sabato, Aprile 10

Energia pulita: la pezza è peggio del buco?

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terracuore

E girano le pale. Per anni siamo stati bombardati dall’ansia degli ambientalisti che ci hanno ossessionato con il fatto che il pianeta si sta ammalando, Gaia non è più gaia, c’è un buco nell’ozono, l’aria è inquinata, l’acqua è inquinata, la terra è inquinata, e presto scompariremo tutti insieme con i Panda, le foche monache, le linci pardine e i rinoceronti di Giava.

Ricordo fin da quando ero piccola, e ho all’incirca 40 anni, il panico per la foresta Amazzonica che scompare, il deserto che si mangia la terra, il livello del mare che sale, i ghiacciai del polo che si sciolgono, il petrolio che presto finirà e l’incubo di dover tornare al calesse. Oppure una totale glaciazione. Ricordo gli scienziati pazzi che inventavano macchine che si muovevano con l’energia solare, e sembravano stregoni delle tribù africane.

Poi, la svolta. Sono arrivati loro, i guru verdi che ci hanno parlato dell’energia pulita, un sogno, una speranza. Il sole, il vento, l’acqua potevano essere nostri amici, francescanamente fratelli: da loro avremmo potuto trarre quel che ci serve per vivere nel Duemila. Finalmente, che sollevo. Certo, ci sarebbero voluti anni, per convincerci tutti a passare al green‘, soprattutto i cattivi delle multinazionali del petrolio e delle automobili a benzina, ma per salvare noi, la terra, i panda, l’Amazzonia, e mettere una pezza al buco del cielo, sì, si poteva fare. Sono cresciuta così: con l’idea che un giorno sarebbe successo e che gran sollievo non dover pensare di vivere sottoterra insieme con gli scarafaggi, dopo la distruzione del pianeta, the day after tomorrow.

Lieto fine? Ma no. Ora che il sogno sta diventando realtà, qualcosa si mette di traverso nell’ingranaggio. Due notizie di questi giorni fanno perdere ogni speranza. I pali eolici, per esempio. Sì va bene, non sono belli da vedere. Certo, può essere che la malavita abbia fiutato l’affare e ci abbia anche messo su le mani. Ma è il sogno di anni: si prende energia dalla tramontana. Però. Le pale girano, e gli uccelli muoiono, ci informa la Lipu. È accaduto infatti che un raro esemplare di nibbio reale sia andato a incastrarsi nell’impianto di Bisaccia (Avellino), diventando come ragù. Secondo la Lipu le pale eoliche stanno facendo «strage di biodiversità uccidendo rapaci e cicogne, oltre a compromettere ampie porzioni di territorio e di paesaggio italiano». Dice Claudio Celada, direttore Conservazione natura dell’associazione: «Lo sviluppo del settore eolico è avvenuto con modalità distorte che hanno causato scempi di territorio e danni alla natura, dalla Puglia al Molise, dalla Campania e dalla Basilicata fino alla Calabria e alle isole. Gli impianti andavano realizzati solo in aree già degradate e lontano dalle rotte migratorie e dalle zone di forte presenza degli uccelli». Per il Presidente della Lipu, Fulvio Mamone Capria, «occorre cambiare subito le regole, fermando come primo passo le aste 2014 e i loro lucrosi incentivi di durata ventennale che finiranno per ricoprire ulteriori pezzi d’Italia di inutili pale eoliche, dirottando responsabilmente queste risorse verso efficienza, risparmio e trasporti pubblici». Cioé: niente pale, attaccatevi al tram. Che poi, anche qui, non è che la situazione migliori. Mollate la macchina e muovetevi sulle rotaie, ci dicono. Però se si tocca una montagna per far passare i binari, apriti cielo. E penso ai cantieri della Tav.

Vabbè. Le pale non girano. Restano i famosi pannelli solari, no? L’amico sole ci aiuterà. Nel business si è buttato perfino Google, che in California al confine con il Nevada, nel deserto del Mojave, ha piazzato su 13 chilometri quadrati 173mila e 500 specchi parabolici doppi per assorbire energia solare. La centrale potrà dare energia a 140 mila persone. Bello? Tutti d’accordo? Eggià. Subito gli ambientalisti sono intervenuti. La zona è un paradiso per le tartarughe e per molti uccelli migratori, che rischiano di finire grigliati. Anche le tribù indiane, ci si sono messe: in quelle terre pascolano gli spiriti. E quindi? Siamo punto e a capo.

Chi ha ragione, dunque: gli ambientalisti che vogliono l’energia pulita o gli ambientalisti che se ne lamentano? In questo paradossale Kramer contro Kramer non si sa più a chi dar retta. Perché certo, ci sono gli ambientalisti talebani, come quelli che se la prendono con Peppa pig o che difendono i topi di fogna perché son pur sempre animali, ma quelli li individui e lo capisci, che esagerano. Ma qui tra pali e uccelli, tra pannelli e tartarughe, tra foreste e deserti, in questo gioco della torre, chi dobbiamo salvare?

 

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