martedì, Aprile 13

Eneide di Krypton, il mito di uno spettacolo 40

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Eneide di Krypton foto

Nel 1983, mentre debutta Eneide di Krypton, esce in Francia un saggio di Jean-François Lyotard, Le Différend.  In apparenza si tratta di un’opera minore, in realtà in esso vengono analizzati i fondamenti del giudizio estetico e del giudizio politico. Prendendo spunto dalla polemica negazionista, il volume si concentra su quei fattori che tra loro confliggono senza che si dia mai la possibilità di conciliarli. Perché non è applicabile alcun criterio comune di valutazione e perché i linguaggi delle parti in causa suonano infinitamente differenti, dando luogo a discorsi inintelligibili. 

Quattro anni dopo l’uscita de La condition post-moderne, in piena crisi delle teorie, il filosofo cercava di edificare un pensiero all’altezza della post-modernità, della  raffigurazione del suo essere e del suo esprimersi. L’esperienza mi ha insegnato che nulla coincide, nei campi della filosofia e delle arti, e che i concetti prendono forma nel medesimo tempo delle rappresentazioni. Questo fu il significato, trent’anni fa, dell’impresa di Krypton. Non già e non soltanto l’annunciato manifesto della nuova spettacolarità che pure, nella poetica visiva di Giancarlo Cauteruccio, inverava l’annullamento delle funzioni dell’attore, il suo mutarsi in corpo scenico e il suo svanire, infine, nel silenzio della parola mancata. Di più e ben oltre, l’essenza contemporanea di quell’atto virgiliano marcava la sua origine da un’intuizione assai più alta, e cioè che attraverso la luminosa rappresentazione di una umanità epica sarebbe stata realizzabile la fusione di due nozioni culturalmente inconciliabili (différend): del mito greco e del rito romano, ovvero di ciò che stava nella forma del racconto e di quel che veniva narrato grazie al gesto ripetuto dell’eroe.

E questa lettura profonda forse mi ha aiutato a comprendere le ragioni di un culto che per trent’anni ha accompagnato Eneide di Krypton, tanto nella pienezza di chi “fu presente”, quanto nel vuoto di chi “fu assente”. Altrimenti il titolo di post-modernità che l’opera conseguirà sin da subito, sarebbe ancor oggi legato a vaghe coincidenze concettuali: di tempi storici e artistici, di massime e minime estetiche, di non luoghi e non detti. E invece Eneide di Krypton vale molto più di un classico, in tutta la sua virtù di essere rimasta contemporanea a ogni giorno in cui ne abbiamo atteso il ritorno, che avrà luogo stasera al Teatro Studio di Scandicci. Un evento clamoroso, che riunirà in coproduzione Krypton, Liftiba e Beau Geste, insieme nel riproporre un’opera che, a suo tempo, aveva meritato il giudizio assai lusinghiero di Mel Gussow, per trentacinque anni critico di punta del “New York Times”, scomparso nel 2005 e già nel 2008 inserito nell’American Theater Hall of Fame. Per l’occasione, Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi e Francesco Magnelli si esibiranno in un’azione fisica e strumentale a cui darà voce lo stesso Cauteruccio. «Sarà un concerto-teatro – spiega il regista – durante il quale la memoria verrà proiettata in avanti. Da un lato verranno indagati nuovi territori musicali, dall’altro non verrà tradita l’esperienza percettiva degli spettatori, il loro ricordo. Invenzione, creazione, ritmo, rumore. I miti del passato e del presente, insieme, diventeranno la parola e il racconto di una storia antica, ancora capace di narrare il viaggio, l’approdo, l’amore, la violenza, la guerra».

Insomma, la parabola artistica di Giancarlo Cauteruccio è stata fortemente segnata dalla sua Eneide. Giovanissimo, egli era approdato a Firenze per seguire studi di architettura, ogni richiamo creativo dissuadendolo dal terminarli. Di genìa cosentina, egli si sentiva allo stesso tempo legato alla terra d’origine e allontanato da essa, il che sarà condizione di un esilio mentale ancor prima che fisico. A ciò andava aggiunto il particolare che Cauteruccio recasse con sé un bagaglio visionario di tale potenza da farne quasi subito un protagonista della cosiddetta seconda avanguardia teatrale italiana, imponendo la propria poetica, basata sul rapporto tra arte e tecnologia nonché sulla mutazione del paesaggio urbano. Dalla fondazione del gruppo Krypton insieme a Pina Izzi sono ormai trascorsi tre decenni, lungo i quali il teatro italiano di regia ha conosciuto fasi di splendore e di crisi. Il periodo beckettiano di Cauteruccio marcherà ad esempio una fase di ripensamento profondo riguardo alle nozioni di apparenza e di nascondimento insite nell’atto del rappresentare. Ma tutto torna, nell’esperienza di un artista, tanto che Franco Cordelli, dopo aver assistito al recente Crash Trōades del regista, commenterà sulle pagine del “Corriere della Sera”: “Tornando alle sue stesse origini, alla sua Eneide coi laser, Cauteruccio ci dà un altro capolavoro, o almeno lo sfiora.” E così, celebrare un evento come Eneide di Krypton, che ha fatto la storia del nostro teatro contemporaneo, riavvalora tutto quel che a esso è seguito, in anni in cui lo spettacolo dal vivo non ha mai smesso di pagare costi altissimi nei confronti di una politica culturale di sostanziale disinteresse, salvo esercizi di lacrimazione postuma e tardiva.

“Rimani vicino al lido… che siano altri ad andare in alto mare.”… Il monito virgiliano, se rivolto ad artisti come Giancarlo Cauteruccio, non ha mai funzionato, per quanto alla lettera esso sia stato applicato al sistema della cultura italiana e alle sue piccole prebende.     

 

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