martedì, Maggio 11

Energia nucleare nel South Australia? Si torna a discutere di nucleare nel Paese, partendo dalla parte meridionale

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Sydney – Calata la preoccupazione per il disastro di Fukushima del 2011, l’Australia torna a parlare di nucleare, cominciando dal South Australia. Da circa un anno, infatti, un gruppo di imprenditori supportati da alcune lobby ha riaperto il dibattito circa l’utilizzo dell’energia nucleare nel Paese, concentrando i primi sforzi nello Stato avente per capitale Adelaide.

Il South Australia (SA), è uno Stato dell’Australia centro-meridionale, con 1,65 milioni di abitanti su un territorio di poco meno di 1 milione di chilometri quadrati, circa tre volte la superficie dell’Italia. Il territorio è prevalentemente arido e semi-desertico, nonostante la parte costiera, maggiormente urbanizzata, sia caratterizzata da un clima più mite e da una morfologia più collinare, che permette allo Stato di vantare oltre la metà della nota produzione viti-vinicola australiana. L’economia del South Australia riflette tali differenze, basandosi prevalentemente sulla produzione di carne, cereali, lana, vino, pesca e sui servizi, risultando in una caratterizzazione sociale del tutto particolare dei suoi abitanti.

I recenti eventi che hanno visto la fine della produzione automobilistica australiana (Holden, Ford Australia e Toyota Australia), gradualmente spostata in Paesi con minor costo del lavoro come la Corea del Sud, hanno fortemente danneggiato il settore manifatturiero dello Stato, al punto da creare punte di disoccupazione e malcontenti raramente riscontrabili nel passato.

Una parziale soluzione, come spesso accade in Australia, potrebbe essere rappresentata da un ulteriore sfruttamento delle abbondanti risorse naturali del Paese. L’Australia è, infatti, il maggiore produttore al mondo di bauxite, alluminio e opali, il secondo al mondo di nichel, oro e zinco, il terzo di uranio, ferro, diamanti e gas naturale, il quarto di carbone ed uno dei maggiori produttori delle altre risorse maggiormente usate nei processi industriali. Proprio l’enorme quantità di uranio a disposizione del Paese  -circa il 31% di tutti i depositi di uranio al mondo sono in Australia, la quale ne è anche il terzo maggiore esportatore- è alla base delle diverse proposte di sfruttamento dell’energia nucleare nel South Australia, attraverso quella che risulta chiaramente essere un’imponente operazione atta a promuovere questo rinnovato dibattito.

Sono infatti molti i personaggi di spicco impegnati a favore dell’utilizzo del nucleare nello Stato australiano, a cominciare dal Contrammiraglio Kevin Scarce, figura di grande peso nel South Australia. Scarce, alto ufficiale della marina australiana, è stato Governatore dello Stato dall’Agosto del 2007 all’Agosto 2014, mentre attualmente ricopre la carica di sedicesimo Rettore dell’Università di Adelaide, frequentemente elencata tra i 100 migliori atenei del mondo. Forte del proprio peso nel South Australia, Scarce ha esternato frequentemente quelli che, a parer suo, sarebbero i vantaggi dell’utilizzo del nucleare nello Stato: «Non capirò mai per quale motivo non abbiamo pensato all’energia nucleare in maniera più sistematica. Abbiamo più del 30% di tutte le risorse di uranio del pianeta e questa industria dà lavoro ad oltre 1.200 australiani, eppure il suo contributo al PIL nazionale resta minimo».

Un’altra nuova opinione favorevole all’utilizzo del nucleare in Australia viene da Robert ‘Bob’ John Day, senatore del South Australia e membro del partito ultra-conservatore Family First. Durante un’audizione al Senato federale di qualche giorno fa, il senatore Day ha aperto il dibattito circa l’utilizzo di una nuova classe di sottomarini nucleari, al fine di sostituire gradualmente i 6 attuali sottomarini classe-Collins australiani, costruiti tra il 1990 ed il 2003. Il progetto, chiaramente supportato dai servizi di intelligence della Difesa australiana, prevede la costruzione di 6 sottomarini nucleari di nuova generazione e di altri 6 sottomarini a propulsione diesel-elettrica: «Considerata la maggiore autonomia, velocità e capacità dei sottomarini nucleari, e tenendo conto del fatto che molti degli altri Paesi del G-20 possiedono da tempo tali mezzi, per quale motivo il governo federale non ha commissionato uno studio sulla fattibilità per i sottomarini nucleari? Sappiamo tutti come la nostra flotta rappresenti un elemento essenziale per la nostra posizione di dominio regionale».

