giovedì, Dicembre 2

Energia, i problemi che permangono

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Ma già nel 2016, la Francia avrebbe pianificato di spegnere 21 reattori su 58 per ‘problemi di sicurezza’, in seguito alla scoperta di alcuni difetti di progettazione e all´obsolescenza dei reattori stessi, i quali hanno ormai raggiunto la loro età per il decomissioning, ci spiega Daniele Vettorato, responsabile del gruppo di ricerca presso l’Istituto per le energie rinnovabili; “questo ha determinato un immediato aumento di prezzo dell´energia elettrica (anche in Italia che acquista elettricità dalla Francia) e ha spostato rapidamente l´interesse verso investimenti in fonti energetiche rinnovabili, anche in Francia, che potrebbe secondo alcune stime arrivare ad essere 100% rinnovabile entro il 2060”, continua.

Fuori dall’Europa, invece, il Giappone ha già riavviato 5 reattori nucleari e ha intenzione di riavviarne altri 20, quindi lo stesso Paese che ha subito direttamente l’incidente considera il nucleare una fonte non eliminabile.

Vettorato ritiene che, ad oggi, con la tecnologia attuale, la fissione, l’energia nucleare è un grande problema perché risulta essere molto rischiosa e molto costosa dal punto di vista ambientale e sociale, “ipotecando le generazioni future rispetto alla produzione di scorie che vanno stoccate e gestite per migliaia di anni i siti adeguati, andando perfettamente contro il concetto stesso di sostenibilità”.

Un’alternativa alla fissione però c’è ed è la fusione nucleare.

Iter, il più grande rettore sperimentale a fusione, è un progetto di carattere internazionale, a cui partecipa e converge quasi tutta la comunità scientifica e tecnologica del mondo. ITER secondo le ultime stime entrerà in funzione nel 2025 ed a regime nel 2035.

Il suo obiettivo non è la produzione netta di energia, ma il controllo della reazione. Pertanto ITER aiuterà sicuramente a fare un passo in avanti, ma non rivoluzionerà la produzione energetica. Inoltre, la ricerca non è ancora completa. C’è ancora molto, molto, da fare in termini sia di ricerca, che di sviluppo tecnologico.

E l’Italia, da questo punto di vista, ha un ruolo non da poco, dato che è italiano il primo magnete e “sta anche realizzando, e realizzerà, 7 settori del reattore, cioè del recipiente che andrà a contenere il plasma caldissimo che sostiene il sistema fusione. Gli altri due, invece, saranno coreani”, ci dice Ricotti.

La fusione di due nuclei di Idrogeno per formare un nucleo di Elio è la più diffusa fonte di energia dell’Universo poiché alimenta tutte le stelle. “Riproducendo sulla Terra un processo simile, verrebbe liberata una quantità di energia pari a 8 tonnellate di petrolio per ogni grammo di combustibile”.

Secondo Zollino, una tale prospettiva è estremamente attraente per la generazione di energia elettrica, perché “il combustibile è disponibile sulla Terra in quantità praticamente illimitata, è diffuso ed economico; durante l’esercizio di una centrale a Fusione non vi sono emissioni di CO2, né di altri inquinanti atmosferici; tutte le fasi operative sono a sicurezza intrinseca e la reazione non dà luogo a prodotti radioattivi a lunga vita”. Occorre, tuttavia, attendere ancora un po’ per avere i primi risultati dell’esperimento internazionale e “alla fine dovremmo anche vedere i costi di questa tecnologia, comparata, naturalmente, con i costi delle altre, dovremmo capire in quali Nazioni si può sviluppare una filiera del genere. È una tecnologia molto complicata quindi non credo che tutte le Nazioni possano dotarsi di macchine così complesse”, ci dice Ricotti. Una cosa è certa. La fusione sarà maggiormente compatibile con le tematiche ambientali e “ben venga la ricerca perché ci consente di proseguire delle conoscenze di sviluppo tecnologico, di aprire nuove filiere”, conclude.

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