lunedì, Settembre 27

Energia pulita e occupazione

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rinnovabili

L’Italia sta vivendo un periodo drammatico per il lavoro. Dall’inizio della crisi del 2008, nel nostro Paese hanno chiuso i battenti oltre 120mila imprese e un milione e 200mila persone hanno perso il posto. Si tratta di una vera e propria ‘bomba sociale’ pronta ad esplodere se non si prendono immediatamente provvedimenti seri.

I governi Monti e Letta, in piena emergenza occupazione e recessione economica non sono riusciti ad invertire la tendenza. Nel mese di maggio il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 13,6 per cento, record assoluto dal 1977. L’esecutivo Renzi, in carica da cento giorni, ha lanciato in grande stile il “Jobs act” per cercare di arginare tale emorragia. Nei giorni scorsi la Confindustria ha lanciato l’ennesimo grido d’allarme, ‘implorando’ al governo di fare al più presto le riforme per sbloccare tale situazione di empasse. Anche l’Europa auspica per l’Italia la riforma del mercato del lavoro, delle infrastrutture e della burocrazia. Una cosa di cui pochi parlano è come creare posti di lavoro incentivando un settore strategico come quello della cosiddetta ‘energia pulita’. Con scelte lungimiranti si può arrivare nel 2020 con 250mila nuovi occupati nelle energie pulite (in Germania sono 400mila) e a 600mila nel comparto dell’efficienza e della riqualificazione in edilizia. Lo rileva il rapporto “Comuni Rinnovabili 2014” di Legambiente, sottolineando che i risultati prodotti da solare, eolico, biomasse, idroelettrico in Italia “vanno compresi in tutta la loro portata”.

In questi anni, rileva lo studio, si sono ridotte la produzione da impianti termoelettrici, i più inquinanti, le importazioni dall’estero per le fonti fossili, le emissioni di anidride carbonica. Nel 2013 si è ridotto ancora il prezzo unitario nazionale dell’energia alla borsa elettrica, e non solo per via della contrazione della domanda dovuta alla crisi, ma anche per la concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Le potenzialità per continuare in questa direzione, creando anche vantaggi per le bollette di famiglie e imprese, sono oggi rilevantissime. Ma serve una politica che accompagni le diverse tecnologie che producono energia pulita verso la prospettiva, sempre più vicina, della ‘grid parity’ rispetto all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche. Per questo «a Governo e Autorità per l’energia chiediamo di aprire la strada all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili – parla Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente – Oggi è infatti possibile ridurre significativamente la spesa energetica di famiglie e imprese, attraverso impianti da fonti rinnovabili e efficienti che utilizzano in modo innovativo le reti elettriche e di teleriscaldamento. Nei Comuni rinnovabili che raccontiamo nel Rapporto, da Primiero a Prato allo Stelvio, sono cooperative e aziende locali a gestire le reti energetiche e gli impianti, vendendo l’energia agli utenti, con risultati significativi nelle bollette. E’ questa direzione di cambiamento che occorre rendere possibile in tutta Italia». Su questa strada uno studio dell’Università Bocconi di Milano. Ecco qualche numero. Investendo almeno cento miliardi di euro nell’arco di 12 anni nel settore delle energie pulite, si possono creare oltre 200mila nuovi posti di lavoro.

Anche dalla riqualificazione energetica si possono creare nuove opportunità di lavoro. E la parola d’ordine è ‘Occupazione e sviluppo economico’, ovvero  è l’ora della ‘white economy’. A dirlo sono gli analisti di Avvenia (www.avvenia.com), il ‘braccio bianco’ delle imprese italiane, secondo cui la ‘white economy’, il ramo dell’economia relativo alla riqualificazione energetica, consentirà di creare nei prossimi cinque anni decine di migliaia di di nuovi posti di lavoro in Italia. In alcuni Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Regno Unito e Danimarca, lo Stato è intervenuto con un’importante politica di incentivi per chi rende più moderna ed ecologica la propria azienda. Così, grazie all’implementazione del sistema dei ‘Titoli di Efficienza Energetica’, conosciuti più comunemente come ‘certificati bianchi’, lo Stato ha reso esponenzialmente più vantaggiosi gli interventi volti a un uso razionale dell’energia. Il sistema dei ‘Titoli di Efficienza Energetica’ prevede che i distributori di energia raggiungano annualmente determinati obiettivi di risparmio. Le aziende distributrici di energia elettrica e gas possono assolvere a questo obbligo realizzando progetti di miglioramento energetico oppure acquistando i ‘Titoli di Efficienza Energetica’ da altri. «Attraverso l’applicazione di metodologie innovative, Avvenia è già riuscita ad ottenere una riduzione delle emissioni di origine industriale di oltre 1,5 milioni di tonnellate di Co2» spiega Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia. «Ma l’aspetto più importante è quello di aver messo a sistema un modello in grado di coinvolgere tutti i protagonisti dei principali settori dell’industria».

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