lunedì, Giugno 27

Energia ed acqua: il futuro dell’Africa

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L’African Utility Week è stata creata per incontrare i bisogni di un audience di partecipanti esperti. E non è cosa da poco. Alla conferenza annuale, quest’anno hanno partecipato personaggi influenti, motivati e portatori di nuove idee. Tra gli intervenuti alla conferenza, anche Brian Molefe in una delle prime apparizioni da quando l’Eskom, la compagnia sudafricana energetica, ha annunciato la scorsa settimana che sarebbe tornato al ruolo di amministratore delegato, dopo che solo tre mesi fa decise di assumere l’incarico di deputato dopo essere stato coinvolto in uno scandalo di corruzione. Ad intervenire in una sessione sullo sviluppo del nucleare è stato anche Anthonie Cilliers, esperto di ingegneria nucleare alla North West University. «Probabilmente l’energia nucleare è stata mal rappresentata da molti perché non incontra vari interessi ma è la fonte di energia più sicura di tutte; è pulita e fornisce la più stabile forma di elettricità disponibile ad oggi», ha esposto. «Sfortunatamente ha dei costi enormi che la rendono difficilmente appetibile per gli investitori privati. Comunque, quando sarà impiegata, risponderà a tutti i nostri bisogni energetici».

Nel giorno di apertura il tema è stato «Just do it! (or live in the dark forever)» ovvero farlo ora o mai più, focalizzandosi sugli accordi per raggiungere traguardi. Andrew Herscowitz, coordinatore per Power Africa, un’iniziatica del Governo statunitense, ha fornito una prospettiva importante dicendo che «basta fare accordi, non occorre che questi siano perfetti». «Correte più veloce che potete anche se questo significherà fare qualche errore; lalternativa sarà vivere per sempre nell’ombra». James Stewart, capo dei maggiori progetti globali nei settori di energia ed acqua per KPMG UK ha suggerito che c’è un solo modo per far sì che le cose si muovano e cioè fare accordi semplificati. «La giusta via è iniziare a costruire un’attività stabile», ha detto alla conferenza.

L’amministratore delegato del General Electrics SubSaharan Africa Energy Connections Business, Lazarus Angbazo, concorde con il messaggio di Stewart ha aggiunto «ognuno dovrebbe mettersi più in gioco». «L’Africa ha le risorse ed il mercato e c’è già stata una grande opportunità per i Governi africani e per le imprese per essere più innovative e creative». Alla fine del suo intervento ha precisato con un avvertimento che «se non realizziamo questo, qualcun altro troverà il modo di farlo». «Molte elezioni di oggi in Africa sono proprio per dei referendum sulla disponibilità delle energie». Questo ha incentivato una riflessione sull’opportunità di un rapido cambiamento che coinvolga anche la legislazione per costruire qualcosa di significativo per il continente, un qualcosa che per troppi anni i Governi dei vari Paesi non sono stati in grado di apportare.

Il nuovo ministro dell’Energia sudafricano, Mnamoloko Kubayi, altro relatore, ha affrontato un altro tema importante per lo sviluppo delle fonti energetiche fondamentali in Africa, tracciando le linee guida su quelli che sono i piani di sviluppo sul gas naturale in Sudafrica. Tra i tanti temi spicca anche quello della distribuzione dell’acqua, uno dei focus dell’evento. Una fortissima crisi idrica sta colpendo proprio Città del Capo che sta affrontando la peggiore siccità degli ultimi 100 anni. Quasi senz’acqua, questo ha denunciato il nuovo ministro. Il livello di restrizione per l’utilizzo dell’acqua è stato innalzato nuovamente, ma i livelli delle riserve idriche continuano a scendere a causa dell’assenza di piogge anche adesso che è iniziata la stagione invernale. Il dibattito in merito è sentito come più che urgente e riguarda i modi per assicurare che ognuno abbia la possibilità di servirsi di acqua in futuro.

Altro argomento affrontato è stato quello dei marchi africani. «Gli africani devono essere orgogliosi dei propri brand e delle aziende locali e fare tutto ciò che possono per migliorare l’immagine e la reputazione di questi marchi» ha detto Thebe Ikalafeng fondatore del Brand Leadership Group. «I marchi che tutti gli africani ammirano sono stranieri. Come possiamo trasformare questo continente se continuiamo a favorire e promuovere brand di altre Nazioni?». Ikalafeng ha continuato evidenziato che la rivista ‘Forbes’ ha citato tra le più innovative compagnie africane Safaricom ed il Nation Media Group nel Kenya, Nandosn e MTN nel Sudafrica, Econet nello Zimbawe. Le compagnie del continente avrebbero bisogno di aumentare ulteriormente il loro successo; in che modo? Ikalefeng lo ha spiegato parlando di Starbucks e di altre catene simili. «I marchi sono tutto. Una tazza di caffè senza brand costa solitamente 1.25 dollari, mentre il prezzo di una tazza di caffè da Starbucks arriva a costare 3.25 dollari. Starbucks va in Etiopia, compra il caffè a 20 centesimi, va in America, ‘ci schiaffa’ sopra il logo, lo riporta in Africa e quello costerà 3.25 dollari anche lì. E vedrete gli africani mettersi in fila per una tazza di quel caffè», ha rimarcato.

L’Africa ha tutte le carte in regola per lanciare efficacemente i propri brand e per rapportarsi, quindi, in maniera diversa con i consumatori. «I servizi pubblici sono la linfa vitale dell’economia. Promuovere i brand è un modo importante per costruire il nostro continente». Occorre anche che l’Africa si adoperi per eliminare la noncuranza e la scarsità nei servizi pubblici. «Siamo sfortunati in questo continente per il fatto che la maggior parte delle forniture sono di proprietà statale», ha continuato Ikalefeng. «Tanti cittadini hanno abbandonato il loro lavoro per aiutare i Governi a farvi fronte. Ma gli africani non accetteranno più la mediocrità. LAfrica è il futuro. Siamo patriottici! Il nostro lavoro è amare la nostra terra e il nostro continente. Conformiamoci ai nostri valori e teniamo fede alle nostre promesse».

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