell’uomo le variazioni climatiche, il freddo e il caldo, la pioggia e la neve, hanno sempre avuto un’importanza vitale. Oggi siamo ancora dipendenti da tali cambiamenti e lo saremo per molti anni ancora, almeno fino a quando una società alleata e globalizzata veramente non arriverà a gestire e a prevenire gli eventi climatici che ogni anno fanno migliaia di morti in tutto il mondo e che dal 1970 al 2012 hanno provocato un totale di 2 milioni di vittime secondo il World Metereological Organization.

Lo sanno bene gli statunitensi, che basano la loro economia e un terzo del PBI nazionale sulle analisi e sulle decisioni dell’agenzia climatica NOAA. Dovrò usare l’ombrello oggi? Posso inviare la nave da carico? Quante azioni si venderanno all’arrivo del prossimo uragano? Una collaborazione tra governo, le università e il settore privato che investono in ricerca: posizionamento di satelliti e servizi informativi, uffici per la ricerca atmosferica e oceanica (Atlantico e Pacifico). In questi ultimi due mesi, Stati Uniti, Canada e altri paesi della costa pacifica da sud a nord si stanno preoccupando molto per ENSO (in inglese El Niño and The Southern Oscillation).

Lo conosciamo come fenomeno del Niño e in Perù potrebbe fare molti danni all’economia e costituire un grande pericolo per le persone. Il Niño è una fluttuazione periodica della temperatura della superficie marina e una variazione della pressione atmosferica intorno alla linea equatoriale dell’Oceano Pacifico. Per indicarne la variazione negli anni, si utilizza l’indicatore SOI (Southern Oscillation Index) che si trova nella differenza tra due pressioni barometriche in due punti geografici distinti: la pressione misurata a Thaiti (Polinesia francesa) e quella calcolata a Darwin (Australia). A condizioni normali, i venti soffiano da est (Americhe), spingono le masse nuvolose verso ovest (Australia) e le correnti marine seguono la stessa direzione, dato che le correnti calde superficiali permettono il ricambio con quelle fredde più profonde. Quando si produce il Niño, l’ultima volta fu nel 1997, le correnti calde marine generano uno spessore che impedisce il ricircolo e le masse nuvolose si concentrano verso la costa pacifica delle Americhe e i venti si fanno più deboli. Il fenomeno (come si nota dalla figura) si concentra sul continente Latinoamericano e il Perù, insieme a Ecuador, Colombia e Cile, è interessato direttamente dal fenomeno. L’aumento delle precipitazioni influisce sul livello del mare e quest’ultimo è un ottimo indicatore della presenza del Niño, mentre la diminuzione del livello dell’oceano, preannuncia l’arrivo della Niña, la sorella dal carattere freddino, proprio all’opposto del fratello minore.

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L’ultimo record di temperature elevate nell’Oceano Pacifico orientale si registrò nel 1997. Ma il fenomeno non sarebbe un effetto dovuto all’inaccortezza dell’attività umana degli ultimi due secoli, dato che già negli anni ’70, William Quinny e la sua equipe di scienziati, individuò la presenza del Niño già nel secolo XVI (Quinn, 1987). Si sono registrati nel corso dei secoli varie apparizioni del fenomeno: nel 1578, nel 1721, nel 1828, tra il 1877 e il 1878, nel 1891, tra il 1925 e il 1926, tra il 1982 e il 1983, e tra il 1997 e il 1998.

Da dove nasce il nome El Niño? Con lo sviluppo dell’industria della pesca peruviana negli anni ’60, nacque l’interesse scientifico per il fenomeno che i pescatori peruviani chiamavano El Niño, cioè l’aumento della temperatura superficiale del mare della costa peruviana, fenomeno che faceva la sua comparsa vicino a Natale (da qui il nome, riferendosi a Gesù Bambino). L’anno nel quale il fenomeno del Niño ebbe un maggior impatto a livello umano in diverse aree del pianeta, fu nel 1878. Il Perù sarà interessato dal fenomeno del Niño soprattutto nella costa nord del paese, dove si generano piogge torrenziali. La foresta amazzonica non subirà effetti particolari, mentre le Ande del nord vedranno un aumento dei fenomeni piovosi nei mesi estivi di gennaio, febbraio e marzo. E gli effetti di questo evento climatico si estenderanno a tutto il 2016. I dati per il paese sarebbero allarmanti. Il Comitato Multisettoriale stima che ci saranno circa 1 milione di persone che soffriranno direttamente gli effetti del Niño, mentre circa 225.000 abitazioni saranno distrutte o danneggiate dalle piogge e dalle alluvioni. Fino ad oggi (27 agosto) gli effetti sono simili a quelli del 1997: aumento della temperatura del mare e temperature a terra superiori alla media stagionale. Le regioni più toccate dal fenomeno del Niño saranno quelle del nord, come Tumbes, dove cadranno piogge intense e si geneneranno inondazioni. Naturalmente gli effetti dell’aumento della temperatura influiranno sull’ecosistema marino con la drastica riduzione delle acciughe e del ‘letterino capoccione’. Anche Lima, Ica e Tacna subiranno le conseguenze di questa variazione climatica dagli effetti disastrosi. Sono stati stanziati circa 200 milioni di soles (circa 62 milioni di dollari) dal Ministero dell’Agricoltura per mitigare le conseguenze del Niño nel nord del paese.

 

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