Considerata la natura del dibattito, era inevitabile che anche grandi aziende e gruppi di pressione prendessero parte alla discussione. Tra i maggiori enti coinvolti con posizione favorevole, sono presenti la Business SA, grande azienda che chiede al Governo di ‘farsi in là’ e non ostacolare il dibattito sul nucleare nel South Australia. Oggi la legislazione dello Stato prevede l’impossibilità legale di attuare tale tipo di progetto, motivo per il quale la posizione del direttore dell’ente, Nigel McBride, è netta: «Ciò di cui abbiamo bisogno dal Governo, è che quest’ultimo si levi di mezzo».

Un ulteriore ente favorevole da tempo all’utilizzo della fissione nucleare è la SACOME (South Australian Chamber of Mines and Energy), la quale, per mezzo del direttore Jason Kuchel, ha spesso elogiato l’utilità di reattori nucleari modulari di piccole dimensioni per il South Australia. La stessa SACOME ha poi commissionato un sondaggio nel South Australia, da cui è emerso che il 48% dei partecipanti è favorevole al dibattito sull’utilizzo del nucleare nel proprio Stato, a fronte del 33% di contrari.

Un elemento che è importante notare con attenzione, a questo punto, è la generale non contrarietà del Governo di coalizione conservatore, guidato dal Primo Ministro Tony Abbott, a tale tipo di dibattito. Nonostante, infatti, l’Esecutivo sia nettamente in favore del massiccio utilizzo di carbone e gas naturale nel Paese  -la cui abbondanza ha sempre reso superflua l’opzione nucleare in Australia- vi sono state prese di posizione moderatamente favorevoli all’interno della maggioranza. Lo stesso Abbott ha infatti dichiarato: «Non ho alcuna obiezione di tipo teologico all’utilizzo dell’energia nucleare. E’ una parte importante della produzione di energia di molti grandi Paesi, e sta tornando ad essere utilizzata anche in Giappone dopo il disastro di Fukushima. L’Australia non è nella posizione di avere bisogno del nucleare, grazie alle nostre grandi riserve di carbone e di gas naturale, ma non c’è dubbio che il nucleare aiuterebbe a ridurre le emissioni di Co2». Anche il Ministro degli Esteri australiano, Julie Bishop, si è dichiarata favorevole alla discussione di tale progetto: «La fissione nucleare sarebbe un modo semplice e piuttosto ovvio per ridurre le nostre emissioni di gas serra». E’ importante precisare, tuttavia, che il governo ha escluso la possibilità della presenza di sussidi governativi ad ogni progetto che coinvolga l’utilizzo dell’energia nucleare in Australia.

Se, ad ogni modo, sono tante le voci favorevoli a tale tipo di progetto, altrettanto numerose sono le voci di coloro che sono contrari, a cominciare dai Greens, la terza forza politica del Paese, da sempre fortemente contraria all’utilizzo del nucleare come fonte di energia. Voci di protesta arrivano tuttavia anche da altre forze in campo, come nel caso del portavoce agli affari esteri dell’opposizione, Tanya Plibersek: «Non credo proprio che questa sarebbe una soluzione fattibile per l’Australia. Intanto sappiamo che si tratta di un’opzione estremamente dispendiosa. Occorre molto tempo per poter ottenere benefici dall’energia nucleare e molti Paesi che ne hanno storicamente fatto utilizzo, come Germania e Giappone, stanno lentamente facendo passi indietro». Dello stesso parere è il senatore laburista Jenny Macklin: «Non solo è un qualcosa di assolutamente non necessario all’Australia, ma sarei grato al Ministro Julie Bishop se spiegasse agli australiani dove ha intenzione di far costruire le centrali nucleari».

Lo scenario, come era lecito aspettarsi, è multiforme e complesso. Sono diversi i benefici che l’Australia potrebbe trarre dallo sfruttamento dell’energia nucleare proveniente da centrali di nuova generazione, primo fra tutti l’abbassamento delle colossali emissioni di gas serra australiani, oltre all’evidente indotto occupazionale di tale progetto. Un ulteriore fattore da tenere in considerazione è quello della pressoché assoluta stabilità del territorio australiano, in cui sono del tutto assenti fenomeni sismici e, nelle aree meridionali del Paese, fenomeni atmosferici come i cicloni. I contro, d’altra parte, sono principalmente rappresentati dall’intrinseco fattore di rischio del processo di fissione nucleare, in cui anche il minimo elemento imprevisto è potenzialmente catastrofico. Un ulteriore segnale negativo della potenziale energia nucleare australiana, inoltre, è da cercarsi nella manifesta difficoltà di uno dei Paesi più prosperi ed evoluti al mondo nell’impegnarsi seriamente nell’industria delle energie rinnovabili, oggi decisamente più efficace che in passato e rincorsa con eccezionale vigore anche dal maggiore partner economico del Paese, la Cina.

Non resta dunque che attendere gli sviluppi della discussione in corso nel South Australia e vedere che tipo di influenza questa possa avere nel resto del Paese. Il dibattito è aperto.

 

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