sabato, Settembre 25

Enrico Letta: “Il mio futuro è l’Europa”

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Il mio futuro è l’Europa. Così Enrico Letta, ex Capo del Governo, inaugurando oggi l’Anno Accademico 2014/2015 dell’Università del Molise, a Campobasso. Dopo l’intervento del Rettore dell’Unimol, Gianmaria Palmieri, e la Lectio Magistralis del professor Enzo Di Nuoscio, Direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione, è stato Letta, ospite designato per quest’anno a prendere la parola. Si è focalizzato sull’Europa e le prospettive dell’Unione Europea.

Il Presidente defenestrato ha fatto un ironico, ma evidente, riferimento a se stesso ed alle sue vicende citando Winston Churchill: “Il suicidio politico è la peggior forma di suicidio. Sei costretto a vederne le conseguenze”. Letta, da quando ha dovuto abbandonare la guida dell’Esecutivo , ha raramente fatto accenni alla vicenda che lo ha visto protagonista con Matteo Renzi. Ha voluto in questa sede avanzare una proposta: “L’Europa ha stanziato 300 miliardi per incentivare l’economia. Propongo e lavorerò in questa direzione, perche buona parte di questi vadano a ricerca, cultura e territorio e chiederò che quel formidabile strumento di acculturamento dei giovani e legame europeo che è l’Erasmus venga esteso anche agli studenti medi”.

Letta ha anche voluto citare positivamente Romano Prodi, assieme a lui uno dei possibili successori di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, ribadendo, di fatto, il legame con l’altro ex Presidente del Consiglio, a dissipare ogni possibile equivoco, che nei fatti non c’è mai stato, su una rivalità per la massima carica istituzionale del Paese.

Infine, una esplicita allusione a Matteo Renzi quando, subito prima di concludere, ha detto che “criticare l’Europa sulla burocrazia, lasciamolo fare agli svedesi. Noi non abbiamo titoli in questo campo, anzi”. Nelle scorse settimane il Presidente del Consiglio italiano, e Presidente di turno del Consiglio Europeo, aveva attaccato il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, tirando in ballo proprio la burocrazia dell’Unione.

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